Dentro la mente di Matt Mullican: il tappeto cosmologico di “That Person” invade Palazzo della Ragione

La prima cosa che vedo di Matt Mullican, salito lo scalone che porta a Palazzo della Ragione a Bergamo Alta  – un luogo da cui si gode una delle più belle viste sul Duomo – è la sua schiena ripiegata a terra: sta fotografando con il cellulare That Person’s Heaven”, la monumentale installazione che ha pensato per questo spazio.

Da domani e fino al 18 di gennaio ci si può camminare sopra (basta togliersi le scarpe o mettere i sovrascarpe): è un enorme e soffice tappeto quadrato di 16 metri per 16. Poco prima del mio incontro con l’artista americano (1951, Santa Monica) sono passati i bambini di una scuola: «Erano entusiasti: loro la sentono questa mia arte. E sai perché? Perché parla la loro lingua, anche se io ho quasi 75 anni e questo stile ho cominciato a pensarlo negli anni Settanta», dice Mullican, una vita ora divisa tra Berlino e New York («Che bella notizia l’elezione del sindaco Mamdani: del resto della politica americana non voglio parlare. Trump è una disgrazia»). 

Matt Mullican, That Person’s Heaven, 2025, allestimento, Palazzo della Ragione, Bergamo Courtesy l’artista e The Blank Contemporary Art Crediti fotografici: Roberto Marossi

Passeggiamo sulla sua opera tessile in questa mostra curata al solito con passione da Stefano Raimondi e prodotta da The Blank Contemporary Art che apre in grande stile il Festival d’Arte Contemporanea ArtDate (una quarantina di appuntamenti in città, fino a domenica). Mullican è affezionato all’Italia: ricorda «come un dono» la personale di qualche anno fa al Pirelli HangarBicocca e con grande affetto la storica dell’arte Ida Giannelli che tanti tanti anni addietro si interessò ai suoi lavori. Più recentemente, sempre restando all’Italia, Matt Mullican è stato tra gli artisti chiamati da Massimiliano Gioni nella sua Biennale d’Arte di Venezia, nel 2013. «In America non sono stato molto capito: sì, ho esposto al MoMa e al Whitney Museum di New York, ma mai con una vera e ampia personale e quasi nessun altro museo importante ha una mia opera in collezione. Ora ho donato i miei quaderni giovanili allo Smithsonian Institution che sta costruendo un archivio digitale sulla creatività americana: mi è parsa una bella idea. Trovo interessante che la mia arte sia invece molto apprezzata in Sudamerica, dove c’è tanta gente appassionata di filosofia, o in Portogallo. Essere qui, a Bergamo, in questo spazio così speciale è un altro grande dono della vita». 

Matt Mullican, That Person’s Heaven, 2025, allestimento, Palazzo della Ragione, Bergamo Courtesy l’artista e The Blank Contemporary Art Crediti fotografici: Roberto Marossi

Matt Mullican ha sviluppato fin dai suoi esordi artistici un complesso sistema di simboli, pittogrammi e codici cromatici che, secondo lui, possono decodificare la nostra conoscenza. Nello specifico – semplificando all’essenziale – il verde indica il materiale, il giallo le idee, l’azzurro la quotidianità, il bianco e nero il linguaggio, il rosso il soggettivo. Ebbene, la sua installazione a Bergamo si concentra su questi ultimi due pattern: metà dell’opera è in bianco e nero, l’altra metà è rossa. In questo enorme tappeto a forma di griglia vediamo 32 lavori di uguali dimensioni. Tutti insieme formano un enorme quadrato. «Anche questa sala è un quadrato: una cosa rara», commenta Mullican alzando il volto verso il soffitto del Palazzo della Ragione. 

Ci avviciniamo alla parte rossa: «Guarda i segni: potrebbero stare in un aeroporto. Chissà, magari i piloti li capiscono (ride). Sono sempre stato percepito come un outsider, come “the fool in the hill” come dice il titolo della canzone dei Beatles. Questo me l’hanno detto spesso i miei amici, anche alcuni critici a New York. Il punto è che da quando sono piccolo sono interessato ai segni che vedevo ovunque: mi piace dipingerli perché trovo che articolino direttamente tante informazioni. Mi sono interessato alla rappresentazione dei significati molto prima della rivoluzione grafica e informatica, molto prima dello stile di tanti videogames di oggi».

Matt Mullican, That Person’s Heaven, 2025, allestimento, Palazzo della Ragione, Bergamo Courtesy l’artista e The Blank Contemporary Art Crediti fotografici: Roberto Marossi

Ci soffermiamo a discutere del titolo di questo suo progetto a Bergamo, a metà tra ipnosi e consapevolezza. Matt Mullican da sempre definisce “That Person”, quella persona, il suo alter ego che dipinge e crea durante sessioni ipnotiche o in stato di trance: usa un linguaggio quasi fanciullesco nelle scritte dipinte, ama le ripetizioni e gli elenchi. Se osserviamo l’installazione troviamo infatti, scritti in nero, i giorni della settimana, i mesi dell’anno, le azioni che si compiono durante la giornata, e così via. 

«That Person sono io non solo quando sono sotto ipnosi: divento Quella Persona ogni volta che osservo qualcuno proiettando il mio su di lui. Tutto il mio lavoro artistico si concentra sui soggetti: la mia arte è soggettiva, non oggettiva e concettuale». Definisce “Cosmologia” la sezione rossa dell’installazione, punteggiata da sfere e da vuoti e pieni: gli chiediamo se tutto questo ha a che fare con la religione o con una forma di spiritualità.

Matt Mullican, That Person’s Heaven, 2025, allestimento, Palazzo della Ragione, Bergamo Courtesy l’artista e The Blank Contemporary Art Crediti fotografici: Roberto Marossi

Matt Mullican scuote con decisione la testa: «No, affatto. È solo un modello in cui tante persone possono rivedersi, ma non c’entra nulla con la fede: non sono una persona credente, ho mille dubbi, credo forse solo nella reincarnazione. Spesso questa parte del mio lavoro, questo fatto di colore rosso che è più simbolico, è stato frainteso. Solo adesso la gente comincia a capire che è un progetto post-moderno: è un modello di rappresentazione della nostra mente che pensa il mondo». Ultima curiosità: per un artista che ama occuparsi del soggettivo nelle sue opere non compare mai la parola love, amore: perché? «Troppo soggettiva. Io mi occupo di soggettività, del punto di vista del soggetto e del suo modo di decodificare il mondo, ma in un modo oggettivo». Lo dice sorridendo, poi torna a camminare sul tappeto di Quella Persona.  

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Francesca Amé
Francesca Amé
Milanese, mamma di due gagliarde adolescenti, ama raccontare il bicchiere mezzo pieno della vita, senza trascurare eventuali depositi sul fondo. Da quindici anni si dedica con passione alla cronaca culturale, italiana e internazionale, e firma interviste per alcune delle principali testate italiane. Fissata da sempre con l’arte contemporanea, è anche una travel addicted iper-organizzata. Ultimamente ha tradito la corsa con il pilates. Su Instagram è @realvistodame Testate con cui collabora per reportage culturali: ilGiornale, il Foglio, Vanity Fair Italia (show e viaggi). Vogue Italia (arts), Business People, Wired.it, Jesus

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