Venerdì 25 luglio 2025 prenderà avvio nella splendida cornice di Villa Marigola, a Lerici, Fratture Armoniche, il progetto intermediale dedicato all’opera di Arcangelo Sassolino, a cura di Carlo Orsini in collaborazione con Galleria Continua. La mostra accompagnerà la nona edizione del Lerici Music Festival – Musica, immagine, movimento fino al 8 agosto, proponendo un percorso esemplare in cui suono, immagine e movimento si fondono per esplorare le tensioni nascoste nella materia e nell’ascolto. L’anteprima per la stampa si svolgerà giovedì 24 luglio alle ore 11, con inaugurazione aperta al pubblico alle 18, preceduta dal concerto “Una sera a Hollywood: la magia della musica nel cinema”.
Il tema “Musica e immagine in movimento” trova in Fratture Armoniche la sua declinazione più significativa: quel cortocircuito tra ciò che si ascolta e ciò che si vede diventa gesto plastico, immagine sonora e scultura in tensione. Sassolino ha costruito una ricerca capace di mettere in crisi i codici tradizionali della scultura, fondendo arte e fisica, tensione meccanica e dramma acustico. Le sue opere, sempre in bilico tra integrità e collasso, tradiscono una vocazione al limite: è nel punto in cui la materia rischia di cedere che si dischiude una narrazione intensa, in cui suono e immagine si rispecchiano.
Il fulcro dell’esposizione è Piccolo Animismo (2011), installazione imponente che accoglie il visitatore già nel cortile della Villa e che fu ideata per il MACRO di Roma e per la Biennale di Venezia. Una turbina aspira e libera aria dentro una struttura di acciaio inossidabile, deformando le superfici in un ciclo ciclopico di compressione e rilascio. Il metallo si contrae e si espande, come se respirasse, generando un tuono metallico e un movimento visivamente ipnotico. L’opera diviene così generatrice di forme, un atto performativo che sfida la staticità del monumento e attiva lo spettatore nella forma dell’attesa.
Dalle vibrazioni cicliche di Piccolo Animismo si passa alle sale interne della Villa, in un dialogo calibrato con le stanze che l’anno precedente avevano ospitato Carlos Garaicoa. Qui, una selezione di dieci sculture indaga la fragilità arrestata tra materiali opposti: gomma e ferro, carta e acciaio, vetro e pietra. Ne esce un repertorio di tensioni silenziose che sfociano in opere come Sospensione della scelta (2025), in cui il collasso sembra costantemente possibile ma sempre rimandato. In questi lavori Sassolino riflette sulla fisicità del materiale, ma anche sul tempo dell’instabilità, sul precipitare del possibile che non si consuma mai del tutto.
Il percorso termina con una sequenza di grafie visive tratte da Azione/reazione (2023), dove l’esplosione di cera sulla carta diventa grafico del rumore, testimonianza visiva del movimento e del suono cristallizzati. In questi fogli l’energia del gesto trasforma la superficie in un paesaggio di potenza contenuta, impronta del cambiamento di stato tra equilibrio e discontinuità. L’artista stesso ha spiegato che «ciò che cerco di catturare è il cambiamento di stato», quell’istante di instabilità tra un prima e un dopo, che reclama presenza e attenzione.
Il nucleo concettuale, ispirato al pensiero di Dave Higgins del gruppo Fluxus, rifiuta la pretesa di Gesamtkunstwerk per abbracciare un progetto intermediale in senso non prescrittivo. Suono e immagine non si contaminano fino all’annullamento reciproco: al contrario, convivono come elementi di un dialogo aperto, dove ogni media mantiene la propria autonomia senza dominare. Questa visione permea la curatela di Orsini, che ha saputo individuare nella scultura di Sassolino una sintesi naturale tra lo sviluppo tematico del festival e la sua proposta visiva.
La poetica di Sassolino, tra i protagonisti italiani di caratura internazionale, si distingue per la capacità di costruire sguardi feroci e poetici sulla materia, trasformando l’arte scultorea in atto energico e spia di precarietà umana. La sua pratica fa dialogare tecnologie meccaniche e sensibilità esistenziale, traducendo la nostra vulnerabilità in gesto fisico e acustico. In un mondo segnato da instabilità sociali e politiche, le sue opere fungono da metafora esistenziale: il materiale che resiste ma rischia il cedimento diventa immagine dell’uomo in tensione tra ordine e collasso.
Il Lerici Music Festival con Fratture Armoniche offre al suo pubblico un’esperienza intensa e multisensoriale, in cui il campo acustico scultoreo dialoga con il paesaggio ligure e la storia architettonica di Villa Marigola. Al confine tra forma e disgregazione, tra gesto e suono, questa mostra interroga il presente, invitando a riflettere su come «una scultura possa cantare» e perché quel canto spesso nasca proprio dal limite, non dalla perfezione.





