C’è una mostra in Slovenia dove L’urlo di Munch si può scomporre in più parti, dove La grande onda di Hokusai ha una superficie tridimensionale da esplorare con le mani e dove diciassette artisti contemporanei hanno reinterpretato il proprio linguaggio per comunicare attraverso il senso del tatto: “Tactile Gallery. Art Beyond the Visible”. La mostra, curata da David Kožuh e ospitata al Mercator Center di Nova Gorica, è un’esperienza inclusiva che richiama visitatori da tutta Europa e potrà essere visitata fino al 31 dicembre 2026.
Prima galleria tattile del Paese è nata dalla collaborazione tra Goriški muzej, Associazione dei Ciechi e degli Ipovedenti di Nova Gorica e KUD Artes. Il progetto, che ha mosso i primi passi nel 2023, si è ispirato alle migliori pratiche internazionali nella progettazione di mostre tattili, ma la collaborazione più significativa è stata quella con i nostri Musei Omero di Ancona e Anteros di Bologna.
Le iniziative di fruizione ed educazione all’arte contemporanea basate sull’esperienza sensoriale sono ancora poche. Art Beyond the Visible si distingue perché le opere contemporanee sono state concepite fin dall’inizio per essere esplorate attraverso il tatto e non adattate per la mostra. Le esigenze dei visitatori con disabilità visiva o cognitiva sono state poste al centro dell’intero progetto espositivo. Gli stessi artisti hanno arricchito il proprio linguaggio espressivo, grazie allo scambio diretto con persone cieche e ipovedenti.

IMMAGINE “The Emerging World” – Tea Curk Sorta, 2024, Body boundaries – Lara Steffe, 2024, Listen to yourself – Boštjan Drinovec, 2024, L’ego – Ph. Diana Cicognini
Oggi si parla spesso di accessibilità e inclusività; ma le soluzioni messe in campo rispondono alle reali esigenze delle persone per cui sono create? Non sempre e non ovunque.
Art Beyond the Visible è ospitata in una location inusuale: il Mercator Center di Nova Gorica – un centro commerciale di 20.000 m² di superficie, che dispone di più ingressi, ampi spazi privi di barriere architettoniche e servizi facilmente raggiungibili anche in sedia a rotelle – ma è nel progetto espositivo che si misura la vera ambizione della mostra.
Si distingue innanzitutto per l’allestimento, creato applicando le più avanzate teorie e tecnologie nel campo dell’accessibilità, con l’obiettivo di accogliere un pubblico ampio. Durante l’esperienza si riconoscono molte delle regole base dell’Universal Design; appena entrati, però, la natura inclusiva della mostra non è immediatamente riconoscibile.
Peter Rot, specialista nell’educazione di persone cieche e ipovedenti, mi ha spiegato il motivo:
“I musei spesso pensano che, per rendere una mostra accessibile alle persone con disabilità visiva, sia sufficiente aggiungere etichette in Braille o percorsi tattili sul pavimento. La realtà è che molte persone che perdono la vista in età adulta non imparano mai il Braille e se ricoprissimo il pavimento della mostra con linee tattili, si trasformerebbe in un labirinto confuso, rendendo impossibile orientarsi e vivere l’esperienza in autonomia.”
Scompaiono gli strumenti che siamo abituati ad associare ad una mostra per persone con disabilità visiva e le scelte tecnologiche all’avanguardia del curatore sono perfettamente integrate nel percorso. Un’audio descrizione attenta e coinvolgente arricchisce l’esperienza mentre si esplorano le opere d’arte con il tatto. Tecniche innovative, come la sonificazione, trasformano il messaggio di un artista o il percorso di una mostra in un paesaggio acustico, non verbale, che consente alle persone con disabilità visiva di vivere l’esperienza in autonomia.

IMMAGINE “The Emerging World” – Nika Šimac 2024 The Dance between day and night – Primož Pugelj 202, Immersion – Ph Diana Cicognini
Le opere, quindi, possono essere toccate, guardate, ascoltate e per chi vuole saperne di più ci sono diverse soluzioni: un’App trilingue intuitiva scaricabile o fruibile tramite un dispositivo portatile (Penny Talks) messo a disposizione su richiesta, oppure il QR code e le didascalie in Braille, che integrano e non sostituiscono i pannelli informativi.
I contenuti sono prodotti con attenzione e rispetto delle esigenze di chi ha meno strumenti per comprenderli: un linguaggio semplice, caratteri e numeri di grandi dimensioni, testi ad alto contrasto per garantire la leggibilità, grafica semplice ed essenziale e, infine, un catalogo pensato secondo il principio del “less is more” evitando l’eccessiva concentrazione e la sovrapposizione di testi e immagini.
Il progetto, infine, tiene conto del fatto che per i visitatori con disabilità visiva, esplorare una mostra è un’esperienza lenta e immersiva. Ogni opera richiede tempo per essere realmente percepita. Il curatore ha, quindi, deciso di limitare il numero delle opere esposte, offrendo a tutti la possibilità di approfondire ogni singolo oggetto e di tornare per completare il percorso.

Tactile Gallery Art Beyond the Visible 1 – Ph. Diana Cicognini
“The Existing World” è la prima sezione che ripercorre la storia dell’arte dall’Antica Grecia al Novecento attraverso alcuni capolavori iconici, con alcune opere esposte in rotazione. Le riproduzioni di opere originali sono affiancate da importanti prestiti provenienti da istituzioni all’avanguardia nella trasposizione di opere d’arte, architetture, oggetti di design e manufatti di diversa natura in esperienze tattili. La grafica è forse il linguaggio artistico più difficile da tradurre, ma in questa mostra si sperimenta con materiali nuovi e l’effetto finale è sorprendente. Tra le opere merita una menzione speciale la riproduzione tridimensionale del Nodo di Salomone dalla Basilica di Aquileia, realizzata con la Fondazione “Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia” e il Gruppo Mosaicisti di Ravenna. Il mosaico smette di essere un reperto da osservare a distanza e diventa oggetto da toccare, consentendo ai visitatori di percepirne scala, struttura e forma.
La seconda sezione, “The Emerging World”, è il risultato di un dialogo vero, non mediato, tra persone con disabilità visiva e i diciassette artisti contemporanei, provenienti da contesti e percorsi differenti, che hanno accettato la sfida di creare opere tattili: Roberto Cantarutti, Tea Curk Sorta, Alfred De Locatelli, Boštjan Drinovec, Arianna Gasperina, Giulia Iacolutti, Boštjan Kavčič, Damjan Komel, Damijan Kracina, Peter Mignozzi, Bruno Paladin, Primož Pugelj, Zora Stančič, Lara Steffe, Nika Šimac, Jože Šubic, Boris Zaplatil. In mostra vedrete opere fedeli allo stile, alle tecniche e ai materiali che rappresentano la firma di questi artisti, ma al tempo stesso diverse, pensate per essere percepite con le mani prima ancora che con gli occhi. Gli artisti, infatti, sono stati coinvolti in sessioni formative e laboratori per entrare nella vita quotidiana delle persone con disabilità visiva, sperimentando in prima persona fisicamente ed emotivamente il modo in cui percepiscono e interpretano la realtà e l’arte. Gli artisti si sono trovati a guardare le proprie opere “attraverso gli occhi” di un pubblico molto esigente e con un immaginario ben definito. Il confronto ha cambiato entrambi in una fusione di percezioni.

Tactile Gallery Art Beyond the Visible 2 – Ph. Diana Cicognini
Parte della collezione esposta è oggi proprietà del Goriški muzej. Quest’anno è stata arricchita nella prima sezione con nuove opere, per completare il percorso cronologico della storia dell’arte presentato all’inaugurazione della mostra nell’ambito di GO! 2025 Capitale Europea della Cultura.
Il vero valore di questa mostra? Si può leggere nelle parole di chi l’arte la tocca, due persone speciali che ho conosciuto durante questa esperienza.
Mirella Gavioli, Presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Mantova, mi ha fatto notare ciò che ancora manca nel sistema museale italiano: professionisti adeguatamente formati; personale attento che accompagni nell’esperienza le persone con disabilità non autonome; attenzione alla leggibilità delle opere d’arte.
“Art Beyond the Visible ha curato la disposizione delle opere nello spazio e in relazione alla fisicità di chi le fruisce. I dipinti sono stati collocati su tavoli leggermente inclinati e dotati di sedute, permettendo ai visitatori di esplorarli comodamente. Le etichette in Braille delle opere esposte a parete sono posizionate all’altezza delle spalle e con una lieve inclinazione. Troppo spesso, invece, il posizionamento delle opere e delle didascalie è poco funzionale, troppo in basso o completamente in verticale, rendendo la lettura tattile impossibile. Sono dettagli che cambiano radicalmente l’esperienza del visitatore.”
Monica Rusinov, Presidente dell’Associazione “Ciechi per caso” di Gorizia, mi ha raccontato invece, la sua opera preferita: Childhood Games di Zdenko Kalin.
“Al tatto, le forme delle due figure che sembrano danzare in cerchio trasmettono una sensazione di movimento leggero e armonioso. L’opera è intuitiva e vitale: si percepiscono la gioia del gioco, la spontaneità del gesto, la libertà dell’infanzia. Nelle curve e negli intrecci delle figure riaffiorano ricordi lontani: risate, mani che si stringono, il semplice piacere di muoversi insieme. È una scultura che, attraverso il tatto, restituisce la leggerezza e la meraviglia dei primi giochi della vita.”
IMMAGINE Childhood Games di Zdenko Kalin – Ph. Diana Cicognini


