Felice Casorati, la visita a Palazzo Reale non ha eguali. Per la verità di una tristezza che non ha confini

Esco dalla visita alla mostra di Felice Casorati a Palazzo Reale di Milano (fino al 29 giugno 2025, catalogo Marsilio). È d’obbligo, non so bene perché, un caffè da Giacomo sotto il porticato. E seduto al tavolino cerco di prendere qualche appunto, cerco di capire – meglio – che cosa mi ammalia ogni volta che vedo questo artista. Camminando per le sale, con la sciatica a manetta, pensavo è il migliore, è il migliore, e lo paragonavo con i suoi compagni di strada, Emilio Sobrero gli assomiglia un po’ ma è troppo vero, idem per De Chirico, Funi, Marussig, Oppi e compagnia.

Ritratto di Cesarina Gurgo Salice o Ritratto di signora, 1922, olio su tavola, cm 72×60, collezione privata. Photo Credit: Andrea Guermani. © Felice Casorati by SIAE

Lui è più vecchio, e più primitivo, più fantasioso, più classico, più musicale, più sobrio, più architettonico, più spaziale, più. Ne sarò innamorato? No, non di lui, di Kiefer semmai. E sono sobbalzato, per mia ignoranza credo, quando ho visto Kiefer in Casorati. Pazzesco. C’è un quadro del 1914 che si chiama La via lattea dove una donna o un uomo non si capisce giace a terra mentre il resto della tela è un cielo stellatissimo. Casualità? Ispirazione? Non ha proprio alcuna importanza. Quello o quelli di Kiefer sono di un secolo dopo e l’arte è sempre arte se è vera.

Felice Casorati Ritratto di Riccardo Gualino, 1923-1924, olio su tavola, 100 x 75 cm. Viareggio, Istituto Matteucci. Photo Credit: Istituto Matteucci, Viareggio. © Felice Casorati by SIAE

Il caffè di Giacomo è molto forte e buono e anche molto caro. Si mescola al subbuglio che ho dentro. Ecco, ecco, ora lo vedo. C’è tristezza, vera tristezza genuina, una rarità, quella tristezza senza motivo che non piange né rimpiange. Bisogna aver provato questa tristezza, averla amata per esser una persona sensibile. E per essere artista profondo. Sono molti anni che non sopporto più l’arte ridanciana, ultima propaggine borghese del pop, che era una cosa seria. Basterebbe la sala dedicata alle tempere per giustificare la mostra: persone sedute mestamente, alle spalle un ampio spazio vissuto ma vuoto, gamma calibratissima di colori bruni, luce-non luce. Siamo nel 1919.

Felice Casorati Silvana Cenni, 1922, tempera su tela, 205 x 105 cm. Collezione privata. Photo Credit: Pino Dell’Aquila. © Felice Casorati by SIAE

 Poi ti perdi nelle figure architettoniche, ferme ed eterne. È un luogo comune invocare Piero della Francesca, ma è un luogo comune vero. È una bellezza conturbante, da far impazzire. Ed è niente quando si giunge davanti a Silvana Cenni. Bisogna sedersi e non per la sciatica questa volta. Hanno messo una panchina davanti, lo sapevano. Io non la voglio descrivere, meglio una foto. Ma è una delle grandi opere del Novecento mondiale. 1922.

 Davvero non so che fare una visione così. Prendere il catalogo e portarlo stretto a casa. E perdonare al buon Felice per i quadri che non sono all’altezza. Silenzio.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Michele Dolz
Michele Dolz
È nato a Castellón (Spagna) nel 1954 e si è trasferito in Italia nel 1976. Vive e lavora a Milano. È docente di Storia dell’Arte e autore di numerosi libri e articoli. Allievo del pittore spagnolo Salvador Pérez, ha sviluppato una pittura meditativa e al tempo stesso di grande espressività. Ma non disdegna la fotografia, benché la utilizzi sempre come parte di altre opere. Hanno scritto di lui: Chiara Canali, Elena Pontiggia, Eneas Capalbo, Giorgio Seveso, Roberto Borghi, Maurizio Cecchetti, Andrea Beolchi, Davide Coltro, Sebastiano Grasso, Joan Feliu e altri.

21 Commenti

  1. Ho visitato ammirato con commozione quasi pianto condivido tutta la sua riflessione e coincidenza amo Casorati e Kiefer entrambi perm irraggiungibili grazie di cuore.

  2. Condivido pienamente queste parole, un articolo che va dritto al cuore dell’arte misteriosa di Casorati. Due anni fa mi persi nell’incanto dei suoi colori ma, soprattutto, dei suoi silenzi a Mamiano di Traversetolo ( Reggio Emilia, Fondazione Magnani Rocca). Purtroppo non ho modo, temo, di recarmi lì a Milano, ma sarei curioso di comparare le due esposizioni. Condivido, inoltre, il riferimento a Kiefer, nient’ affatto gratuito: quelle tele col cielo stellato, di conturbante spaesamento cosmico, le vidi a Bilbao. Grazie per l’articolo, molto più che un articolo.

  3. A me è piaciuta tutta. Bello anche il pubblico, pochino ma meglio così. Tantissime fotocamere. I prezzi di Milano sono ormai soltanto per danarosi, ma i lavoratori dei musei non sembrano proprio felicissimi, immagino le cause. Ho fatto fatica a trovare quadri non all’altezza, ma non capisco niente di arte. Per contrasto, un quadro pazzesco del museo del Novecento che già conoscevo, in mezzo a tante meraviglie, mi è sembrato quasi normale. Tristezza, non so. Per esempio, chi dipinge con tanta fedeltà gli animali, deve avere un lato ironico notevole. Il tacchino spicca su tutti

  4. Casorati , l’artista per eccellenza, dotato di un senso infinito, tra spazio e tempo, dove configurano i luoghi, le attese, le anomalie del senso umano, capovolto dallo stupore di esserci, da un tacito vivere, che si compie nell’incanto, per la costante ricerca delle proprie identita’, che oscillano tra un senso di attesa permanente, verso le solitudini, che infrangono lo stupore del mistero.

  5. Ognuno vede ciò che si porta dentro! Il signor Dolz, pur nella sua simpatia, si porta dentro forse, oltre alla sua brutta sciatica che gli auguro guarisca presto, anche altri stati d’animo non così positivi.

    Guardiamo a Casorati con occhi puliti! Ci troveremo altro che non la tristezza! Ci troveremo forse la pace! Forse altre “buone” emozioni…..🌹🌹🌹💐 Fatemi sapere cosa ci avete trovato ‼️
    Buonissima giornata a chi ama la vita, l’arte e Casorati ‼️🤗

  6. Concordo pienamente, consideriamo anche il periodo storico e le sue influenze umorali oltre che culturali. Questa è una tristezza esistenziale, un vuoto del senso del vivere ( viene in mente Heidelberg). Non lo stesso per Piero della Francesca !

  7. Il caffe’ da Giacomo e’ stato determinante perché, si è vero la tua sciatica si è assopita un pò ma sopratutto a fatto si che tu potessi tirare fuori un capolavoro di recensione come solo pochi eletti, anch’essi diversamente artisti riescono. Mi sono beato, mi vergogno a dirlo e per attutire il tutto aggiungo un quasi di più nello scorrere il tuo scritto che ho letto con molto interesse che nel vedere le magnifiche tele di Casorati perchè è vero anch’io sono stato torturato dal mio alluce valgo tant’e’ che uscendo nelle scale ho avuto la necessità di togliere le scarpe ma perchè solo pochi hanno la capacità di vedere oltre. Belle le foto che accompagno il tuo scritto. Un caldo saluto dalla Sicilia.l, Ciao

  8. Siamo assorbiti dall’ interiorità di quelle figure anche se non ci guardano, anzi proprio perché il loro sguardo è perso in un altrove.

  9. Sono nata nel 1956, negli anni 90 nella mia citta’ (Catania) c’è stata una mostra di F. Casorati, anche io sono rimasta abbagliata. I quadri mi hanno portato negli anni 20 e 30 dandomi gioia e tristezza insieme. Adoro Casorati.

  10. Bellissima lettura dell’opera di Casorati, ma la tristezza fa parte del vissuto dell’artista e della “sabaudita’” del contesto sociale torinese.

  11. Bell’articolo davvero… breve,succinto e compendioso ! Come i giudizi asciutti e sempre un po’ avari dei nostri professori del buon tempo che fu.
    In ogni caso,anche per le immagini selezionare, vien subito voglia di prendere un treno per Milano, Palazzo Reale!

  12. Grazie, condivido con don Michele Dolz il senso di intensità, di meditazione, di silenzio e potenza dell’arte di Casorati.L’ho amato dai tempi degli studi a Brera e questa mostra ha riconfermato il fascino di opere che lasciano il.segno.

  13. Non posso che condividere appieno, Silvana Cenni poi è di una bellezza che lascia senza fiato, ho lasciato la la sala ma poco dopo sono tornato a rivederla.
    Le opere di FC ti lasciano una tristezza consapevole, matura, come la risaia dopo il raccolto, a fine Novembre della sua Novara.

  14. A questo punto non resta che visitare la mostra. E non occorre più la visita guidata! Grazie agli intenditori che hanno illustrato così magistralmente l’opera, e non solo, del Maestro

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