Christie’s ha annunciato la chiusura del suo dipartimento di arte digitale, riorganizzando le vendite di opere digitali — compresi gli NFT — nella categoria più ampia dell’arte del XX e XXI secolo. Secondo quanto riportato da Now Media, la decisione è stata definita come un “riallineamento strategico”, e non come un ritiro totale dal settore. Con l’occasione, sono stati licenziati due membri dello staff, inclusi il vice presidente di Digital Art, Nicole Sales Giles, mentre resta almeno un esperto per gestire le future vendite digitali.
La mossa arriva in un momento di forte contrazione del mercato globale dell’arte, con i ricavi in calo del 20% per le aste pubbliche e private, e vendite digitali — soprattutto NFT — ai minimi storici. Tra il 2021 e il 2022, Christie’s ha visto i proventi da NFT passare da decine di milioni a appena circa 5,9 milioni di dollari: un calo del 96%. Nel 2024, si stima che ben il 95% degli NFT siano già “morti” o inutilizzati.
L’asta storica del 2021 — Everydays: The First 5000 Days di Beeple, venduta per 69,3 milioni di dollari — aveva catapultato Christie’s come protagonista nel boom degli NFT. Seguì nel 2022 la piattaforma proprietaria Christie’s 3.0, destinata alla vendita digitale on-chain, e addirittura iniziative legate al metaverso e all’arte AI. Tuttavia, il ridimensionamento del mercato ha reso difficile giustificare un dipartimento autonomo.
Secondo la digital art advisor Fanny Lakoubay, l’integrazione dei digital asset nelle categorie tradizionali riflette una scelta pragmatica: le case d’asta non possono più sostenere un reparto a parte se i ricavi sono inferiori, e il modello di mercato secondario non è ancora maturo per strutture autonome. Alcuni osservatori — come il collezionista noto come Benji — interpretano la decisione come un possibile “Kodak moment”: un riconoscimento del fatto che il vecchio modello di commissioni elevate per asset digitali non funziona più, aprendo spazio a modelli più diretti e trasparenti.
Il cambio strategico avviene sotto la guida della nuova CEO, Bonnie Brennan, entrata in carica a febbraio 2025. Il suo approccio punta a valorizzare le radici storiche di Christie’s, pur rinnovando presenza digitale e coinvolgimento di pubblici più ampi, in modo sostenibile.
La decisione rientra anche in un trend più ampio: altre case d’asta, come Sotheby’s, hanno già ridotto significativamente i loro reparti NFT/Metaverso. Anche piattaforme digitali come MakersPlace e Async Art hanno chiuso i battenti, confermando le difficoltà strutturali del settore.
Nonostante il ridimensionamento, Christie’s ribadisce che continuerà comunque a vendere arte digitale e NFT, pur inquadrandoli all’interno della sua offerta contemporanea, rinunciando però a un focus autonomo. Resta da vedere quale sarà il futuro della sua piattaforma 3.0 e della sua presenza nei grandi eventi Web3.
Nel complesso, la chiusura del dipartimento digitale di Christie’s segnala una ridefinizione strategica, in cui l’entusiasmo iniziale per i nuovi formati entra ora in una fase di maturazione, temperata da dati di mercato realistici. Il digitale entra nella contemporaneità, senza più richiedere un capitolo a parte.


