Alla Livraria Lello di Porto, una delle librerie storiche più celebri d’Europa, Dua Lipa ha inaugurato Manifesto Library, una collezione permanente dedicata ai libri che, in epoche e Paesi diversi, sono stati censurati, vietati o rimossi dalla circolazione. Il progetto amplia il percorso del Service95 Book Club e porta in uno spazio fisico una riflessione che accompagna da tempo l’attività editoriale della cantante: la lettura come pratica culturale capace di incidere sul dibattito pubblico.
Gli scaffali della Manifesto Library raccolgono opere accomunate da vicende molto diverse. Alcune sono state bandite da regimi autoritari, altre sono finite nel mirino delle istituzioni religiose, altre ancora sono state escluse da scuole e biblioteche perché ritenute moralmente controverse o politicamente divisive. Riunirle nello stesso luogo significa osservare come ogni epoca costruisca il proprio elenco di libri scomodi e, insieme, i propri confini della libertà di espressione.
La scelta della Livraria Lello contribuisce a rafforzare questo messaggio. Da oltre un secolo, la libreria rappresenta uno dei luoghi-simbolo della cultura del libro in Europa, meta di migliaia di visitatori ogni giorno. Inserire qui una raccolta dedicata ai testi censurati invita a guardare oltre la dimensione celebrativa della letteratura e a interrogarsi sul rapporto tra conoscenza e potere. Ogni volume conserva la traccia di uno scontro culturale e testimonia il tentativo, da parte di istituzioni politiche, religiose o sociali, di limitarne la circolazione.

L’apertura della Manifesto Library arriva mentre il tema della censura editoriale è tornato al centro del dibattito internazionale. Negli Stati Uniti, negli ultimi anni, è aumentato il numero di libri rimossi da scuole e biblioteche a seguito delle pressioni di gruppi politici o associazioni di genitori. Tra i titoli più contestati compaiono romanzi che affrontano temi come identità di genere, discriminazione razziale, diritti civili, sessualità e memoria coloniale. La battaglia sui libri continua così a riflettere le tensioni culturali che attraversano la società contemporanea.
La biblioteca ideata da Dua Lipa nasce dentro questo clima. Ogni volume conserva la memoria di un divieto, di una rimozione o di una campagna di contestazione e, una volta affiancato agli altri, contribuisce a raccontare una storia più ampia: quella delle idee che, in momenti diversi, qualcuno ha cercato di sottrarre alla discussione pubblica. Il progetto invita a osservare la censura come un fenomeno storico ricorrente, destinato a cambiare bersagli insieme alle trasformazioni della società.
Questa iniziativa racconta anche il percorso compiuto da Dua Lipa negli ultimi anni. Accanto alla carriera musicale, la cantante ha costruito un’identità sempre più legata all’editoria e alla divulgazione culturale. Service95, nato come newsletter, è diventato un luogo di confronto che ospita reportage, interviste, consigli di lettura e conversazioni con scrittori provenienti da contesti molto diversi. La Manifesto Library rappresenta un’estensione naturale di questo lavoro: porta fuori dallo schermo una comunità di lettori e le dà uno spazio permanente.
Negli ultimi anni la cantante ha costruito, accanto alla carriera musicale, un progetto editoriale sempre più articolato. Attraverso la newsletter Service95 e il relativo book club ha intervistato scrittori, promosso romanzi e saggi provenienti da contesti culturali differenti e dato spazio a temi raramente affrontati dall’industria dell’intrattenimento. La letteratura è diventata parte integrante della sua identità pubblica.
Questa trasformazione riflette un cambiamento più ampio. Le celebrity occupano oggi un ruolo sempre più rilevante nella mediazione culturale. Se in passato erano soprattutto i supplementi letterari, i premi e la critica specializzata a orientare la circolazione dei libri, oggi quella funzione è condivisa con podcast, newsletter, community digitali e book club guidati da figure molto popolari. Un titolo consigliato da una personalità con milioni di follower può raggiungere lettori che difficilmente entrerebbero nei circuiti tradizionali dell’editoria.
In un ecosistema dominato dalle piattaforme digitali e dagli algoritmi, costruire una biblioteca dedicata ai libri censurati assume anche il significato di una presa di posizione sul modo in cui le idee circolano. La selezione torna a essere un gesto umano, affidato a una curatela dichiarata anziché ai criteri opachi della raccomandazione automatica. Manifesto Library propone una lista di letture che nasce da una scelta culturale esplicita e invita il pubblico a confrontarsi con opere che, proprio per la loro storia, continuano a generare domande.
Il progetto dialoga anche con una tendenza che attraversa musei, archivi e biblioteche contemporanee. Sempre più spesso questi luoghi smettono di essere semplici spazi di conservazione per assumere il ruolo di dispositivi interpretativi, capaci di mettere in relazione documenti, oggetti e vicende storiche. La biblioteca immaginata da Dua Lipa segue questa direzione: ogni libro viene presentato come parte di una storia collettiva che riguarda il rapporto tra cultura, memoria e potere.
La storia dell’arte offre numerosi esempi di opere che hanno incontrato forme di censura, rimozione o ostracismo. Dipinti, fotografie, film e performance hanno spesso modificato il proprio significato attraverso le polemiche che li hanno accompagnati. Anche la letteratura segue questa traiettoria. Un libro proibito continua a vivere ben oltre il divieto che lo ha colpito, trasformandosi in un documento capace di raccontare il clima politico e culturale del proprio tempo.
La Manifesto Library ricorda che la censura non appartiene soltanto al passato e che ogni generazione ridefinisce continuamente i confini del dicibile. In questo senso il progetto di Dua Lipa parla meno della cantante e molto di più del ruolo che i libri continuano ad avere nello spazio pubblico. Leggere resta un gesto individuale, ma scegliere quali storie rendere accessibili rimane una decisione profondamente collettiva.


