In tedesco, Raum significa “spazio”: spazio fisico, mentale, simbolico. E proprio da questa parola nasce HALLERAUM, progetto ideato da un curatore misterioso, che ne realizza anche le installazioni, e che prende forma a partire da una finestra incastonata nel muro di Halle. Una soglia, un taglio di luce, un invito a guardare oltre.
Halle è lo spazio fondato da Davide Omizzolo, a Milano, nato con l’intenzione precisa di accogliere e dare voce a nuovi talenti. Halle è un ambiente permeabile, dove bellezza, creatività e persone trovano un luogo per incontrarsi. Qui, l’arte non arriva come un elemento decorativo, ma come parte integrante della vita dello studio.
In questo contesto, HALLERAUM diventa la naturale estensione di una filosofia aperta e generosa: un varco in cui l’immaginazione può prendere forma, convivere con il quotidiano, trasformare la percezione dello spazio.
Per inaugurare il ciclo di HALLERAUM, è stato scelto l’intervento dell’artista ferrarese Marco Cesari, classe 1993, fondatore del laboratorio creativo The Mosshelter. La sua ricerca nasce dall’incontro inatteso tra natura e industria, tra materiali fragili e materiali rigidi, tra ciò che cresce e ciò che sembra destinato a decomporsi.
Cesari attraversa rovine, capannoni dismessi, architetture periferiche come fossero ecosistemi in trasformazione. Raccoglie ciò che resta — muschi, alghe, ferri, cavi, vetri industriali — e costruisce nuovi universi, piccoli e complessi, in cui la materia riprende a vivere in equilibrio precario.

Il suo lavoro non cerca armonia, ma possibilità: come se ciò che chiamiamo “scarto” contenesse ancora un futuro. Osservando le sue opere si ha la sensazione di trovarsi davanti a reperti di un mondo che sta imparando a rigenerarsi.
Come TOOWOOMBA, un porta-incenso sperimentale, assemblato attraverso saldature e materiali industriali recuperati. Non un oggetto funzionale, ma un gesto meditativo: invita a rallentare, a respirare con l’ambiente, a ritrovare una ritualità minima e intima.
E ancora, Luce antideflagrazione una lampada industriale antideflagrante, nata per contenere esplosioni, convertita in un punto luminoso fragile e poetico. Davanti a quest’opera si avverte un dialogo sottile tra memoria tossica e rigenerazione possibile: la luce conserva la tensione del suo passato industriale ma, qui, vibra di una presenza nuova.
Entrambe le installazioni provengono dal recupero di materiali di un’ex fabbrica della periferia di Ferrara e resteranno visibili in Halle per due mesi, integrandosi nel ritmo delle giornate e nel fluire delle persone che abitano lo spazio.
HALLERAUM è uno spazio che accoglie trasformazioni, un laboratorio di possibilità. Un progetto che grazie alla visione di un curatore attento e all’apertura di Davide Omizzolo trasforma Halle in un organismo vivo, dove l’arte non è un evento, ma un compagno quotidiano. In un presente che corre, Halle propone una postura diversa: stare, osservare, lasciarsi attraversare. E permettere all’arte di aprire — anche solo per un istante — un Raum, uno spazio nuovo in cui respirare.




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