È morta Koyo Kouoh, curatrice della Biennale Arte di Venezia del 2026

Si è spenta a soli 58 anni, Koyo Kouoh designata prima curatrice africana nella storia della Biennale d’Arte di Venezia…

Una notizia che ci lascia sgomenti. Con un comunicato asciutto, ma carico di dolore la Biennale di Venezia ha annunciato la scomparsa improvvisa e prematura di Koyo Kouoh, curatrice designata della Biennale Arte 2026. Kouoh aveva 58 anni. Le cause del decesso non sono state rese pubbliche. Un fulmine a ciel sereno che scuote la comunità artistica internazionale proprio nei giorni dell’inaugurazione della Biennale di Architettura a ridosso della cerimonia ufficiale di consegna dei Leoni d’oro. 

La Nomina

Kouoh era stata scelta nel dicembre 2024 dal CDA della Biennale come direttrice artistica della 61. Esposizione della mostra internazionale d’arte che inaugurerà la prossima primavera ed era già al lavoro su quello che si preannunciava come un progetto di grande visione e portata globale.

La curatrice era attesa a Venezia il prossimo 20 maggio per presentare al pubblico titolo e tema della rassegna. Un incarico fortemente voluto dal Presidente Buttafuoco che aveva sostenuto come “la nomina di Koyo Kouoh alla direzione artistica del Settore Arti Visive sia la cognizione di un orizzonte ampio di visione nel sorgere di un giorno prodigo di parole e occhi nuovi. Con lei, qui a Venezia, la Biennale conferma quel che da oltre un secolo offre al mondo: essere la casa del futuro.” Un futuro, al momento, quanto mai incerto che porrà il Presidente e il CDA dell’istituzione veneziana nella condizione difficile di scegliere se nominare un nuovo curatore in corsa oppure portare avanti il lavoro già intrapreso dalla curatrice di origini africane attraverso il suo team. 

La prima curatrice africana della Biennale

La sua nomina a curatrice della Biennale 2026 era stata accolta con entusiasmo: si trattava della prima donna africana a ricoprire quel ruolo nella storia della manifestazione. Molti avevano visto in lei la figura capace di spingere la Biennale verso un nuovo orizzonte etico ed estetico, attento alla pluralità delle prospettive e alla centralità delle pratiche artistiche del Sud del mondo. La sua scomparsa lascia ora un vuoto profondo, non solo dal punto di vista curatoriale, ma anche simbolico. Kouoh incarnava la possibilità di una visione più ampia e forse anche più equa nel sistema dell’arte internazionale.

Nata in Camerun e cresciuta in Svizzera, Koyo Kouoh era una figura di riferimento nel mondo dell’arte contemporanea africana ed internazionale. Fondatrice dell’RAW Material Company a Dakar e, dal 2019, direttrice esecutiva e chief curator dello Zeitz MOCAA di Città del Capo, Kouoh ha costruito una carriera all’insegna dell’indipendenza intellettuale, del rigore critico e dell’impegno per una decolonizzazione reale del sistema dell’arte.

Con il suo approccio curatoriale radicale, fatto di ascolto, ricerca e partecipazione, aveva dato voce a pratiche spesso escluse dai grandi circuiti museali, contribuendo a riscrivere i canoni dell’arte contemporanea a livello globale. Kouoh ha svolto un ruolo centrale nel programma educativo e artistico di 1-54 Contemporary African Art Fair, la prima e unica fiera internazionale dedicata all’arte contemporanea africana, che si è svolta a Londra, a New York e a Marrakech, oltre ad essere stata parte integrante del team curatoriale di Documenta 12 (2007) e 13 (2012). Il suo impegno è stato valorizzato attraverso numerosi premi, tra cui il Grand Prix Meret Oppenheim di Svizzera nel 2020, uno dei più prestigiosi riconoscimenti nel mondo dell’arte contemporanea.

Oltre ai progetti espositivi, Koyo Kouoh lascia una vasta produzione teorica, frutto di anni di dialoghi, conferenze, pubblicazioni e pratiche collettive. Il suo lavoro è stato determinante per comprendere il valore culturale e politico delle arti visive nei contesti postcoloniali e contemporanei.

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