Elogio dell’imperfezione. La Design Week celebra il grande maestro Gaetano Pesce

A Gaetano Pesce piacevano i materiali molli. Li considerava “un’espressione di questo tempo liquido, in cui i valori cambiano costantemente e velocemente”. In una delle sue ultime interviste aveva dichiarato che come per Up, la poltrona a forma di donna che lo aveva reso famoso nel ’69, avrebbe voluto mettere in piazza a Milano la versione maxi di La consolle dell’uomo stanco, una scaffalatura a forma di uomo a quattro zampe che allude al fatto che gli uomini, pur avendo fatto cose straordinarie nel passato, oggi «non sanno più innovare e sorprendere». Il grande maestro sosteneva, infatti, che «questo è il momento delle donne: flessibili, curiose, energiche», che non hanno più la palla al piede, «mentre il maschio è immobile».

In occasione della Milano Design Week, dal 7 al 13 aprile la Galleria Antonia Jannone di Milano, storico punto di riferimento per il dialogo tra architettura, design e arte, dedica al grande maestro del design italiano un’esposizione che ne ripercorre le idee e le opere a un anno dalla scomparsa. Gaetano Pesce. Una festa per l’architettura: modelli, pensieri e disegni segna il suo ritorno nella galleria fondata da Antonia Jannone, a un decennio dalla personale del 2015.

Pesce, Modello Torre Pluralista, part., 2014_courtesy Contemplazioni

L’esposizione vuole omaggiare la concezione empatica, gioiosa, comunicativa e sperimentale del grande maestro, il suo approccio unico al design e all’architettura, intesi come atti rivoluzionari. 

Modelli, disegni, schizzi e testi autografi sono stati scelti per raccontare la sua visione, a partire da tre progetti emblematici: il World Trade Center, ideato dopo l’11 settembre, il Pink Pavilion, la prima architettura interamente realizzata in poliuretano espanso – una struttura temporanea creata per la Triennale Bovisa nel 2007 ma poi demolita – e La Torre Pluralista. Quest’ultimo è il progetto forse più ambizioso di Gaetano Pesce. Concepito nel 1987, è un grattacielo in cui ogni abitante può personalizzare la propria parte di facciata, ciascuno dei suoi 40 piani può essere realizzato da un architetto diverso così da esprimere la varietà delle persone che lo abitano. Gaetano Pesce lo ha concepito come «un monumento alla democrazia» che rompe l’uniformità dei palazzi moderni, indistinguibili tra loro perché ancora ispirati a quello Stile Internazionale ormai standardizzato.

Accanto ai modelli, la mostra affianca una selezione di disegni di grande formato, alcuni dei quali risalgono agli anni Settanta e Ottanta, tra cui Church of solitude (1977), Vertical loft (1982), Maison des enfants (1985), Hubin’s House (1988). Quest’ultimo riguarda la ristrutturazione dell’appartamento per il grande collezionista e amante dell’arte e del design Marc-André Hubin.  «Non faccio progetti per professione, lo faccio solo se ho qualcosa da dire», aveva dichiarato il grande maestro, «Hubin mi ha dato l’opportunità di fare una sorta di suo ritratto, perché era un collezionista, molto curioso, molto aperto». L’ appartamento dall’ insolita bellezza ha infatti rappresentato, forse meglio di qualunque altro progetto, l’obiettivo artistico di Pesce: utilizzare l’innovazione per stimolare l’attenzione nei confronti dell’imperfezione umana. 

Pesce-Modello-Pink-Pavilion-2007_Courtesy-of-Gaetano-Pesces-Office-New-York

L’attenzione nei confronti dell’imperfezione, intesa come traccia indelebile dell’essere umano, è stata davvero l’intuizione più geniale di Gaetano Pesce. Qualcosa che già il maestro era in grado di “vedere” negli anni Ottanta e che solo oggi, in un’epoca in cui siamo ossessionati dalla continua ricerca di una perfezione che non esiste, possiamo comprendere appieno. 

La mostra comprende infine una sezione dedicata a uno degli ultimi progetti di Pesce, nato da un viaggio in Oman. Qui il maestro è rimasto affascinato dall’enorme distesa di alberi di Boswellia nel deserto, osservandone le ramificazioni ha immaginato una nuova serie di sedute – le Oman Chairs – realizzate attraverso una innovativa sperimentazione sulla materia, con una tecnica che unisce due resine diverse in un’unica colata.

Per l’occasione la storica galleria di Milano è stata trasformata completamente con un allestimento in metallo e resina, in modo da creare un ambiente al tempo stesso gioioso e straniante, proprio come le opere di Gaetano Pesce.

Poster for 'No Curves' solo show with a Mona Lisa portrait wearing neon yellow virtual-reality style goggles, set in a vivid geometric collage; includes dates and venue details (free admission).
CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Al Museum Rietberg di Zurigo la fotografia coloniale diventa contro-narrazione nell’arte contemporanea

A Kind of Paradise. Counter-Narratives to Colonial-Era Photography, in italiano Quasi un paradiso. Fotografia dell’era coloniale nell’arte contemporanea è un’esposizione collettiva e plurale che mette in dialogo opere di artisti provenienti da diverse parti del mondo.

Il primo Picasso di Milano: al Museo del Novecento la storia di Homme assis tra rivoluzione, antifranchismo e solidarietà internazionale

Da oggi il Museo del Novecento di Milano presenta “Il primo Picasso di Milano. Un Moschettiere tra rivoluzione, antifranchismo e solidarietà internazionale”, un focus a cura di Roberto Pini dedicato alla complessa vicenda di Homme assis del 1967, primo dipinto di Pablo Picasso a entrare nelle collezioni civiche milanesi nel 1972.
Carola Arrivas Bajardi
Carola Arrivas Bajardi
Architetto, designer, dottore di ricerca sulla sostenibilità ambientale e insegnante di storia dell’arte. Scrive articoli di approfondimento su arte, design e architettura con l’intento di divulgare contenuti culturali in maniera semplice ma approfondita, cercando sempre di aggiungere un punto di vista diverso. La sua è una personalità eclettica che l'ha portata a fare cose diversissime tra loro: dopo il liceo classico si laurea in Architettura, vince una borsa di studio e si occupa di design a Londra, Roma e Milano, espone a New York nella mostra “Theatre of Italian Creativity”; tornata a Palermo consegue un PhD in ingegneria sul life cycle assesment, diventa LEED AP e vince il premio Mirna Terenziani; si abilita per insegnare disegno e storia dell’arte e scrive articoli di approfondimento. Grazie al suo percorso possiede una visione trasversale, mai settoriale, oggi più che mai necessaria per affrontare le complessità e le trasformazioni del mondo contemporaneo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui