Il femminismo eterno di Chiara Fumai in mostra a Polignano a Mare

La fondazione Pino Pascali celebra la ricerca di Chiara Fumai portando in mostra le sue opere più famose…

Chiara Fumai (Roma 1978 – Bari 2017) è stata tra le artiste più interessanti della sua generazione. Nonostante la sua parabola artistica si compia in soli 10 anni – dalla prima personale da Careof a Milano nel 2008 alla morte avvenuta nel 2017 ad appena 39 anni – il solco lasciato dalla sua pratica artistica travalica il semplice ricordo postumo. La sua ricerca è più viva che mai e la sua opera continua a stimolare riflessioni sui temi del patriarcato, del femminismo, della disubbidienza e della decostruzione dei ruoli imposti dalla società.

Basta attraversare le sale della Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare, che dedica in queste settimane a Fumai la retrospettiva “Chiara says Chiara, fino al 12 gennaio, che ripercorre i punti cruciali della sua carriera, per comprendere quanto la sua ricerca abbia anticipato i temi caldi del nostro tempo. Curata da Andrea Bellini e Milovan Farronato, che dirigono anche l’Archivio Fumai, un’associazione fondata nel 2022 con lo scopo di promuovere e tutelare il lavoro dell’artista che ha trovato proprio a Polignano la sua dimora, la mostra presenta una selezione delle sue opere più note evidenziando l’importanza del femminismo radicale nella sua ricerca. 

Shut Up, Actually Talk, 2012 Installazione con audio (parole da Sputiamo su Hegel
di Carla Lonzi, 1970), 45’05”, materiali
vari, dimensioni varie. Collezione Nicoletta Fiorucci Russo. Veduta dell’allestimento,
dOCUMENTA(13), Kassel, 2012.
Foto: Krzysztof Zielinks
Courtesy Fiorucci Art Trust

FEMMINISMO E CRITICA SOCIALE NELL’OPERA DI CHIARA FUMAI

Al centro della mostra, ovviamente, Shut Up, Actually Talk (2012), forse l’opera più famosa di Fumai, concepita dall’artista in occasione della sua partecipazione a dOCUMENTA(13) a Kassel. L’opera è un’installazione sonora in cui la voce registrata dell’artista recita brani da Sputiamo su Hegel (1970) di Lonzi e altri scritti di Rivolta Femminile. Quasi per effetto delle parole pronunciate, uno scaffale contenente volumi di filosofia collassa al suolo, precipitando insieme a frammenti di mobili, specchi infranti e alla riproduzione di un celebre ritratto di Hegel, a simboleggiare il collasso inevitabile della cultura occidentale e patriarcale.

Finora presentata all’interno della Moral Exhibition House, per la prima volta l’opera è qui messa in conversazione con This Last Line Cannot Be Translated, il grande murale, concepito da Fumai nel 2017 a New York durante la sua residenza presso l’ISCP ed esposto postumo nel Padiglione Italia della 58. Biennale Arte di Venezia nel 2019, curato proprio da Farronato.

Harry Houdini Reads Valerie Solanas, 2013 C -print, 80 x 120 cm
Courtesy
Archivio Chiara Fumai

Il percorso espositivo, concepito per celebrare il complesso e affascinante corpus artistico di Fumai, offre ai visitatori l’opportunità di immergersi in un mondo visionario e spesso perturbante, fatto di performance, video, testi e installazioni. L’arte di Chiara Fumai sfida le convenzioni e i canoni sociali, mettendo in discussione i ruoli di genere e sovvertendo le strutture di potere.

L’intera sua pratica può essere considerata un atto di rivolta contro le costrizioni, i pregiudizi e gli stereotipi nascosti nei sistemi di potere e annidati nei meccanismi stessi del linguaggio. Tanti i riferimenti alla cultura pop, alla spiritualità e alla storia del femminismo evidenziati attraverso performance che hanno visto spesso l’artista incarnare figure storiche di donne ribelli e all’avanguardia. La presenza femminile intesa come figura eversiva e indipendente pronta a sfidare e sovvertire le gerarchie dominanti è un tema ricorrente in tutta la sua produzione. 

Paulina Olowska, The She – Ornithologist, 2018
olio su tela, 220 x 160 cm
Courtesy Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

LA MOSTRA: PAROLA AL CURATORE

È il pensiero di Carla Lonzi, straordinario punto di riferimento per la storia del femminismo italiano ed europeo, il fil-rouge dell’intera mostra. L’esposizione ne approfondisce l’importanza del pensiero, riecheggiato fin dal titolo, nella pratica dell’artista, ed è lo stesso curatore a chiarirne il senso. “Chiara says Chiara afferma la centralità della figura e del pensiero di Carla Lonzi nell’immaginario teorico e nella galleria di ‘possessioni’ dell’artista barese”, ci racconta Milovan Farronato, co-curatore della mostra e direttore dell’Archivio Fumai. “La mostra inizia così come si chiude con un omaggio alla sua terra nel tentativo tanto fittizio quanto reale di ricongiungersi alla figura tormentata di un padre composto e compito. La realtà e la fantasia si mescolano sempre visceralmente nell’opera e nelle speculazioni di Chiara Fumai”. 

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