La Sala del Foro Romano, nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana, è uno degli spazi più antichi e riconoscibili del centro di Milano. Il luogo, segnato da un impianto romanico, da superfici in pietra e da una configurazione architettonica che conserva una forte leggibilità storica, diventa il punto di incontro tra memoria e linguaggi del presente. In questo contesto si inserisce EGO – Dal nastro adesivo ai grandi capolavori, mostra dell’artista No Curves, curata da Antonello Grimaldi e visitabile fino al 16 giugno, che porta all’interno della Sala un immaginario visivo contemporaneo, legato alla cultura street e alle pratiche grafiche urbane.
No Curves è uno degli esponenti internazionali della tape art, tecnica che utilizza il nastro adesivo come medium principale per la costruzione dell’immagine. La sua pratica si basa su un linguaggio grafico fatto di linee nette, geometrie e composizioni essenziali, spesso applicate a rielaborazioni di immagini e riferimenti iconografici della storia dell’arte e della cultura visiva contemporanea. Per EGO, No Curves sviluppa una serie di interventi che si inseriscono nel dialogo tra il suo linguaggio e il contesto della Sala. Le opere sono disposte lungo le superfici dello spazio e la relazione con esso rimane basata sulla coesistenza tra il linguaggio grafico contemporaneo e la materia storica del luogo. Un elemento centrale del progetto è l’utilizzo del balaclava, il passamontagna, che l’artista introduce come segno ricorrente nelle sue rielaborazioni. Il dispositivo visivo viene associato al tema dell’identità e dell’anonimato, e si inserisce nel lavoro come elemento che attraversa più opere. Il balaclava diventa una maschera che copre i volti delle figure rappresentate, trasformandole in immagini ibride tra passato e presente: un elemento che mira a una riflessione sul tema dell’ego contemporaneo e sulla costruzione dell’identità nell’era della visibilità digitale, dove il rapporto tra essere e apparire è continuamente mediato dalle immagini.Nel percorso espositivo, le opere di No Curves si basano su una grammatica visiva essenziale, costruita attraverso l’uso del nastro adesivo per definire contorni, volumi e campiture cromatiche.

Le figure storiche o iconiche vengono rielaborate attraverso questo linguaggio, che ne semplifica la struttura formale mantenendone però una riconoscibilità immediata. Ecco che quindi Il Musico di Leonardo diventa un moderno DJ, il ritratto di Michel de l’Hospital di Moroni si trasforma in un gentleman urbano, mentre Caravaggio viene evocato tra vecchie lire e Canestra di frutta. Anche Napoleone perde la sua aura monumentale per diventare un lavoratore comune, e Giuseppina Negroni Prati Morosini assume il volto di un’icona femminile contemporanea. Completano il percorso le serie Silent Masks e Paper Metamorphosis, dedicate alle maschere sociali dell’ego contemporaneo.

La visita si svolge in uno spazio che impone già di per sé una forte presenza ambientale. La sala mantiene il proprio carattere originario e diventa lo sfondo su cui si collocano gli interventi contemporanei, senza che tra i due livelli si produca una vera trasformazione reciproca. L’ambiente, con la sua luce contenuta e la sua architettura in pietra, costituisce la costante del percorso. Le opere si distribuiscono senza intervenire sugli elementi strutturali, mantenendo una distinzione netta tra intervento contemporaneo e contesto storico.
EGO presenta dunque la pratica di No Curves all’interno di un contesto museale sotterraneo, mettendo in evidenza il suo approccio alla costruzione dell’immagine attraverso segno, geometria e rielaborazione di iconografie esistenti, con particolare attenzione ai temi dell’identità e della rappresentazione del sé.




