“Alice: Curiouser and Curiouser”, “David Bowie Is”, “Videogames: Design/Play/Disrupt”, “You Say You Want a Revolution? Records and Rebels 1966–1970”, “Alexander McQueen: Savage Beauty”: il Victoria and Albert Museum si è sempre distinto come un museo di design estremamente attento alla complessità e differenziazione delle tematiche proposte. Un racconto dell’arte nella sua interpretazione più ampia, dal disegno alla moda, da storie di brand a storie di cinema, da architettura a lifestyle, antropologia, costume. D’avanguardia nell’attività curatoriale che, estremamente attenta al dettaglio, coinvolge con eccellenza, tra didattica, analisi e cataloghi da pesare, in grammi, in cultura.
Nella sua sede storica a South Kensington, che nasce per l’Esposizione Universale del 1851, l’architettura vittoriana incontra elementi gotici e neorinascimentali: fu proprio il Principe Alberto a volerne fare un complesso museale per educare il pubblico al design. Fu solo il primo passo, a cui è seguito l’arricchimento, anno dopo anno, della collezione del V&A, variopinta nei materiali, assortita nelle provenienze. I lunghi corridoi hanno il giusto spazio di osservazione, scolaresche ci passano attraverso estasiate, mentre artisti muniti di carboncino provano a restituire la magnificenza di un camino ottomano maiolicato del 1700.

Uno spazio davvero per tutti, dove potersi dedicare all’incanto, all’educazione e all’apprendimento. Nel 2022, per “Beatrix Potter: Drawn to Nature”, il museo dedicava un’intera sezione del percorso espositivo all’interazione dei giovanissimi: cassettoni “touch and feel” contenevano rocce, conchiglie, uova di uccelli; l’area “under the microscope” ricostruiva lo studio dove la piccola Beatrix ha iniziato i suoi disegni. Per un’esperienza ludica dove imparare come l’osservazione della natura abbia alimentato il lavoro dell’artista. D’altronde nel 2023 ha inaugurato lo “Young V&A”: ex “Museum of Childood”, il Victoria and Albert ne ha avviato la riqualificazione nel 2020, per trasformare quello che sembrava essere un contesto troppo statico e passivo in un progetto più interattivo, su misura del futuro di domani.
Lo “Young V&A”, collocato nell’East London, non è l’unica succursale del museo in quella zona. È di solo cinque mesi fa l’opening del “V&A Storehouse”, nei pressi del Queen Elizabeth Olympic Park: questo spazio, diverso dai suoi predecessori, è dedicato – come suggerisce il nome – ad uno storage delle collezioni, con una natura più simile ad un centro di ricerca: è presente infatti il servizio “Order an Object”: è possibile prenotare un reperto, al fine di visualizzarlo in modo approfondito e analitico.

La notizia, comunque, riguarda la data del 18 Aprile 2026, quando, proprio accanto allo storehouse, avrà luogo l’inaugurazione del settore museale del complesso East del Victoria and Albert Museum. E proprio della location bisogna valutare la grande incidenza, ispirazione e perché no, responsabilità all’interno del progetto, poiché l’dea è proprio quella di dare un taglio più partecipativo e popolare all’identità V&A. Percorsi liberi e non guidati, mix di discipline e collezioni pop, spazi progettati per puntare i riflettori sui dietro le quinte del museo. La prima exhibition è già stata svelata: “The Music is Black: A British history”. Cita la caption del post del save the date, che la mostra “esplorerà 125 anni di storia musicale britannica nera attraverso 8 generi distinti”. Molte le collaborazioni previste per la diffusione al tessuto urbano di questo scenario così creativo e performante.
Il tutto, si unisce alle già presenti meravigliose esperienze dello Scotland’s design museum, il V&A Dundee (2018) – la cui architettura è ispirata ai fiordi delle Highlands – e della Wedgewood Collection a Stoke-on-Trent, centro di produzione della famosa azienda di ceramiche settecentesche, che hanno fatto la storia del setting del five o’ clock tea.
Con cinque sedi già operative e una in arrivo, il Victoria and Albert Museum è una delle realtà di design più importanti al mondo: una curatela di prestigio e una narrazione di immenso valore strategico fanno il resto. Ma come comunica il V&A tutta questa eterogeneità? In che modo collimano contenuti, scopi e approccio?
I profili social sono tutti diversi, ognuno intento a raccontare la propria storia, la propria mission. Ma comune è la visione ispiratrice: restituire e mostrare l’idea di una dimensione dove le persone e i sorrisi contano.




