Per la prima volta, la Fondazione Arte CRT entra nel perimetro della Biennale Arte di Venezia con PASTIS (dal piemontese “pasticcio”), un progetto che nel tempo ha costruito una propria identità ibrida, a metà tra dispositivo relazionale e format curatoriale. Nato a Torino e sviluppato attraverso tappe strategiche come Arte Fiera, miart e Artissima, Pastis arriva nel contesto veneziano nel momento di massima esposizione internazionale, scegliendo di non adattarsi alla logica dell’evento ma di inserirsi lateralmente, mantenendo la propria natura informale.
Curato da Nicolas Ballario, Pastis nasce come “secret breakfast” su invito, ma nel corso delle edizioni ha progressivamente assunto una funzione più ampia: creare connessioni tra figure diverse del sistema dell’arte – artisti, curatori, direttori, studenti – attraverso situazioni non codificate, fuori dai protocolli istituzionali. L’elemento relazionale resta centrale, ma a Venezia il progetto compie un passaggio ulteriore, trasformandosi in un’azione urbana concreta.
Il dispositivo scelto è quello della Toppa d’Artista, un intervento semplice e diretto che coinvolge quattro artisti italiani – Marcello Maloberti, Giulia Cenci, Benni Bosetto e Monia Ben Hamouda – invitati a realizzare una serie di toppe in edizione limitata. Non oggetti da collezione, ma elementi da indossare, pensati per circolare nello spazio pubblico. L’attivazione avviene all’interno dell’Atelier Nicolao, storica sartoria veneziana, dove le toppe vengono applicate direttamente sugli abiti dei partecipanti.
Il gesto è minimo, ma produce un effetto riconoscibile: chi indossa la toppa entra a far parte di una comunità temporanea che si muove tra le calli durante i giorni della Biennale. Non si tratta di un segno decorativo, ma di un marcatore di appartenenza, costruito attraverso un’azione condivisa che mette in relazione arte contemporanea e tradizione artigianale.
Il progetto si sviluppa dal 5 all’8 maggio, con accesso su invito, e culmina in un momento conviviale serale all’interno dello stesso atelier. Anche in questo caso, la dimensione informale non è accessoria ma strutturale: Pastis continua a operare come piattaforma di relazione, privilegiando l’incontro diretto rispetto alla visibilità mediatica. Un elemento significativo è il coinvolgimento degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, invitati a partecipare attivamente. Non come pubblico, ma come parte integrante del sistema relazionale che il progetto attiva. Un passaggio coerente con l’impostazione della Fondazione Arte CRT, che da oltre venticinque anni lavora sul sostegno ai talenti e sulla costruzione di una rete culturale estesa.
Con una collezione che sfiora le mille opere e un investimento complessivo superiore ai 43 milioni di euro, la Fondazione ha costruito nel tempo una presenza solida nel panorama dell’arte contemporanea. Pastis rappresenta una delle declinazioni più recenti di questa strategia: meno orientata all’accumulo e più alla circolazione delle relazioni, alla creazione di contesti in cui l’arte si attiva attraverso le persone.
A Venezia, questo approccio trova una forma sintetica ed efficace. Nessuna mostra, nessun padiglione, ma un’azione diffusa che attraversa la città e si inserisce nel flusso della Biennale senza replicarne le dinamiche. Pastis resta fedele alla propria natura: un “pasticcio” controllato, costruito su incontri, gesti e presenze.



