Siamo tra il 1938 e il 1939, un arco temporale di diciotto mesi che accoglie una ventina di mostre. La prima galleria aperta a Londra dalla collezionista americana si trova al numero 30 di Cork Street, località che oggi come allora pullula di gallerie. La storia di Guggenheim Jeune si intreccia con quella socio-politica di quegli anni, stravolgendo la scena artistica londinese ancora impreparata alle scelte della mecenate. Quella raccontata da Gražina Subelytė e Simon Grant è una romantica parentesi della vita di Peggy Guggenheim, sono le prime scelte e i primi passi che la porteranno ad essere la collezionista che è stata successivamente.
Grazie alla Guggenheim Jeune, Peggy Guggenheim si avvicina al mecenatismo, proponendosi di aiutare gli artisti a essere più accettati e visibili: ecco perché, per quanto si riveli un fallimento dal punto di vista commerciale, la visione galleristica della futura collezionista plasma irrimediabilmente la scena artistica britannica. La galleria in Cork Street accoglie l’astrazione e il Surrealismo, sfidando le istituzioni museali londinesi che guardavano ancora al passato. In un ambiente conservatore, Peggy Guggenheim è una delle poche mercanti a promuovere l’arte dell’avanguardia, sfidando le norme prestabilite e consolidate, spaziando da – futuri – grandi nomi (a lei si deve la prima personale di Jean Cocteau) a tecniche innovative quali collage e fotomontaggi. Ma anche mostre dedicate al Surrealismo, alla scultura contemporanea o personali di diverse donne.
Come già menzionato, l’incomprensione nei confronti delle scelte di Peggy Guggenheim segna il fallimento commerciale della galleria, ma non può oscurarne la visione curatoriale. All’interno di quella galleria, infatti, inizia la carriera da mecenate e da collezionista, comprando i suoi primi pezzi per sé. Primo tra tutti, Testa e Conchiglia di Jean Arp, del 1931.

Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista
La mostra presentata a Palazzo Venier dei Leoni raccoglie l’anima della galleria fondata da Peggy Guggenheim a Cork Street. Scandita in sezioni che rispecchiano ciascuna un’importante mostra realizzata nella galleria londinese tra il 1938 e il 1939, l’esposizione curata da Subelytė e Grant trasmette l’accuratezza nella ricerca e nella ricostruzione storica di un periodo così cruciale per l’attuale Collezione Peggy Guggenheim. In mostra, le opere originali acquisite ed esposte dalla collezionista alla fine degli anni Trenta dialogano anche con altri nuovi riferimenti selezionati dal duo curatoriale, che sceglie così di creare un nuovo racconto che si sovrappone all’inizio di questa storia.
L’esposizione si articola in nove sezioni: la selezione di mostre passa da Kandinskij alle bambole di Marie Vassilieff, proseguendo poi con una mostra sulla scultura contemporanea – dove è esposta Testa e Conchiglia –. Poi ancora Cedric Morris in dialogo con un’opera di Lucian Freud (Old Man Running, 1936) presentata presso la Guggenheim Jeune in occasione della mostra Paintings and Drawings by Children (ottobre 1938). Seguono poi le opere, tra gli altri, di Charles Howard, Heinz Henghes e di Atelier 17. Ma anche il tributo all’innovativa Exhibition of Abstract and Concrete Art (11-27 maggio 1939) con Composizione n.1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso 1939 di Mondrian.
Diversi artisti, tecniche e media hanno trovato spazio nella visione di Peggy Guggenheim quasi un secolo fa e vengono oggi riproposti in una mostra che vuole valorizzare la memoria della collezionista e della circostanza che l’ha resa tale.

Perché è importante oggi?
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista emoziona per la dedizione impiegata nella costruzione del racconto, per tutti i dettagli, per tutti gli studi – da sottolineare i sei anni di preparazione per l’esposizione –, per tutte le scelte curatoriali esplicitate (cito qui da un colophon di sala: “Barbara Hepworth ed Edward Wadsworth non partecipano alla mostra, ma le loro opere sono qui esposte per le loro affinità visive e concettuali”).
Quella dell’esposizione è una curatela silenziosa ma presente, umile ma estremamente partecipe. La mostra visibile fino al 19 ottobre è importante perché è una nuova narrazione di un pezzo di storia. Non si tratta solo di un omaggio bensì dell’innesco di riflessioni importanti e ancora attuali a proposito di collezionismo e curatela. Da un lato si tratta di un tributo a una storia che ha cambiato le sorti della scena artistica del secolo scorso e di quello presente; dall’altro di un racconto intimo narrato con delicatezza e senza strumentalizzazioni. Le vicende di Peggy Guggenheim hanno a che fare con il collezionismo in senso stretto ma anche con la definizione di arte, con la promozione di nuovi linguaggi, il sostegno di artisti e tanto altro. Per questa ragione, non si può sapere cosa sarebbe successo se: se Peggy Guggenheim non avesse mai aperto quella galleria, se non avesse mai organizzato una personale di Jean Cocteau, se non avesse promosso l’Astrattismo, se non avesse lottato per la consacrazione della scultura contemporanea. Gražina Subelytė e Simon Grant tornano a quel “C’era una volta” raccontando una nuova storia, omaggiando senza speculare, rispettando la memoria e valorizzando con cura ogni dettaglio.
Un fatto curioso, forse si tratta di una coincidenza o di una voluta metafora, in un continuo cortocircuito di passato e presente all’opera-immagine della mostra Curva dominante di Kandinskij realizzata nell’aprile 1936: prima acquistata da Peggy Guggenheim, ceduta durante la guerra a New York e poi ritrovata anni dopo nella collezione dello zio Solomon. Dopo il periodo a Venezia Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista sarà visitabile presso la Royal Academy di Londra (21 novembre 2026 – 14 marzo 2027) e infine a New York presso il Solomon R. Guggenheim Museum (16 aprile – 12 settembre 2027).



