Venerdì 11 luglio 2025, nel comune di San Martino di Tor (BZ), sarà inaugurata a Colfosco l’installazione permanente “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, in occasione della settima edizione della biennale SMACH. Curata da Sandro Orlandi Stagl e Phil Mer, con il sostegno della Fondazione Pistoletto – Cittadellarte, ARTantide Gallery, Impianti Colfosco, Stiftung Südtiroler Sparkasse e gli enti pubblici Altoatesini, l’opera si estende su un prato offerto dalla famiglia Mersa ai piedi del Sassolungo (massiccio del Sella), utilizzando il legno di abeti abbattuti in conseguenza della tempesta Vaia. Una scelta che conferisce all’opera autorità materiale e radicamento ecologico nel paesaggio dolomitico.
Il “Terzo Paradiso” è un segno grafico costituito da tre cerchi concatenati che richiamano il simbolo matematico dell’infinito, reinterpretato secondo l’immaginario di Pistoletto. I due cerchi esterni rappresentano rispettivamente la condizione naturale (“Primo Paradiso”) e quella artificiale (“Secondo Paradiso”), mentre il cerchio centrale rappresenta il “nuovo umanesimo” e la possibilità di sintesi generativa tra questi due poli. Questa forma semplice, visivamente leggera e altamente evocativa, occupa uno spazio di 52×24 metri in modo discreto ma piano, pensato per integrarsi con la topografia e la rete di percorsi escursionistici, ciclabili e sciistici della Val Badia.
Il progetto si presenta come manifestazione materiale di un pensiero. Non si tratta di un semplice monumento, ma di una «infrastruttura culturale e pedagogica»: un luogo-icona capace di produrre senso, promuovere pratiche di rigenerazione e stimolare l’adozione di uno sguardo sistemico sulla sostenibilità. Nel suo manifesto, Pistoletto propone la figura del “giardiniere del pianeta”: un invito esplicito a farsi attori di cura e responsabilità nell’abitare il mondo.
Da un punto di vista estetico, l’opera si distingue per la contemporaneità discreta e la semplicità comunicativa. Il segno del Terzo Paradiso si staglia contro il cielo alpino come una presenza silenziosa eppure potente. L’uso del legno di recupero è un gesto simbolico evidente: richiama la traccia di un evento perturbatore – la tempesta Vaia del 2018 – e ne rovescia la narrazione, trasformando la caduta in un nuovo inizio. Il dialogo tra la forma geometrica e l’ambiente naturale incarna in modo efficace l’idea di equilibrio dinamico, senza presunzione o imposizione visiva.
Tuttavia, il progetto pone alcune criticità critiche da considerare. In una geografia visiva ormai segnata dalla proliferazione di segni simbolici nell’ambito della land art, del public art e delle installazioni ambientali, la potenza evocativa della forma del Terzo Paradiso rischia di affievolirsi entro pratiche già consolidate di uso del simbolo come codice globale. Il rischio è che, senza una strategia narrativa non solo visiva ma anche dialogica (per esempio attraverso attività educative, workshop o visite guidate strutturate), l’opera resti un oggetto paesaggistico affascinante ma autoreferenziale.
In secondo luogo, l’analogia mitologica tra paradiso naturale, artificiale e sintesi non comunica di per sé una visione concreta di azione. La trasformazione simbolica necessita spesso di accompagnamento discorsivo per diventare esperienza condivisa e trasformazione sociale. In questo senso, la sua efficacia dipenderà in buona parte da quanto sarà in grado di generare riflessione attiva e di mobilitare le comunità locali e i visitatori verso pratiche reali e quotidiane di sostenibilità, cura ambientale e responsabilità civica.
Infine, la dimensione temporale dell’opera – permanente solo nella materialità, ma dinamica nei significati – apre una domanda sul suo “futuro di cura”. Chi sarà il giardiniere del segno? Chi ne garantirà la manutenzione visiva, il dialogo pubblicamente attivo e la rilettura nel tempo? La risposta a queste domande definirà se il Terzo Paradiso diventerà un monumento effimero o un catalizzatore permanente di energia collettiva.


