Dal record di Marlene Dumas a Frida Kahlo: 2025, l’anno in cui le artiste hanno conquistato le aste

Il 14 maggio 2025, la 21st Century Evening Sale di Christie’s a New York ha segnato un momento significativo nel mercato dell’arte contemporanea al femminile, quando uno dei capolavori della Rubell Collection di Miami, Miss January, ha raggiunto 13,6 milioni di dollari, rendendo la pittrice sudafricana Marlene Dumas l’artista vivente più quotata. Questo risultato ha doppiato il precedente record di Dumas, stabilito quando Sotheby’s ha venduto The Visitor (1995) per 6,33 milioni di dollari nel 2008.

Dopo Miss January di Marlene Dumas non si può non citare Bedtime Story (1999) di Cecily Brown, opera che ha raggiunto 6,2 milioni di dollari dopo una feroce battaglia di offerte. Tra gli highlights dell’anno non può mancare Sentinel IV di Simone Leigh, scultura che è stata aggiudicata per 5,7 milioni di dollari. Un record personale per l’artista, Leone d’Oro della Biennale di Venezia 2022, che ha recentemente firmato con la mega galleria svizzera Hauser & Wirth.

Anche se non rientra nella nostra classifica, è interessante notare la graduale traiettoria di Elizabeth Peyton, che illustra anche il potere di una promozione sostenuta nel tempo. La sua partecipazione alla Biennale del Whitney nel 2004 e il suo autoritratto scelto per il manifesto hanno segnato l’ingresso della pittrice britannica nel gotha degli artisti mondiali. Il mercato di Elizabeth Peyton si sta dimostrando straordinariamente resiliente, insensibile alle turbolenze. Il suo record personale è stato battuto questo giugno a Londra, con Liam + Noel (Gallagher) (1996) che ha toccato 2,7 milioni di dollari. Il picco precedente, raggiunto nel maggio 2024 con Matthew (1997), aveva già segnato un’ascesa spettacolare: 2,47 milioni di dollari, 18 volte il prezzo raggiunto dalla stessa opera nel 2002.

Questi segnali convergenti attestano il solido sostegno di cui godono attualmente le artiste donne, sia nel mercato primario che in quello secondario. Sostenuta dalle gallerie più influenti e dalla forte domanda privata, questa dinamica fa parte del riconoscimento globale di cui stanno godendo le artiste contemporanee.

Le opere di artiste rappresentano quasi il 30% dei lotti venduti nelle aste serali e il 25% del valore totale, rispetto a soli cinque anni fa (parliamo del 2019, non del Paleolitico), quando il 19,5% delle opere di artiste vendute nelle aste serali era pari ad appena il 6,9% del valore complessivo. Ci troviamo davanti a una crescita strabiliante.

Arriviamo a uno dei momenti clou di questa stagione di aste, quando il mese scorso un dipinto di Frida Kahlo ha fatto la storia. L’opera del 1954, El Sueño (La Cama), ha ottenuto quasi 54,7 milioni di dollari, diventando l’opera d’arte più costosa di un’artista donna mai venduta all’asta. L’elevatissima cifra di aggiudicazione sottolinea ancor di più quanto il mercato per le artiste donne stia accelerando: l’ultimo record era stato stabilito solo poco più di un decennio fa, quando Jimson Weed/White Flower No. 1 (1932) di Georgia O’Keeffe era stato venduto per 44 milioni di dollari.

L’anno ha visto una performance storica per le donne del movimento surrealista: oltre a Frida Kahlo con El Sueño, anche Leonora Carrington, Leonor Fini, Remedios Varo e altre hanno venduto molto bene.

Qui elenchiamo i 4 migliori risultati. Tutti i prezzi d’aggiudicazione sono comprensivi di commissioni.


Frida Kahlo, El Sueño (La Cama), 1940

$ 54.660.000
Sotheby’s

El Sueño (La Cama) (1940) di Frida Kahlo è un sorprendente autoritratto che esplora vita, morte e lotta. Dipinto durante un anno travagliato segnato dall’assassinio del suo amante Lev Trotsky, dal tumultuoso divorzio da suo marito, da un nuovo matrimonio e da continui problemi di salute, raffigura Kahlo addormentata in un letto di legno avvolto in una coperta dorata intrecciata con rami di vite. Sopra di lei galleggia uno scheletro che stringe al petto un bouquet di fiori ed è legato con della dinamite, collegando il tema della mortalità con le tradizioni messicane come il Día de los Muertos. Il letto diventa sia uno spazio fisico che simbolico, dove realtà, memoria e immaginazione si incontrano. Ogni dettaglio riflette gli oggetti e le esperienze della vita personale dell’artista messicana. Il dipinto ha battuto il precedente record di 34,9 milioni di dollari, ottenuto dalla Kahlo nel 2021 con l’opera Diego y yo (1949).


Marlene Dumas, Miss January, 1997

$ 13.600.000
Christie’s

Nella serata di mercoledì 14 maggio a New York, Christie’s ha tenuto un’asta di opere d’arte del XXI secolo che ha totalizzato 96,5 milioni di dollari, superando gli 80,3 milioni di dollari della stessa asta dell’anno scorso.

Il grande momento è stato il nuovo record stabilito per un’artista vivente all’asta, quando Miss January (1997) di Marlene Dumas è stata venduta per 13,6 milioni di dollari tramite Sara Friedlander, vicepresidente di Christie’s. L’opera era stimata tra 12 e 18 milioni di dollari e godeva di una garanzia.

La “signorina January”, alta oltre 2 metri e 70, raffigura una dea provocatoria che incarna la versatilità pittorica dell’artista e la sua tendenza ad attingere dalla pornografia.

Il precedente record per un’artista vivente all’asta apparteneva a Jenny Saville, il cui dipinto Propped (1992) era stato venduto da Sotheby’s a Londra nel 2018 per 12,4 milioni di dollari.


Cecily Brown, Bedtime Story, 1999

$ 6.221.000
Christie’s

Nella stessa serata primaverile di Miss January, è stato battuto anche Bedtime Story (1999), uno dei più importanti dipinti giovanili di Cecily Brown. Esposto alla sua prima mostra personale da Gagosian a New York nel 2000, il lavoro segna il momento in cui l’artista iniziò a spostare la propria attenzione verso l’erotismo e il corpo umano, approfondendo al contempo la sua esplorazione dell’astrazione.

Bedtime Story, combinando rigore pittorico e sensualità intuitiva, cattura l’attenzione dell’osservatore con un affascinante gioco di colori intensi e carnosi. Reso in una vivida tavolozza di pesche, fucsia, terre bruciate e bianchi crema, il dipinto evoca corpi in movimento, rimanendo volutamente sfuggente.

Come per altri dipinti della fine degli anni Novanta, Brown ha preso il titolo da un film hollywoodiano, in questo caso Bedtime Story, un film del 1964 con Marlon Brando. Dopo essersi trasferita da Londra a New York nel 1994, Brown ha lavorato brevemente in uno studio di animazione e ha realizzato un cortometraggio, presentato al Telluride Film Festival nel 1995, prima di tornare a concentrarsi sulla pittura.


Simone Leigh, Sentinel IV, 2020

$ 5.737.000
Christie’s

Astrarre il corpo attraverso il proprio vocabolario formale: è questo il risultato più lampante del totem bronzeo Sentinel IV. Simone Leigh lavora in modo architettonico, come testimoniano le grandi dimensioni e la forma della sua scultura. L’opera stabilisce una linea nera che corre dalle gambe fuse fino al collo sottile, terminando con il segno distintivo dell’artista, l’assenza di volto, che qui sostituisce la testa umana con una ciotola simile a un vaso. Questa cancellazione suggerisce l’anonimato storico e la quasi totale rimozione delle donne nere dagli archivi ufficiali.

Simone Leigh ha raggiunto i vertici del mondo dell’arte contemporanea, vincendo il Leone d’Oro alla 59ª Biennale di Venezia, dove una versione di Sentinel è stata esposta nella rotonda del Padiglione degli Stati Uniti. Oltre al Leone d’Oro, l’artista ha vinto il prestigioso Hugo Boss Prize, con una mostra personale al Solomon R. Guggenheim Museum nel 2018.

Una versione più grande di Sentinel impreziosisce l’atrio dell’East Building della National Gallery of Art di Washington, D.C., così come l’Abby Aldrich Rockefeller Sculpture Garden del Museum of Modern Art di New York. Un’ulteriore versione è nella collezione della Harvard Business School, mentre l’Università del Texas ad Austin conserva un altro esemplare della stessa edizione. La diffusione dell’opera nei più importanti spazi espositivi internazionali dimostra l’immenso impatto culturale della serie Sentinel.

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Andrea Cacàci
Andrea Cacàci
Art dealer e gallery manager presso la Galleria 1/9unosunove di Roma. Laureato in Storia dell’Arte all’Università “La Sapienza” di Roma e con un master in Art Management presso la Luiss BS. Ha sempre dedicato un’attenzione particolare all’arte contemporanea e ultra contemporanea, alle sue dinamiche e al punto d’incontro tra arte ed economia.

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