Domenico Dell’Osso, razzi galattici pop-surrealisti per il picture disc dei Rockets

Pittore dalle atmosfere magiche e fantastiche, inserito di diritto nel variegato movimento lowbrow e pop surrealista italiano, Domenico Dell’Osso, classe 1975, giunge di nuovo all’attenzione delle cronache artistiche con un’opera legata alla musica. È lui, infatti, l’autore del prezioso picture disc in edizione limitata, realizzato in occasione dell’uscita dell’album Time Machines della leggendaria band francese Rockets.

I Rockets

La testa rasata, una strana tuta da astronauta e una bizzarra vernice color argento che ricopriva loro il volto, i Rockets spopolarono ovunque, specie in Italia, tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta, con pezzi rimasti nel nostro immaginario come Galactica, On the road again e Future woman. Appassionato di musica e di rock, l’artista si è lanciato con entusiamo nel progetto: fin dall’adolescenza, infatti, è stato un grandissimo fan del gruppo.

Già protagonista della cover del sesto disco di Caparezza Museica del 2014 (di cui abbiamo scritto in precedenza qua, ne Le 5 migliori copertine d’artista della musica italiana), Dell’Osso non solo ha realizzato l’illustrazione per il vinile, che mette in scena cinque dei suoi classici “omini” (ognuno rappresenta infatti un membro della band) guardare dal basso altrettanti razzi svolazzanti nello spazio all’interno di un’atmosfera surreale, ma ha anche collaborato, assieme ad Alessandro Pascolini, professionista appassionato della creazione e produzione digitale 3D, alla realizzazione del video-clip Last Train To London, ora disponibile su YouTube.

La clip, diretta sempre da Dell’Osso con la collaborazione di Pascolini, racconta il viaggio, tra realtà, memoria, immaginazione, in una Londra del 1979, dove gli spettatori possono immergersi nel fascino e nell’atmosfera unica e, anche in questo caso, surreale e onirica della capitale inglese.

L’inizio del video mostra il classico omino di Dell’Osso che, centrato in pieno da un misterioso fulmine piovutogli dal cielo (metafora, evidentemente, del “colpo di fulmine” che ci coglie quando ci innamoriamo all’improvviso, evidenziato dal cuore che da quel momento gli rotea proprio sulla testa, e che non lo abbandonerà più), si trova teletrasportato, a mo’ di posta pneumatica, in una Londra anni Settanta tra lo psichedelico e il surreale. Una sorta di “abduction” d’amore, un viaggio nel tempo che trasporta l’omino, accompagnato dal suo cuore che gli fluttua sulla testa, in un tempo e in uno spazio diversi, da cui non vorrebbe mai più staccarsi: è, appunto, quell’ultimo treno per Londra di cui parlano i Rockets nella loro canzone: “Last train to London / Just leaving town / But I really want tonight to last forever / I really wanna be with you / Let the music play on down the line tonight / It was one of those nights / One of those nights when you feel the fire is burning“, “Ultimo treno per Londra, Sto lasciando la città, Ma voglio davvero che stasera duri per sempre, Voglio davvero stare con te, Lasciamo che la musica continui a suonare stasera. Era una di quelle notti, Una di quelle notti in cui senti che il fuoco arde”.

Sarà infatti lui, l’omino, che per Dell’Osso è il simbolo della nostra individualità, con i nostri amori e la nostra solitudine, il protagonista di questo lungo viaggio nel quale percorrerà una città piena di sorprese: un Big Ben surreale, navi spaziali, la corona, aragoste giganti, il logo storico degli Who e, in fondo, riferimenti a un periodo, quello della signora Thatcher, rappresentato dal volto gigante dell’ex “lady di ferro” e una scritta, “Milk Snatcher” (“ladra di latte”), che si riferisce al nomignolo affibbiato all’ex primo Ministro britannico, che nel 1971, nell’ambito del taglio della spesa pubblica, aveva deciso di annullare la distribuzione di latte gratis per i bambini da sette agli undici anni. Insomma, un viaggio onirico e magico, in pieno stile Dell’Osso, che racconta, sulla base della musica della band, una notte londinese di una quartantina d’anni fa sotto il segno dell’amore. “It was nine twenty-nine / Nine twenty-nine, back street, big city / The sun was going down / There was music all around, it felt so right / It was one of those nights / One of those nights when you feel the world stop turning / You were standing there / There was music in the air / I should have been away / But I knew I had to stay“, “Erano le nove e ventinove, Nove e ventinove, strada secondaria, grande città, Il sole stava tramontando, C’era musica ovunque, sembrava così giusto, Era una di quelle notti, Una di quelle notti in cui senti che il mondo smette di girare, Eri lì C’era musica nell’aria. Avrei dovuto essere via, Ma sapevo che dovevo restare”. Una canzone che trasmette un senso di gioia, di nostalgia, di desiderio travolgente: una notte di tanti anni fa ma che può capitare anche oggi, in una notte qualsiasi in una città straniera, divorati da un amore travolgente: un momento di puro romanticismo e di passione.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Alfonso Umali
Alfonso Umali
Alfonso Umali (Milano 2001). Studente all’Accademia di Belle Arti di Brera, ha partecipato a numerosi progetti artistici, con performance, manifestazioni di arte pubblica, laboratori e live painting. Ha incentrato la sua attività soprattutto su temi sociali e ambientali. Ha collaborato come assistente di galleria presso Galleria Vik Milano e con diversi artisti come social manager. Ha collaborato come giornalista free lance, trattando di arte e musica, su “Arte In magazine” e altre riviste di settore.

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