Icone a confronto: Warhol e Kounellis, due visioni dell’umano alla Galleria Fumagalli

Nelle sale della Galleria Fumagalli a Milano, da fine novembre 2025, ci si interroga su cosa succeda quando due cardini dell’arte del secondo Novecento – Jannis Kounellis e Andy Warhol – vengono finalmente chiamati non a essere contrapposti, ma a specchiarsi l’uno nell’altro.
L’idea nasce da Annamaria Maggi e Massimo Zanello, ed è proprio Annamaria Maggi a raccontarci, con una passione quasi confessionale, la genesi del progetto: “Per noi sono i due pilastri dell’arte contemporanea occidentale. Europa e Stati Uniti. Due mondi separati da fratture ideologiche, religiose, culturali. Eppure entrambi cresciuti con la stessa immagine davanti agli occhi: l’icona”.

Installation view Ph Guido Rizzuti, Courtesy Galleria Fumagalli

Rileggere Kounellis e Warhol oggi significa guardare alle radici dell’Occidente come a una mappa duale: da una parte il Mediterraneo ombroso, le sue tragedie, il peso delle ideologie; dall’altra l’America scintillante, consumista, devota solo alla superficie.
Eppure questa contrapposizione è troppo semplice per essere vera.

Kounellis, nato al Pireo e poi trapiantato nella Roma degli anni Cinquanta, porta nell’Arte Povera un sentimento arcaico e carnale: cappotti vuoti come presenze umane schiacciate dall’esistenza, carbone, ferro, sacchi di juta, fiamme vive. “L’icona per lui è l’uomo — ricorda Maggi — nelle sue sofferenze, nelle sue difficoltà. Un’umanità tragica che Kounellis non ha mai smesso di guardare”.

Warhol, apparentemente agli antipodi, sembra costruire un universo pop dove tutto è superficie, glamour, ripetizione, celebrità. Eppure, come sottolinea la gallerista, “era un uomo profondamente cattolico, tanto quanto lo era privatamente quanto pubblicamente lo negava”. La sua Marilyn non è un idolo da consumare: è un’immagine trasfigurata subito dopo la tragedia, un lutto camuffato dai colori piatti della serigrafia.

È qui che l’esposizione trova il suo passo più originale: nel mostrare che, pur attraversando linguaggi opposti, entrambi gli artisti hanno lavorato dentro una soglia spirituale che non si lascia ridurre.

Installation view Ph Guido Rizzuti, Courtesy Galleria Fumagalli

Kounellis realizza una liturgia laica dove la materia è rito, testimonianza, corpo politico.
Warhol nasconde il sacro dentro il consumo: sedie elettriche, car crash, Jacqueline Kennedy al funerale del marito. “Il tragico c’è — insiste Maggi — solo che lui lo maschera, lo camuffa. Ma non scompare”.

Un nodo cruciale, quasi un simbolo di questa dialettica, sono le Ombre. Kounellis le rivendicava come parte essenziale del carattere mediterraneo: “Noi non siamo come gli americani, bianchi e neri. Noi siamo grigi, pieni di ombra”. Paradossalmente, anche Warhol le dipinge: ombre nette, affilate, come coltelli. “Oggetti contundenti”, li definisce la gallerista. Segni di un’oscurità che, nonostante tutto, attraversa l’immaginario pop.

La mostra ha un epicentro milanese ma si estende fino al Museo San Fedele, dove l’opera permanente di Kounellis dialogherà, dal 12 dicembre, con un lavoro di Warhol in prestito: nella cripta, luogo dove il tempo rallenta, i due artisti torneranno a parlarsi attraverso le loro ferite.

Ritratto di Andy Warhol ph Thimoty Greenfield Sanders courtesy Galleria Fumagalli

È un dialogo che oggi sembra necessario: non perché le differenze si cancellino, ma perché il mondo in cui nacquero — un mondo spaccato da ideologie, muri, guerre fredde — assomiglia inquietantemente al nostro.
Kounellis, ideologico e materico; Warhol, ambiguo e fluorescente. Due estremi che, nel loro opposto modo di guardarci, continuano a raccontare la stessa storia: quella di un’umanità fragile, tragica e tuttavia resistente.

In fondo, la bellezza che portano è la stessa: una bellezza ferita, che non consola ma si ostina a restare.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

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