Fragili, ma non passivi: a Savona l’arte reagisce al potere e alla tecnologia grazie al festival Connexxion

La fragilità non come condizione da nascondere o compatire, ma come forza attiva capace di produrre cambiamento. È questa l’idea attorno alla quale si costruisce la quarta edizione di Connexxion – Festival Diffuso di Arte Contemporanea, in programma a Savona dal 18 al 26 settembre 2026. Curata da Livia Savorelli e intitolata Elegia della fragilità, la manifestazione coinvolgerà la Pinacoteca Civica di Savona, l’ex Carcere Sant’Agostino, Villa Cambiaso e il quartiere del Santuario, trasformando luoghi molto differenti in parti di un unico percorso culturale.

Il festival si aprirà il 18 settembre alla Pinacoteca Civica con le performance Ceramoprosthesis di Clarissa Falco e The Contact di Matteo Mandelli. Nella stessa occasione saranno presentati i lavori di Mandelli e Martina Fontana, quest’ultimo nato da un processo partecipativo con alcuni ospiti della RSA Santuario. La scelta di partire dalla Pinacoteca inserisce le sperimentazioni performative all’interno dell’istituzione museale cittadina, creando un confronto diretto fra patrimonio pubblico, linguaggi contemporanei e pratiche fondate sulla relazione.

Il giorno successivo il progetto entrerà nell’ex Carcere Sant’Agostino, sede principale di Connexxion dal 2024. L’edificio, di proprietà dell’Agenzia del Demanio, sarà nuovamente aperto in via temporanea grazie alla collaborazione con il Comune di Savona e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Imperia e Savona. Fino al 26 settembre ospiterà le installazioni degli artisti invitati, mentre il 20 settembre il Gruppo FAI Giovani Savona condurrà una visita narrata alla scoperta dell’ex complesso carcerario.

Veduta interna della Villa Cambiaso, una delle location di CONNEXXION

La riapertura assume un significato che supera il semplice recupero di una sede suggestiva. Portare l’arte in uno spazio progettato per isolare, controllare e separare significa intervenire sulla memoria dell’edificio e restituirlo, almeno temporaneamente, alla vita collettiva. Connexxion mostra così come un festival possa diventare anche uno strumento di riattivazione del patrimonio inutilizzato, sollevando al tempo stesso una domanda sulla continuità di questi processi una volta terminato l’evento.

Il percorso si concluderà il 26 settembre a Villa Cambiaso con Le Luci di Zinöa, special project ideato da Francesca Catellani insieme all’associazione Zinöa22. Il lavoro nasce dagli incontri con alcuni abitanti storici di Zinola e restituisce, attraverso un podcast audio e video, un mosaico di testimonianze, ricordi e riflessioni sulle trasformazioni del quartiere. Le interviste sono accompagnate da fotografie analogiche realizzate dall’autrice e da una ripresa fissa del mare: un dispositivo essenziale che invita a osservare il paesaggio mentre le voci ricostruiscono l’identità del luogo.

Accanto a Catellani, Falco, Fontana e Mandelli, il festival riunisce Riccardo Bandiera, Veronica Benedetti, Fabio Bix, Luca Carlevarino, Monica Carrera, Elisabetta Di Sopra, Fatma Ibrahimi, Stefania Loreto, Max Magaldi e Camilla Marinoni. Le loro ricerche attraversano installazione, performance, fotografia e pratiche partecipative, affrontando le differenti forme della vulnerabilità individuale, sociale ed esistenziale.

Veduta interna, ex Carcere Sant’Agostino, Savona. Ph. Matteo Musetti

Una parte significativa dell’edizione sarà dedicata al rapporto fra cybercultura e umanità. La tecnologia, nata anche per superare distanze e limiti, viene osservata nella sua capacità di generare nuove dipendenze, isolamento e passività. L’iperconnessione digitale promette partecipazione, ma spesso traduce desideri, comportamenti ed esperienze personali in dati economicamente sfruttabili. In questa prospettiva, la fragilità non appartiene soltanto ai singoli: diventa una condizione prodotta dai sistemi tecnologici e dalle logiche di efficienza che regolano la società contemporanea.

Sostenuto da istituzioni, imprese, fondazioni e associazioni territoriali, Connexxion rivendica infine il valore dell’esperienza condivisa. Pinacoteca Civica, ex carcere, Villa Cambiaso, RSA e quartieri non sono semplici contenitori, ma nodi di una geografia culturale costruita attraverso relazioni, memorie e conflitti. È qui che Elegia della fragilità trova la propria dimensione più concreta: non nell’esaltazione della debolezza, ma nella possibilità di trasformarla in ascolto, consapevolezza e azione collettiva.

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