In un’estate afosissima, senza zone d’ombra o luoghi per ripararsi dal sole, Venezia si riempie di turisti. Complice una politica che mira al solo profitto – visti anche gli ultimi sviluppi sul tema del biglietto d’accesso – la turistificazione eccessiva di Venezia sfugge di mano tanto da divenire la normalità.
In questo scenario apocalittico, Ca’ Pesaro ospita The Visitors: un’esposizione di una trentina di dipinti olio su tela realizzati da Hernan Bas (Miami, 1978). Le opere, frutto di una residenza in Laguna, sono tutte inedite e incentrate – su chiara ispirazione del fenomeno di turismo a Venezia – sulla turistificazione. Hernan Bas racconta i cliché del turismo che include lo scatto davanti alla Gioconda ma anche la ricerca adrenalinica del brivido nel crescente fenomeno del dark tourism. Ogni luogo è una meta e tutto deve essere alla mercé di chi può permettersi un viaggio, di chi può pagare per guardare ovunque.
Nel voyeurismo spasmodico della società contemporanea, quella proposta da Hernan Bas è una riflessione su luoghi-non-luoghi, nella creazione di scenari ibridi e ambigui, sospesi tra il vero e il falso. Si tratta di luoghi di illusione nei quali emerge l’assurdità di un turismo eccessivo, frenetico e dissociato. Nelle tele il soggetto è sempre il turista, sia quello dentro la tela, sia quello che la guarda. Le opere allora si costituiscono come ritratti del turista in un luogo: protagonista è sempre il soggetto, lo spazio è solo un contorno. Come in qualsiasi selfie, in qualsiasi fotoricordo su un ponte qualunque di Venezia.

Il fragile equilibrio di Venezia viene presentato anche nella project room di Ca’ Pesaro. Fino al 6 settembre l’installazione site-specific di Giuseppe di Liberto (Palermo, 1996), Per sempre, fino alla fine, racconta di Venezia attraverso la sua memoria d’archivio. Considerando la morte come trasformazione, Giuseppe di Liberto propone una riflessione sulla ciclicità della vita, così come della memoria: attingendo dall’archivistica veneziana, le immagini incise sull’installazione in calcestruzzo propongono motivi apparsi e scomparsi nel corso della storia. La morte e la scomparsa allora non sono perenni, bensì l’inizio di una nuova vita e di una trasformazione, se sottoposte alla tutela della memoria.
In questo, le due esposizioni – pur non essendo in diretto dialogo tra loro – propongono due punti di vista necessari oggi, soprattutto in una città travolta dalla turistificazione. Cosa si ricorda oggi dopo una foto scattata velocemente a un monumento, e cosa si ricorderà in futuro?
Proprio nella sua fragilità e nelle continue trasformazioni, Venezia – come tutti gli altri patrimoni storico-artistici – deve essere tutelata, ricordata e raccontata per poter rinascere, senza dover chiedere contributi.


