Il legame con il soggetto nelle opere d’arte: la parola agli artisti

Tre giovani artisti italiani contemporanei spiegano il profondo e intimo rapporto che si instaura tra loro e le opere d’arte create.

Quanto incide sull’esperienza artistica il rapporto con il soggetto da parte dell’artista? Dove sono i limiti, se ci sono?

In concomitanza con l’uscita in tutte le sale italiane del film “La Pittrice e il Ladro” abbiamo chiesto a tre artisti italiani qual è il rapporto che instaurano con le loro opere d’arte.

Un incontro, uno sguardo, un evento possono incidere fortemente nella vita delle persone, nella nostra vita. E’ quello che accade nel docu-film “La Pittrice e il Ladro” di Benjamin Ree che narra la storia della nascita di una bizzarra amicizia fra unartista norvegese e il ladro tossicodipendente che l’ha derubata delle sue opere.

Il film è vincitore del premio speciale della giuria al Sundance Film Festival 2020 e miglior film documentario al London Film Festival 2020.

Per leggere la recensione completa: https://www.artuu.it/la-pittrice-e-il-ladro-recensione-del-film/ 

Fino al 4 novembre è possibile vedere il film grazie all’impegno di Wanted Cinema in moltissimi cinema italiani, ma abbiamo voluto mostrarlo in anteprima a tre artisti italiani che hanno risposto alla domanda: 

Quanto incide sull’esperienza artistica il rapporto con il soggetto da parte dell’artista?

A rispondere sono stati Romina Bassu, Paolo Treni e Andrea Crespi: si tratta di tre artisti molto differenti tra di loro, la cui pratica gioca su molteplici livelli, in grado di creare un rapporto unico con le proprie opere d’arte.

ROMINA BASSU

In questo film il rapporto inusuale tra la Kysilkova e Karl, il ladro che le sottrae due opere, fa riflettere sulla dinamica emotiva e psicologica che si può instaurare tra l’artista e la sua musa, un rapporto simbiotico e penetrante. Non saprei dire se ci sono dei limiti, credo che sia complesso da definire.

Quello che un soggetto trasmette all’artista ha molto a che fare con una traccia di rivelazione inconscia, questo fattore nascosto incide sulla tenacia che l’artista deve acquisire per codificarlo.

Dipingo molto spesso con modelle, e mi è successo di scorgere una parte di me attraverso un loro sguardo o una specifica espressione. Questo gioco di doppi evidenzia come lo scambio tra artista e soggetto ritratto sia spesso reciproco: entrambe le parti hanno bisogno dell’altra per vedersi.

Paragonerei il mio processo creativo all’identificazione di una donna che entra nell’esistenza di un’altra donna.

Quando scelgo di fare un ritratto scelgo una rappresentazione di me stessa da mostrare al mondo, in pratica prendo in prestito un volto per descrivere la mia identità.

ANDREA CRESPI

Dipende da che tipo di connessione ho instaurato con il soggetto della mia opera.

Una conoscenza profonda mi permette di rappresentare degli aspetti che altrimenti non avrei potuto esprimere. Anche il “non rapporto” mi offre una chiave di analisi completamente diversa ma non meno interessante. 

Non credo ci siano limiti, credo che sia estremamente soggettiva la scelta del rapporto che si vuole creare. 

Con ogni soggetto posso avere un diverso legame e questo per me non è un limite, ma un’opportunità espressiva che offre ancora più sfumature.

PAOLO TRENI

La visione di questo film mi ha riportato alla mente una citazione di Eliot, poi parafrasata e attribuita a Picasso: “Gli artisti buoni copiano, i grandi artisti rubano”.

Nel teatro di Lecoq dal quale provengo, tale concetto è usato trasversalmente per evidenziare la capacità dei “grandi” di cogliere l’essenza della personalità che si ha di fronte e restituirla al pubblico attraverso la propria arte, qualunque essa sia: dalla recitazione alla scenografia, dalla pittura alla  scultura,  passando per la musica e la poesia… 

Una delle chiavi fondamentali che rende possibile tale magia è l’empatia che si stabilisce fra il soggetto rappresentato e chi lo va ad interpretare. 

Nella mia esperienza artistica, grazie alla visita delle installazioni site specific di Robert Irwin e James Turrel a Villa Panza di Biumo, ho scoperto il valore fondamentale dell’interazione con il committente. In questo senso la percezione della “luce” della persona, della sua energia, diviene parte integrante del processo creativo e mi stimola ad immaginare forme e colori coerenti sia con l’animo sia con l’ambiente in cui vive il collezionista. Ciò spesso lo porta ad identificarsi con l’opera astratta che creo e a considerarla una sorta di ritratto architettonico-ambientale, che stimola la sua voglia di esistere ed immaginare.

Se queste opere sono in grado di sprigionare un’energia pulsante che si accende a contatto con il microclima luminoso dello spazio in cui vengono posizionate ( andando oltre l’esperienza estetica e l’eleganza formale), ciò avviene perché sono il frutto di un incontro con il committente, di un’interazione con il suo mondo; a cui segue una mia successiva fase di elaborazione che porta alla trasposizione pittorica dell’impressione che mi ha lasciato. 

Come per l’interpretazione di un personaggio, nel mio caso, il rapporto con il soggetto richiede il limite della giusta distanza, che lasci il tempo di sedimentare e rielaborare in senso visivo tutte le emozioni percepite.

Biografia Romina Bassu

Nasce a Roma nel 1982, dove vive e lavora. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti della Capitale e la Facultad de Bellas Artes di Siviglia. 

Da anni porta avanti la sua ricerca basata sulla rappresentazione della donna che alberga nell’immaginario collettivo, uno stereotipo culturale che è stato, nella storia, il risultato di uno sguardo esclusivamente maschile. Imperniata su tale tematica, la poetica della Bassu ci pone di fronte agli alter ego delle sue protagoniste in una dimensione che oscilla tra humour e tensione psicologica. 

Tra le mostre più recenti si segnalano: Ciò che vedi. Nuova figurazione in Italia, Galleria Civica di Trento – MART, 2020; My Blueberry Night II, Club GAMeC, Ex Ateneo, Bergamo, 2019; The Female Line, Smac Gallery, Cape Town, 2019; Monday Blues (solo show), Studio SALES di Norberto Ruggeri, Roma, 2019; 19esimo Premio Cairo, Palazzo Reale, Milano, 2018; Pop Art in Italia. Ieri, oggi, domani, Galleria Paola Verrengia, Salerno, 2018; Male gaze (solo show), Studio SALES di Norberto Ruggeri, Roma, 2017; Promises (solo show), Galleria Marcolini, Forlì, 2017; Art For Art’s Sake Guidi, 2017, Kühlhaus di Kreuzberg, Berlin. 

Biografia Andrea Crespi

Laureato in design del prodotto industriale presso l’Istituto Europeo di Design di Milano (IED), ha focalizzato la sua carriera sulla comunicazione e le arti visive. 

Andrea Crespi è un artista visivo il cui lavoro si sviluppa nella continua indagine di diversi media e temi tra cui l’illusione ottica, la trasformazione sociale, la rivoluzione digitale, concretizzandosi nell’interpretazione dei cambiamenti culturali contemporanei che lo vedono spesso coinvolto in diverse iniziative di beneficenza e solidarietà.

La ricerca di Crespi individua nell’arte uno strumento di percezione e analisi della verità attraverso una ricerca della bellezza, che talvolta si manifesta in un ritratto intimo, personale ed erotico di essa.

Biografia Paolo Treni

Paolo Treni (Desenzano, 1981), vive e lavora tra Brescia, Milano e Berlino. La sua ricerca applica alla scenografia il metodo di analisi del movimento di Jacques Lecoq, esplorando il ruolo della luce nella nostra percezione dei colori e dello spazio. Quando dipinge, fonde lo sguardo del corpo nella gestualità del disegno, rielaborando in digitale l’antica arte Suminagashi. Poi, combinando tecnologia e artigianalità, usa il laser CNC come un micro pennello e trasferisce le sue immagini oniriche su plexiglas.

Nell’era dell’intelligenza artificiale, Treni sente il bisogno di riaffermare le origini intuitive dei processi creativi umani. Nella sua ultima produzione si concentra sulla capacità delle sue creazioni in plexiglas di proiettare i corrispondenti Simulacri in presenza della luce solare. É così che nascono le Sunlight Performances (https://vimeo.com/567425661), ovvero performance filmate in cui i riflessi (proiettati sulle pareti attraverso il movimento dell’opera a tempo di musica), raccontano nuove storie, fatte di luce e poesia. Dipingere con la luce per Treni significa rendere visibile una sinfonia, mostrando la connessione emotiva fra la musica, il suo atto creativo e il significato che attribuiamo alle immagini.

Nel 2017 riceve il Premio Montal/Arte per la capacità di coniugare ricerca estetica, arte e poesia. Nel 2018 Ivan Quaroni cura Simulacra, prima mostra pubblica alla Fortezza Firmafede, Sarzana (Sp).  Dal 2019 collabora con Luisa Catucci Gallery (Berlino) per “Another Multiverse”, duo-show con Boris Eldagsen, Positions Berlin Art Fair 2020 e “Signs”, duo show con la scultrice AnneCecile Surga. 

Nel 2018 l’opera Deep Blue è entrata a far parte della collezione permanente del Museo del Parco di Portofino (video su https://vimeo.com/386090362)

Cover Photo Credits: Time out, 2020, acrilio su tela, cm 40×50. Courtesy Studio SALES di Norberto Ruggeri, Roma.

- Artuu crede in -

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Il legame con il soggetto nelle opere d’arte: la parola agli artisti

Tre giovani artisti italiani contemporanei spiegano il profondo e intimo rapporto che si instaura tra loro e le opere d’arte create.

Quanto incide sull’esperienza artistica il rapporto con il soggetto da parte dell’artista? Dove sono i limiti, se ci sono?

In concomitanza con l’uscita in tutte le sale italiane del film “La Pittrice e il Ladro” abbiamo chiesto a tre artisti italiani qual è il rapporto che instaurano con le loro opere d’arte.

Un incontro, uno sguardo, un evento possono incidere fortemente nella vita delle persone, nella nostra vita. E’ quello che accade nel docu-film “La Pittrice e il Ladro” di Benjamin Ree che narra la storia della nascita di una bizzarra amicizia fra unartista norvegese e il ladro tossicodipendente che l’ha derubata delle sue opere.

Il film è vincitore del premio speciale della giuria al Sundance Film Festival 2020 e miglior film documentario al London Film Festival 2020.

Per leggere la recensione completa: https://www.artuu.it/la-pittrice-e-il-ladro-recensione-del-film/ 

Fino al 4 novembre è possibile vedere il film grazie all’impegno di Wanted Cinema in moltissimi cinema italiani, ma abbiamo voluto mostrarlo in anteprima a tre artisti italiani che hanno risposto alla domanda: 

Quanto incide sull’esperienza artistica il rapporto con il soggetto da parte dell’artista?

A rispondere sono stati Romina Bassu, Paolo Treni e Andrea Crespi: si tratta di tre artisti molto differenti tra di loro, la cui pratica gioca su molteplici livelli, in grado di creare un rapporto unico con le proprie opere d’arte.

ROMINA BASSU

In questo film il rapporto inusuale tra la Kysilkova e Karl, il ladro che le sottrae due opere, fa riflettere sulla dinamica emotiva e psicologica che si può instaurare tra l’artista e la sua musa, un rapporto simbiotico e penetrante. Non saprei dire se ci sono dei limiti, credo che sia complesso da definire.

Quello che un soggetto trasmette all’artista ha molto a che fare con una traccia di rivelazione inconscia, questo fattore nascosto incide sulla tenacia che l’artista deve acquisire per codificarlo.

Dipingo molto spesso con modelle, e mi è successo di scorgere una parte di me attraverso un loro sguardo o una specifica espressione. Questo gioco di doppi evidenzia come lo scambio tra artista e soggetto ritratto sia spesso reciproco: entrambe le parti hanno bisogno dell’altra per vedersi.

Paragonerei il mio processo creativo all’identificazione di una donna che entra nell’esistenza di un’altra donna.

Quando scelgo di fare un ritratto scelgo una rappresentazione di me stessa da mostrare al mondo, in pratica prendo in prestito un volto per descrivere la mia identità.

ANDREA CRESPI

Dipende da che tipo di connessione ho instaurato con il soggetto della mia opera.

Una conoscenza profonda mi permette di rappresentare degli aspetti che altrimenti non avrei potuto esprimere. Anche il “non rapporto” mi offre una chiave di analisi completamente diversa ma non meno interessante. 

Non credo ci siano limiti, credo che sia estremamente soggettiva la scelta del rapporto che si vuole creare. 

Con ogni soggetto posso avere un diverso legame e questo per me non è un limite, ma un’opportunità espressiva che offre ancora più sfumature.

PAOLO TRENI

La visione di questo film mi ha riportato alla mente una citazione di Eliot, poi parafrasata e attribuita a Picasso: “Gli artisti buoni copiano, i grandi artisti rubano”.

Nel teatro di Lecoq dal quale provengo, tale concetto è usato trasversalmente per evidenziare la capacità dei “grandi” di cogliere l’essenza della personalità che si ha di fronte e restituirla al pubblico attraverso la propria arte, qualunque essa sia: dalla recitazione alla scenografia, dalla pittura alla  scultura,  passando per la musica e la poesia… 

Una delle chiavi fondamentali che rende possibile tale magia è l’empatia che si stabilisce fra il soggetto rappresentato e chi lo va ad interpretare. 

Nella mia esperienza artistica, grazie alla visita delle installazioni site specific di Robert Irwin e James Turrel a Villa Panza di Biumo, ho scoperto il valore fondamentale dell’interazione con il committente. In questo senso la percezione della “luce” della persona, della sua energia, diviene parte integrante del processo creativo e mi stimola ad immaginare forme e colori coerenti sia con l’animo sia con l’ambiente in cui vive il collezionista. Ciò spesso lo porta ad identificarsi con l’opera astratta che creo e a considerarla una sorta di ritratto architettonico-ambientale, che stimola la sua voglia di esistere ed immaginare.

Se queste opere sono in grado di sprigionare un’energia pulsante che si accende a contatto con il microclima luminoso dello spazio in cui vengono posizionate ( andando oltre l’esperienza estetica e l’eleganza formale), ciò avviene perché sono il frutto di un incontro con il committente, di un’interazione con il suo mondo; a cui segue una mia successiva fase di elaborazione che porta alla trasposizione pittorica dell’impressione che mi ha lasciato. 

Come per l’interpretazione di un personaggio, nel mio caso, il rapporto con il soggetto richiede il limite della giusta distanza, che lasci il tempo di sedimentare e rielaborare in senso visivo tutte le emozioni percepite.

Biografia Romina Bassu

Nasce a Roma nel 1982, dove vive e lavora. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti della Capitale e la Facultad de Bellas Artes di Siviglia. 

Da anni porta avanti la sua ricerca basata sulla rappresentazione della donna che alberga nell’immaginario collettivo, uno stereotipo culturale che è stato, nella storia, il risultato di uno sguardo esclusivamente maschile. Imperniata su tale tematica, la poetica della Bassu ci pone di fronte agli alter ego delle sue protagoniste in una dimensione che oscilla tra humour e tensione psicologica. 

Tra le mostre più recenti si segnalano: Ciò che vedi. Nuova figurazione in Italia, Galleria Civica di Trento – MART, 2020; My Blueberry Night II, Club GAMeC, Ex Ateneo, Bergamo, 2019; The Female Line, Smac Gallery, Cape Town, 2019; Monday Blues (solo show), Studio SALES di Norberto Ruggeri, Roma, 2019; 19esimo Premio Cairo, Palazzo Reale, Milano, 2018; Pop Art in Italia. Ieri, oggi, domani, Galleria Paola Verrengia, Salerno, 2018; Male gaze (solo show), Studio SALES di Norberto Ruggeri, Roma, 2017; Promises (solo show), Galleria Marcolini, Forlì, 2017; Art For Art’s Sake Guidi, 2017, Kühlhaus di Kreuzberg, Berlin. 

Biografia Andrea Crespi

Laureato in design del prodotto industriale presso l’Istituto Europeo di Design di Milano (IED), ha focalizzato la sua carriera sulla comunicazione e le arti visive. 

Andrea Crespi è un artista visivo il cui lavoro si sviluppa nella continua indagine di diversi media e temi tra cui l’illusione ottica, la trasformazione sociale, la rivoluzione digitale, concretizzandosi nell’interpretazione dei cambiamenti culturali contemporanei che lo vedono spesso coinvolto in diverse iniziative di beneficenza e solidarietà.

La ricerca di Crespi individua nell’arte uno strumento di percezione e analisi della verità attraverso una ricerca della bellezza, che talvolta si manifesta in un ritratto intimo, personale ed erotico di essa.

Biografia Paolo Treni

Paolo Treni (Desenzano, 1981), vive e lavora tra Brescia, Milano e Berlino. La sua ricerca applica alla scenografia il metodo di analisi del movimento di Jacques Lecoq, esplorando il ruolo della luce nella nostra percezione dei colori e dello spazio. Quando dipinge, fonde lo sguardo del corpo nella gestualità del disegno, rielaborando in digitale l’antica arte Suminagashi. Poi, combinando tecnologia e artigianalità, usa il laser CNC come un micro pennello e trasferisce le sue immagini oniriche su plexiglas.

Nell’era dell’intelligenza artificiale, Treni sente il bisogno di riaffermare le origini intuitive dei processi creativi umani. Nella sua ultima produzione si concentra sulla capacità delle sue creazioni in plexiglas di proiettare i corrispondenti Simulacri in presenza della luce solare. É così che nascono le Sunlight Performances (https://vimeo.com/567425661), ovvero performance filmate in cui i riflessi (proiettati sulle pareti attraverso il movimento dell’opera a tempo di musica), raccontano nuove storie, fatte di luce e poesia. Dipingere con la luce per Treni significa rendere visibile una sinfonia, mostrando la connessione emotiva fra la musica, il suo atto creativo e il significato che attribuiamo alle immagini.

Nel 2017 riceve il Premio Montal/Arte per la capacità di coniugare ricerca estetica, arte e poesia. Nel 2018 Ivan Quaroni cura Simulacra, prima mostra pubblica alla Fortezza Firmafede, Sarzana (Sp).  Dal 2019 collabora con Luisa Catucci Gallery (Berlino) per “Another Multiverse”, duo-show con Boris Eldagsen, Positions Berlin Art Fair 2020 e “Signs”, duo show con la scultrice AnneCecile Surga. 

Nel 2018 l’opera Deep Blue è entrata a far parte della collezione permanente del Museo del Parco di Portofino (video su https://vimeo.com/386090362)

Cover Photo Credits: Time out, 2020, acrilio su tela, cm 40×50. Courtesy Studio SALES di Norberto Ruggeri, Roma.

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Il legame con il soggetto nelle opere d’arte: la parola agli artisti

Tre giovani artisti italiani contemporanei spiegano il profondo e intimo rapporto che si instaura tra loro e le opere d’arte create.

Quanto incide sull’esperienza artistica il rapporto con il soggetto da parte dell’artista? Dove sono i limiti, se ci sono?

In concomitanza con l’uscita in tutte le sale italiane del film “La Pittrice e il Ladro” abbiamo chiesto a tre artisti italiani qual è il rapporto che instaurano con le loro opere d’arte.

Un incontro, uno sguardo, un evento possono incidere fortemente nella vita delle persone, nella nostra vita. E’ quello che accade nel docu-film “La Pittrice e il Ladro” di Benjamin Ree che narra la storia della nascita di una bizzarra amicizia fra unartista norvegese e il ladro tossicodipendente che l’ha derubata delle sue opere.

Il film è vincitore del premio speciale della giuria al Sundance Film Festival 2020 e miglior film documentario al London Film Festival 2020.

Per leggere la recensione completa: https://www.artuu.it/la-pittrice-e-il-ladro-recensione-del-film/ 

Fino al 4 novembre è possibile vedere il film grazie all’impegno di Wanted Cinema in moltissimi cinema italiani, ma abbiamo voluto mostrarlo in anteprima a tre artisti italiani che hanno risposto alla domanda: 

Quanto incide sull’esperienza artistica il rapporto con il soggetto da parte dell’artista?

A rispondere sono stati Romina Bassu, Paolo Treni e Andrea Crespi: si tratta di tre artisti molto differenti tra di loro, la cui pratica gioca su molteplici livelli, in grado di creare un rapporto unico con le proprie opere d’arte.

ROMINA BASSU

In questo film il rapporto inusuale tra la Kysilkova e Karl, il ladro che le sottrae due opere, fa riflettere sulla dinamica emotiva e psicologica che si può instaurare tra l’artista e la sua musa, un rapporto simbiotico e penetrante. Non saprei dire se ci sono dei limiti, credo che sia complesso da definire.

Quello che un soggetto trasmette all’artista ha molto a che fare con una traccia di rivelazione inconscia, questo fattore nascosto incide sulla tenacia che l’artista deve acquisire per codificarlo.

Dipingo molto spesso con modelle, e mi è successo di scorgere una parte di me attraverso un loro sguardo o una specifica espressione. Questo gioco di doppi evidenzia come lo scambio tra artista e soggetto ritratto sia spesso reciproco: entrambe le parti hanno bisogno dell’altra per vedersi.

Paragonerei il mio processo creativo all’identificazione di una donna che entra nell’esistenza di un’altra donna.

Quando scelgo di fare un ritratto scelgo una rappresentazione di me stessa da mostrare al mondo, in pratica prendo in prestito un volto per descrivere la mia identità.

ANDREA CRESPI

Dipende da che tipo di connessione ho instaurato con il soggetto della mia opera.

Una conoscenza profonda mi permette di rappresentare degli aspetti che altrimenti non avrei potuto esprimere. Anche il “non rapporto” mi offre una chiave di analisi completamente diversa ma non meno interessante. 

Non credo ci siano limiti, credo che sia estremamente soggettiva la scelta del rapporto che si vuole creare. 

Con ogni soggetto posso avere un diverso legame e questo per me non è un limite, ma un’opportunità espressiva che offre ancora più sfumature.

PAOLO TRENI

La visione di questo film mi ha riportato alla mente una citazione di Eliot, poi parafrasata e attribuita a Picasso: “Gli artisti buoni copiano, i grandi artisti rubano”.

Nel teatro di Lecoq dal quale provengo, tale concetto è usato trasversalmente per evidenziare la capacità dei “grandi” di cogliere l’essenza della personalità che si ha di fronte e restituirla al pubblico attraverso la propria arte, qualunque essa sia: dalla recitazione alla scenografia, dalla pittura alla  scultura,  passando per la musica e la poesia… 

Una delle chiavi fondamentali che rende possibile tale magia è l’empatia che si stabilisce fra il soggetto rappresentato e chi lo va ad interpretare. 

Nella mia esperienza artistica, grazie alla visita delle installazioni site specific di Robert Irwin e James Turrel a Villa Panza di Biumo, ho scoperto il valore fondamentale dell’interazione con il committente. In questo senso la percezione della “luce” della persona, della sua energia, diviene parte integrante del processo creativo e mi stimola ad immaginare forme e colori coerenti sia con l’animo sia con l’ambiente in cui vive il collezionista. Ciò spesso lo porta ad identificarsi con l’opera astratta che creo e a considerarla una sorta di ritratto architettonico-ambientale, che stimola la sua voglia di esistere ed immaginare.

Se queste opere sono in grado di sprigionare un’energia pulsante che si accende a contatto con il microclima luminoso dello spazio in cui vengono posizionate ( andando oltre l’esperienza estetica e l’eleganza formale), ciò avviene perché sono il frutto di un incontro con il committente, di un’interazione con il suo mondo; a cui segue una mia successiva fase di elaborazione che porta alla trasposizione pittorica dell’impressione che mi ha lasciato. 

Come per l’interpretazione di un personaggio, nel mio caso, il rapporto con il soggetto richiede il limite della giusta distanza, che lasci il tempo di sedimentare e rielaborare in senso visivo tutte le emozioni percepite.

Biografia Romina Bassu

Nasce a Roma nel 1982, dove vive e lavora. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti della Capitale e la Facultad de Bellas Artes di Siviglia. 

Da anni porta avanti la sua ricerca basata sulla rappresentazione della donna che alberga nell’immaginario collettivo, uno stereotipo culturale che è stato, nella storia, il risultato di uno sguardo esclusivamente maschile. Imperniata su tale tematica, la poetica della Bassu ci pone di fronte agli alter ego delle sue protagoniste in una dimensione che oscilla tra humour e tensione psicologica. 

Tra le mostre più recenti si segnalano: Ciò che vedi. Nuova figurazione in Italia, Galleria Civica di Trento – MART, 2020; My Blueberry Night II, Club GAMeC, Ex Ateneo, Bergamo, 2019; The Female Line, Smac Gallery, Cape Town, 2019; Monday Blues (solo show), Studio SALES di Norberto Ruggeri, Roma, 2019; 19esimo Premio Cairo, Palazzo Reale, Milano, 2018; Pop Art in Italia. Ieri, oggi, domani, Galleria Paola Verrengia, Salerno, 2018; Male gaze (solo show), Studio SALES di Norberto Ruggeri, Roma, 2017; Promises (solo show), Galleria Marcolini, Forlì, 2017; Art For Art’s Sake Guidi, 2017, Kühlhaus di Kreuzberg, Berlin. 

Biografia Andrea Crespi

Laureato in design del prodotto industriale presso l’Istituto Europeo di Design di Milano (IED), ha focalizzato la sua carriera sulla comunicazione e le arti visive. 

Andrea Crespi è un artista visivo il cui lavoro si sviluppa nella continua indagine di diversi media e temi tra cui l’illusione ottica, la trasformazione sociale, la rivoluzione digitale, concretizzandosi nell’interpretazione dei cambiamenti culturali contemporanei che lo vedono spesso coinvolto in diverse iniziative di beneficenza e solidarietà.

La ricerca di Crespi individua nell’arte uno strumento di percezione e analisi della verità attraverso una ricerca della bellezza, che talvolta si manifesta in un ritratto intimo, personale ed erotico di essa.

Biografia Paolo Treni

Paolo Treni (Desenzano, 1981), vive e lavora tra Brescia, Milano e Berlino. La sua ricerca applica alla scenografia il metodo di analisi del movimento di Jacques Lecoq, esplorando il ruolo della luce nella nostra percezione dei colori e dello spazio. Quando dipinge, fonde lo sguardo del corpo nella gestualità del disegno, rielaborando in digitale l’antica arte Suminagashi. Poi, combinando tecnologia e artigianalità, usa il laser CNC come un micro pennello e trasferisce le sue immagini oniriche su plexiglas.

Nell’era dell’intelligenza artificiale, Treni sente il bisogno di riaffermare le origini intuitive dei processi creativi umani. Nella sua ultima produzione si concentra sulla capacità delle sue creazioni in plexiglas di proiettare i corrispondenti Simulacri in presenza della luce solare. É così che nascono le Sunlight Performances (https://vimeo.com/567425661), ovvero performance filmate in cui i riflessi (proiettati sulle pareti attraverso il movimento dell’opera a tempo di musica), raccontano nuove storie, fatte di luce e poesia. Dipingere con la luce per Treni significa rendere visibile una sinfonia, mostrando la connessione emotiva fra la musica, il suo atto creativo e il significato che attribuiamo alle immagini.

Nel 2017 riceve il Premio Montal/Arte per la capacità di coniugare ricerca estetica, arte e poesia. Nel 2018 Ivan Quaroni cura Simulacra, prima mostra pubblica alla Fortezza Firmafede, Sarzana (Sp).  Dal 2019 collabora con Luisa Catucci Gallery (Berlino) per “Another Multiverse”, duo-show con Boris Eldagsen, Positions Berlin Art Fair 2020 e “Signs”, duo show con la scultrice AnneCecile Surga. 

Nel 2018 l’opera Deep Blue è entrata a far parte della collezione permanente del Museo del Parco di Portofino (video su https://vimeo.com/386090362)

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