Emmanuel Perrotin celebra ancora una volta il rapporto autentico e duraturo con il cantante Pharrell Williams inaugurando la collettiva FEMMES (20 marzo-25 aprile) nella sede parigina della galleria.
Sin dal loro primo incontro in un pool party, i due condividono spesso passioni e riferimenti culturali che sfociano in eventi e mostre di forte impatto visivo e emotivo. Il primo progetto comune é una sedia di design che poco dopo confluisce in Perspective, l’esposizione tenutasi da Perrotin nel 2008, durante la quale Pharrell Williams viene introdotto ai principali esponenti dell’arte contemporanea, da Daniel Arsham a Takashi Murakami.
Williams entra in questo mondo per rimanerci e svelare ogni volta un lato sconosciuto di sé, in veste di creative director, di artista e di curatore, oltre che nei panni conosciuti ai piú di cantante. Con 13 Grammy e due candidature agli Oscar per la celebre Happy e per il film Il valore di contare da lui prodotto, Pharrell Williams si avvicina all’arte collaborando con le piú grandi star del primo decennio del XXI secolo, da Madonna, con la scrittura a quattro mani di Hey You a Beyonce, con Diamonds Are a Girl’s Best Friend, dagli Swedish House Mafia con l’album One Kayne West a Miley Cirus con The Game, collezionando successi e hit che lo rendono un personaggio versatile e intraprendente. Nato e cresciuto in Virginia, maggiore di tre figli, Pharrell scopre la musica in un laboratorio di jazz a soli 12 anni: l’incontro con il futuro produttore Chad Hugo porta al primo quartetto The Neptunes, scoperto poco dopo dal discografico Teddy Riley, con il quale il gruppo firma la prima etichetta.
Williams peró non si limita al mondo della musica interessandosi sin da giovanissimo alla moda, come testimonia la prima capsule di occhiali da sole firmata con il suo marchio Millionaire per Louis Vuitton e NIGO, a cui seguono partnership con marchi come Kiehl’s, Moncler, Uniqlo e Adidas fino all’apice dell’alta moda con la prima collezione uomo di Chanel in assoluto, maison per cui rimane per anni testimonial.
Nel 2014 debutta alla Perrotin gallery la mostra G I R L in concomitanza con il lancio dell’omonimo disco: la figura della donna ricopre un ruolo primario nella vita e nella carriera del curatore che, oltre a esprimere la sua gratitudine nei testi delle sue canzoni, sceglie di coinvolgere i piú grandi maestri contemporanei per condividere un omaggio universale. Daniel Arsham, Takashi Murakami, Marina Abramovic, Tracey Emin, Sophie Calle, Cindy Sherman, una costellazione di artisti che a modo proprio ha interpretato e veicolato un’idea di femminilità unica e irripetibile: l’obiettivo principale di questa collettiva è stato quello di allargare gli orizzonti della concezione della donna, scavalcando qualsivoglia definizione marmorea che possa in qualche modo ridurre il sesso femminile a un mondo circoscritto. Musa, chimera, complice, rifugio, una donna può essere tutto questo allo stesso tempo e l’arte, grazie ai suoi molteplici strumenti, può isolare ognuno di questi tratti per tradurre la complessità in semplice immediatezza: scultura, pittura e performance fuggono da ideali canonizzati per tornare alla donna primordiale, fatta di carne e emozioni, fragilità e tenacia.
FEMMES si inserisce nello stesso filone, ma piú di un decennio dopo e con una variazione non indifferente nel titolo, da singolare a plurale, dall’inglese al francese. Le femmes di cui parla Pharrell Williams sono le donne africane, matriarche che hanno alle spalle generazioni di lottatrici e lavoratrici che lasciano un’eredità preziosa per comprendere a pieno il nostro valore.
“Nel profondo, FEMMES è un inno, che guida la banda musicale della gioia black creando spazi per cambiamenti culturali in corso e futuri.” (Louise Thurin – autrice e curatrice)
39 artisti internazionali sono chiamati a scavare nel complesso passato di queste donne, protagoniste di narrazioni discriminatorie che per secoli hanno emarginato talenti nel nome di logiche machiste ancora oggi difficili da debellare. L’eclettismo del curatore si percepisce nell’inclusione di discipline e prospettive che trovano nella donna la loro ispirazione e il loro punto di arrivo: la matericità di Georgina Maxim e di Kapwani Kiwanga trova il suo corrispettivo nell’immediatezza visuale delle opere di Nina Chanel Abney e di Joana Choumali, mentre la fotografia di Prince Gyasi e di Gabriel Moses dialogano con l’astrattismo di Reggie Burrows Hodges e di Theresa Chromati, esattamente come le mille sfaccettature di una donna trovano il loro equilibrio in un solo corpo e in una sola mente.
FEMMES è per tutte quelle donne che non sono mai state ringraziate, accarezzate, ascoltate o semplicemente guardate davvero e che, per un curioso gioco del destino, sono proprio quelle che non smettono mai di esserci.





