David Gilmour al Circo Massimo: l’esperienza live diventa memoria collettiva

Quando nel gennaio 1968 David Gilmour entrò nei Pink Floyd al posto del fondatore e “diamante pazzo Syd Barrett, iniziava un nuovo capitolo destinato a lasciare il segno nella musica rock. Questo percorso avrebbe trovato più volte nell’Italia un palcoscenico privilegiato. Dalla storica tappa a Pompei nel 1971, alle successive performance da solista a Firenze, Verona e Venezia, ogni concerto italiano ha assunto un significato particolare, trasformandosi a volte in materiale per film, registrazioni e documentari.

Il concerto romano, svoltosi dal 27 settembre al 3 ottobre 2024 al Circo Massimo, non fa eccezione. È stato uno spettacolo ipnotico, all’altezza di uno dei protagonisti più significativi della musica psichedelica. Il connubio di suoni, luci e scenografia ha portato l’esperienza a vette emotive altissime. E a rendere l’atmosfera ancora più intima ha contribuito un pubblico relativamente contenuto rispetto all’effettiva capienza della storica location.

Con le loro performance teatrali e attentamente curate, dalle luci alle immagini, oltre che al suono, Gilmour e i Pink Floyd hanno anticipato un fenomeno su cui oggi vale la pena riflettere: la trasformazione del concerto da semplice esibizione dal vivo a evento multimediale. Non più solo musica suonata sul momento, ma un’esperienza che integra luci, immagini, scenografie e diventa arte a 360 gradi. In questo senso, la band inglese – insieme ad altri protagonisti della scena rock – ha aperto la strada a una nuova forma espressiva, in cui la performance non si esaurisce nell’attimo in cui avviene, ma viene fissata e resa immortale attraverso formati audiovisivi, fino alle pubblicazioni in Blu-Ray che ne dilatano la memoria ben oltre il tempo reale dell’esecuzione.

Claudia Rolando / AG Toiati | Credit: Claudia Rolando / AG Toiati
Copyright: Claudia Rolando / AG Toiati

Insomma, è innegabile che oggi l’idea di grande concerto si è evoluta ed è diventata una vera e propria performance artistica in senso più ampio. Ma soprattutto, questa performance non si esaurisce più nell’attimo in cui avviene, ma diventa un’esperienza conservabile e rivivibile. Se in passato eventi come Woodstock erano fruibili solo in VHS o in registrazioni che erano limitate, sia nella resa visiva che nella possibilità di viverle in diretta ma in remoto, oggi streaming e video in alta definizione permettono di trasformare ogni live in un archivio digitale facilmente accessibile. 

L’emozione del palco resta unica, ma molti utenti addirittura prediligono la fruizione digitale per evitare le difficoltà dell’esperienza fisica, come le lunghe attese, il caldo o la ressa. Questo è un fenomeno completamente moderno e legato al modo nuovo che abbiamo di pensare alle esperienze: reale e virtuale sono diventati sempre più vicini, fino ad arrivare a toccarsi e ad essere pressoché equivalenti. Questa dinamica acquista ancora maggiore rilevanza alla luce delle recenti dichiarazioni di Gilmour: “l’unica reunion possibile dei Pink Floyd sarebbe con l’AI”. Una frase ironica e pungente, destinata a sottolineare il divario ormai insanabile con Roger Waters, bassista, vocalist e principale autore insieme a Gilmour della band. 

Ma allo stesso tempo la dichiarazione del chitarrista apre una riflessione sul futuro della musica: se la tecnologia consente di ricreare voci, strumenti e persino concerti completi e canzoni, quale valore assume la memoria autentica?
In un mondo in cui l’intelligenza artificiale può rigenerare esperienze passate o perfino crearne di mai esistite, il live dal vivo resta la misura della realtà e dell’irripetibilità di un momento, anche quando questo viene “fissato” in una registrazione destinata alla diffusione pubblica. Il concerto al Circo Massimo in versione digitale, dunque, oltre a farsi cronaca di un evento in cui storia umana e storia della musica albergano temporaneamente nella stessa dimora, ci offre l’occasione di interrogarci sul rapporto tra passato e futuro della musica nell’epoca digitale.

Durante i concerti dal vivo, Gilmour ha consegnato al pubblico presente l’emozione immediata del suono, con tutta la “fallibilità” che comporta suonare in diretta, e con quei piccoli avvenimenti che in formato video verranno poi rimossi: la tracolla della chitarra che si stacca, qualche battuta con il pubblico o da parte del pubblico stesso. Piccoli momenti inevitabilmente assenti nelle versioni non microfonate che però contribuiscono a fare la differenza tra la versione “perfetta” destinata alla memoria collettiva e alla registrazione e le piccole e meravigliose imperfezioni dell’evento live.

Con la pubblicazione in digitale, però, la performance si estende oltre i confini della serata stessa. In questo senso, il concerto rock diventa qualcosa di più ampio rispetto al passato: memoria in movimento e mezzo che abbatte ogni barriera di fruizione, da quella economica a quella geografica. Viviamo in un tempo in cui il confine tra reale e simulato è sempre più labile; tuttavia, in questo caso, la trasformazione in digitale non fa perdere forza alla performance, semmai la fa risuonare in un’eco senza tempo che raggiungerà le generazioni future.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Sara Picardi
Sara Picardi
Sono nata a Napoli negli anni Ottanta e ho sempre avuto una passione profonda per l’arte in tutte le sue forme, così come per tutto ciò che si nasconde nelle profondità, oltre la superficie. Collaboro come consulente con l’Università Federico II di Napoli nel progetto Federica Web Learning come Graphic Designer. Parallelamente alla mia carriera di Visual Designer, ho coltivato negli anni la passione per la scrittura e sono una giornalista pubblicista freelance. Nel tempo libero suono il basso, scrivo poesie e mi perdo nella contemplazione della bellezza della natura e della vita.

2 Commenti

  1. La tracolla della chitarra si è rotta il 28 settembre, il video è stato girato il primo, due e tre ottobre. Non è stato rimosso in formato video semplicemente è successo quando non vi erano riprese. Semmai sarebbe stato bello pubblicarlo perché ha dimostrato quanto l’esperienza aiuti a superare un problema tecnico come questo

  2. Infatti, tracolla rotta il 28 e video fatto 1-3 ottobre, hanno tagliato l’uragano avvenuto prima del 2… nemmeno io sono visibile, dato che ero presente il 27, alla prima, quando ha attaccato Coming Back To Life dimenticandosi dell’assolo iniziale… Si ferma, chiede scusa, e ricomincia, evidentemente confuso dall’omaggio a Polly…

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