“Ecce Homo”, l’incontro tra divino e umano in mostra alla Villa d’Este

L’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Villae presenta la mostra dove antico e contemporaneo si uniscono per una diversa antropologia.


L’anteprima della mostra che durerà fino al 17 ottobre, curata da Andrea Bruciati, (Villa d’Este, 16 ottobre 2020 – 10 gennaio 2021) aveva anticipato il nucleo espositivo vero e proprio, trovando espressione in opere particolarmente rappresentative dello spirito e della passione di Cristo. In uno spazio diacronico, che poneva in dialogo le radici classiche con la nostra stretta contemporaneità, sono state accostate tra di loro diverse opere come il “Cristo in pietà sorretto dalla Madonna” di Jacopo del Sellaio e “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” della serie fotografica di Mario Giacomelli.

Jacopo del Sellaio, Cristo in pietà sorretto dalla madonna, 1470 – 1493, collezione privata

La mostra attuale, invece, durerà fino al 17 ottobre 2021 e costituisce l’editio maior dell’omonima anteprima, di cui rappresenta una versione espansa nei temi, nelle sedi e nel numero delle opere. Ecce homo: sono le parole dette da Pilato nel Vangelo di Giovanni (XIX, 5) nel presentare alla folla Gesù, dopo averlo fatto flagellare e lasciato rivestire per dileggio con un manto rosso e una corona di spine. La scena, sommamente tragica, diviene una delle più rappresentate della passione, il cui racconto si snoda in mostra attraverso opere e prestiti illustri da prestigiose collezioni pubbliche e private.

Luigi Ontani. San Sebastiano d’après Guido Reni, 1970. Roma, Collezione Fabio Sargentini

L’esposizione intende infatti accostarsi al significato profondo e universale dell’incarnazione e della morte di Cristo, consentendo di intrecciare ad essa differenti percorsi antropologici e artistici, trasversali alle epoche e alle sensibilità culturali. Al centro della mostra si pongono la fragilità e la ricerca di senso, quali condizioni profondamente connaturate all’essere umano e al rapporto con il divino.Se nel celebre ciclo statuario antico dei Niobidi, rinvenuti a Ciampino (Roma) e ora nelle collezioni dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, ci si interroga su temi quali l’innocenza delle vittime e il trauma della perdita, nel racconto della strage dei figli di Niobe il contemporaneo Nicola Samorì (Forlì, 1977) affronta la debolezza della carne e la rottura dell’integrità e rielabora un immenso e stratificato archivio iconografico, parte della nostra memoria collettiva.

Nicola Samorì, Ne uscì polvere 2021, Courtesy MONITOR, Roma/Lisbona/Pereto

Come afferma il curatore Andrea Bruciati, direttore delle Villae questa esposizione”, accessibile in entrambe le sedi con un unico biglietto, “evoca la tangibilità e la prossimità del divino, attraverso un approccio intimo e intenso, ancorché laico, alla dimensione spirituale. Paradossalmente la mostra avvicina l’intangibile all’uomo, dà corpo e materia all’indicibile e al trascendente e trasferisce su un piano di universalità un tema strettamente legato alla sensibilità cristiana“.Considerando la sofferenza e la morte non come elementi negativi ma come segni della “divinità incarnata”, la mostra offre dunque l’occasione di “toccare con mano” questo incontro tra divino e umano attraverso una serie di importanti opere e prestiti illustri da prestigiose collezioni pubbliche e private.

Cover Photo Credits: Jacopo del Sellaio, Cristo in pietà sorretto dalla madonna, 1470 – 1493, collezione privata

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L’anteprima della mostra che durerà fino al 17 ottobre, curata da Andrea Bruciati, (Villa d’Este, 16 ottobre 2020 – 10 gennaio 2021) aveva anticipato il nucleo espositivo vero e proprio, trovando espressione in opere particolarmente rappresentative dello spirito e della passione di Cristo. In uno spazio diacronico, che poneva in dialogo le radici classiche con la nostra stretta contemporaneità, sono state accostate tra di loro diverse opere come il “Cristo in pietà sorretto dalla Madonna” di Jacopo del Sellaio e “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” della serie fotografica di Mario Giacomelli.

Jacopo del Sellaio, Cristo in pietà sorretto dalla madonna, 1470 – 1493, collezione privata

La mostra attuale, invece, durerà fino al 17 ottobre 2021 e costituisce l’editio maior dell’omonima anteprima, di cui rappresenta una versione espansa nei temi, nelle sedi e nel numero delle opere. Ecce homo: sono le parole dette da Pilato nel Vangelo di Giovanni (XIX, 5) nel presentare alla folla Gesù, dopo averlo fatto flagellare e lasciato rivestire per dileggio con un manto rosso e una corona di spine. La scena, sommamente tragica, diviene una delle più rappresentate della passione, il cui racconto si snoda in mostra attraverso opere e prestiti illustri da prestigiose collezioni pubbliche e private.

Luigi Ontani. San Sebastiano d’après Guido Reni, 1970. Roma, Collezione Fabio Sargentini

L’esposizione intende infatti accostarsi al significato profondo e universale dell’incarnazione e della morte di Cristo, consentendo di intrecciare ad essa differenti percorsi antropologici e artistici, trasversali alle epoche e alle sensibilità culturali. Al centro della mostra si pongono la fragilità e la ricerca di senso, quali condizioni profondamente connaturate all’essere umano e al rapporto con il divino.Se nel celebre ciclo statuario antico dei Niobidi, rinvenuti a Ciampino (Roma) e ora nelle collezioni dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, ci si interroga su temi quali l’innocenza delle vittime e il trauma della perdita, nel racconto della strage dei figli di Niobe il contemporaneo Nicola Samorì (Forlì, 1977) affronta la debolezza della carne e la rottura dell’integrità e rielabora un immenso e stratificato archivio iconografico, parte della nostra memoria collettiva.

Nicola Samorì, Ne uscì polvere 2021, Courtesy MONITOR, Roma/Lisbona/Pereto

Come afferma il curatore Andrea Bruciati, direttore delle Villae questa esposizione”, accessibile in entrambe le sedi con un unico biglietto, “evoca la tangibilità e la prossimità del divino, attraverso un approccio intimo e intenso, ancorché laico, alla dimensione spirituale. Paradossalmente la mostra avvicina l’intangibile all’uomo, dà corpo e materia all’indicibile e al trascendente e trasferisce su un piano di universalità un tema strettamente legato alla sensibilità cristiana“.Considerando la sofferenza e la morte non come elementi negativi ma come segni della “divinità incarnata”, la mostra offre dunque l’occasione di “toccare con mano” questo incontro tra divino e umano attraverso una serie di importanti opere e prestiti illustri da prestigiose collezioni pubbliche e private.

Cover Photo Credits: Jacopo del Sellaio, Cristo in pietà sorretto dalla madonna, 1470 – 1493, collezione privata

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L’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Villae presenta la mostra dove antico e contemporaneo si uniscono per una diversa antropologia.


L’anteprima della mostra che durerà fino al 17 ottobre, curata da Andrea Bruciati, (Villa d’Este, 16 ottobre 2020 – 10 gennaio 2021) aveva anticipato il nucleo espositivo vero e proprio, trovando espressione in opere particolarmente rappresentative dello spirito e della passione di Cristo. In uno spazio diacronico, che poneva in dialogo le radici classiche con la nostra stretta contemporaneità, sono state accostate tra di loro diverse opere come il “Cristo in pietà sorretto dalla Madonna” di Jacopo del Sellaio e “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” della serie fotografica di Mario Giacomelli.

Jacopo del Sellaio, Cristo in pietà sorretto dalla madonna, 1470 – 1493, collezione privata

La mostra attuale, invece, durerà fino al 17 ottobre 2021 e costituisce l’editio maior dell’omonima anteprima, di cui rappresenta una versione espansa nei temi, nelle sedi e nel numero delle opere. Ecce homo: sono le parole dette da Pilato nel Vangelo di Giovanni (XIX, 5) nel presentare alla folla Gesù, dopo averlo fatto flagellare e lasciato rivestire per dileggio con un manto rosso e una corona di spine. La scena, sommamente tragica, diviene una delle più rappresentate della passione, il cui racconto si snoda in mostra attraverso opere e prestiti illustri da prestigiose collezioni pubbliche e private.

Luigi Ontani. San Sebastiano d’après Guido Reni, 1970. Roma, Collezione Fabio Sargentini

L’esposizione intende infatti accostarsi al significato profondo e universale dell’incarnazione e della morte di Cristo, consentendo di intrecciare ad essa differenti percorsi antropologici e artistici, trasversali alle epoche e alle sensibilità culturali. Al centro della mostra si pongono la fragilità e la ricerca di senso, quali condizioni profondamente connaturate all’essere umano e al rapporto con il divino.Se nel celebre ciclo statuario antico dei Niobidi, rinvenuti a Ciampino (Roma) e ora nelle collezioni dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, ci si interroga su temi quali l’innocenza delle vittime e il trauma della perdita, nel racconto della strage dei figli di Niobe il contemporaneo Nicola Samorì (Forlì, 1977) affronta la debolezza della carne e la rottura dell’integrità e rielabora un immenso e stratificato archivio iconografico, parte della nostra memoria collettiva.

Nicola Samorì, Ne uscì polvere 2021, Courtesy MONITOR, Roma/Lisbona/Pereto

Come afferma il curatore Andrea Bruciati, direttore delle Villae questa esposizione”, accessibile in entrambe le sedi con un unico biglietto, “evoca la tangibilità e la prossimità del divino, attraverso un approccio intimo e intenso, ancorché laico, alla dimensione spirituale. Paradossalmente la mostra avvicina l’intangibile all’uomo, dà corpo e materia all’indicibile e al trascendente e trasferisce su un piano di universalità un tema strettamente legato alla sensibilità cristiana“.Considerando la sofferenza e la morte non come elementi negativi ma come segni della “divinità incarnata”, la mostra offre dunque l’occasione di “toccare con mano” questo incontro tra divino e umano attraverso una serie di importanti opere e prestiti illustri da prestigiose collezioni pubbliche e private.

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