“Hair” torna in scena: libertà, identità e pacifismo per una nuova generazione. Intervista al regista e al cast del musical cult

“Oggi, come allora, esistono ancora tanti Vietnam… e tanti giovani con la voglia di liberarsi dalla schiavitù commerciale della Società. Hair, spettacolo cult fine anni ’60, è più che mai l’ideale manifesto delle nuove generazioni che cantano l’alba dell’era dell’Acquario. HAIR, the Tribal Love-Rock Musical, con il suo ricco cast, le musiche eseguite dal vivo, le coinvolgenti coreografie, il libretto in italiano ma le canzoni in lingua sia italiana sia originale e la trasgressione irriverente dei sui contenuti, coinvolgerà ancora le platee dopo oltre 50 anni dal suo debutto a Broadway ”

HAIR – The Tribal Love-Rock Musical torna in scena con una nuova produzione italiana, vibrante e coinvolgente, che riprende la versione di MTS Entertainment interrotta dalla pandemia. Uno spettacolo che celebra la libertà, l’amore e la pace, portando sul palco un cast di giovani talenti scelti tra oltre 300 candidati, guidati dalla regia di Simone Nardini, con coreografie di Valentina Bordi e direzione vocale di Eleonora Mosca.

Ambientato a New York alla fine degli anni Sessanta, “Hair” racconta la storia del giovanissimo Claude, figlio di immigrati polacchi, che dal Midwest approda nella Grande Mela e conosce un gruppo di giovani hippie, tra cui Sheila e Berger, che si oppongono alla guerra del Vietnam e rivendicano la libertà di espressione in tutte le sue forme. Mentre esplora i temi dell’amore libero, della pace e dell’armonia comunitaria insieme alla Tribe, Claude di trova davanti a una decisione cruciale: opporsi alla leva militare come i suoi nuovi amici o servire il suo paese nella guerra del Vietnam, mettendo non solo a rischio la sua vita, ma compromettendo anche i suoi principi. 

Brani come “Aquarius”, “Let the sunshine in” e “I Got Life” sono noti anche a chi non ha mai visto né il musical di Broadway, né il film del 1979 e nello spettacolo di MTS saranno suonati e cantati dal vivo, restituendone tutta la forza rivoluzionaria della rappresentazione originale, caratterizzata da un linguaggio scenico forte e diretto. 

Ne abbiamo parlato con il regista Simone Nardini e Salvatore Vasalluccio, Alessandro Marini e Stefania Meneghini, interpreti rispettivamente di Berger, Claude e Sheila.

Iniziamo parlando proprio del progetto di “Hair The Tribal Love – Rock Musical”, così come è concepito in questa rappresentazione. Non è soltanto il musical dei figli dei fiori ma un momento di riflessione

Simone Nardini: Sì, assolutamente, un momento di riflessione. Non solo per il discorso pacifista che al momento risuona molto con la situazione geopolitica, ma anche di riflessione in generale per tutti i giovani perché le tematiche della storia toccano i giovani di qualsiasi generazione!

Si tratta di un progetto su cui state lavorando da molto tempo, giusto?

SN: “Sì. Avevamo deciso di mettere in scena “Hair” nel 2018 per celebrare il cinquantesimo anniversario del debutto del musical a Broadway nel 1968 e siamo partiti per una tournée che si è conclusa nel 2019 a causa dell’inizio della pandemia. Ci abbiamo riprovato nel 2021, ma la seconda ondata ci ha bloccato di nuovo. Adesso, spinti dai venti di guerra che soffiano ovunque nel mondo, abbiamo deciso che era il momento di ripartire con un nuovissimo cast selezionato tra oltre 300 persone e una band dal vivo.

Quali sono state le principali difficoltà nel mettere, o rimettere, “Hair” in scena?

SN “Organizzative, sicuramente! Dopo la pandemia è diventato tutto più difficile. Di sicuro non c’è stata nessuna fatica sul lato artistico. I nuovi artisti sono riusciti a dare nuove chiavi di lettura dei personaggi e della storia e hanno reso tutto non più facile, ma più interessante. Più bello, senza nulla togliere al lavoro del cast precedente. “Hair” è uno spettacolo molto particolare dove le singole sensibilità, le chiavi di lettura e le differenti sfumature dei personaggi sono fondamentali per veicolare il messaggio che vogliamo.”

HAIR il musical, di Gérome Ragni e James Rado, music Galt MacDermot. Produzione 2019-20 MTSenterteinment in collaborazione con la Compagnia della Rancia

Chiedo, ora, a Salvatore, Alessandro e Stefania: come vedete i vostri personaggi? Che chiave di lettura avete dato loro?

Alessandro Marini: “Io sono Claude, un ragazzo molto giovane, che, come tutti i ragazzi giovani di tutte le generazioni, deve affrontare i problemi della vita, la sua ricerca di identità nel suo Io e anche nel contesto sociale in cui vive, che sono la fine degli anni Sessanta. C’è la guerra in Vietnam e il mio personaggio si chiede: ‘vado in guerra, muoio come soldato americano e quindi riconosciuto come soldato americano, oppure mi ribello?’ Chiaramente non crede che la guerra sia giusta, ma nello stesso tempo ha un problema di identità, non riesce a sentirsi parte di questa nazione, anche se vorrebbe. Questo è un sentimento che tanti ragazzi stanno provando attualmente, perché non si riconoscono in canoni che sono comuni. Ecco, diciamo che Claude rappresenta tutti i giovani che devono trovare la loro strada.”

Stefania Meneghini: “Io interpreto Sheila, una giovane donna forte che arriva da una famiglia ricca, ma si è unita alla Tribe perché crede molto nei suoi ideali e nei suoi principi. Sicuramente è quella che nel gruppo crede e si spende di più in tutte le manifestazioni per la pace.

Ci rivedo molto i giovani di oggi, che soprattutto di recente sono scesi in piazza per manifestare per la pace e la fine dei conflitti.”

Salvatore Vasallucci: “Io faccio la parte del capo della Triber, Berger. Lui non è il leader perché ci crede più di tutti, anzi, quella è Sheila, ma perché è il più carismatico. Berger crede in tutti i valori della Tribe, ma non lo vediamo in prima linea a manifestare e a combattere. Lui crede certamente che la guerra non abbia un senso, ma piuttosto che agire in prima persona, attira gli altri e li convince a farlo.“

Una sorta di ‘armiamoci e partite

SV: “Sì, decisamente. Lui sembra controllare che tutto vada come da piani, in un certo senso. Come se fosse un regista.”

‘Hair’ è un musical storico. Come ha già accennato Simone, ha debuttato a Broadway nel 1968, e poi nel 1979 è uscito l’iconico film. Insomma, tutti lo conoscono. Quale pensate sia il suo messaggio più attuale?”

SN: “Oggi come oggi, è attuale tutto! C’è la guerra come allora e ci sono le crisi identitarie di giovani che cercano la loro strada, proprio come allora. I messaggi che erano importanti cinquant’anni fa lo sono anche adesso: la ricerca di pace, amore e libertà, l’essere veri, reali. Nudi, nello spettacolo proprio in senso letterale, e poter andare bene così come si è.”

Qual è la parte della storia che vi risuona di più?

SM “Per quanto mi riguarda, il momento in cui c’è la protesta sì. Sheila in quel momento emerge in tutta la sua interezza, perché nonostante i suoi drammi e le sue cadute, che ovviamente ha, anche se è un personaggio dal carattere forte, o forse proprio per questo,  secondo me viene veramente fuori in quel momento perché vengono fuori studiare e viene fuori in qualunque crede.

AM “Il momento della canzone “Where Do I Go”, molto riflessivo per il mio personaggio, ma anche molto condivisibile. Tutti noi ci siamo chiesti almeno una volta nella vita dove andrò o cosa sarò.”

SV “Per Berger ci sono due momenti che sono per me fondamentali e molto intensi. Il mio personaggio tende a non mostrare le sue fragilità e a nasconderle con l’allegria e la sdrammatizzazione, quindi i momenti in cui Berger tira fuori le sue insicurezze e le sue paure sono particolarmente significativi. Se dovessi scegliere solo una battuta, sarebbe ‘vorrei dannatamente che almeno nevicasse’, che lui dice a Claude poco prima che lui decida di arruolarsi. Se nevicasse, gli aerei non potrebbero partire per il Vietnam e Claude potrebbe rimanere a New York con Berger, invece non sta nevicando e c’è l’inquietudine dell’abbandono e la paura che il suo amico non torni più da lui. Non in vita, almeno.”

SN “Non sono capace di scegliere un unico momento, temo. Tutti i momenti in cui i personaggi della storia esortano il pubblico a essere liberi di fare tutto nel rispetto altrui sono importantissimi per me.”

Io vi ringrazio tantissimo per questa conversazione e vi faccio un grosso in bocca al lupo per la rappresentazione di stasera. Aspetto di vedervi a Milano. Sicuramente sarà uno spettacolo stupendo.

Crediti fotografici © Clara Mammana​

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