Da Andrea da Saronno a Andy Warhol, una mostra indaga il mito del Cenacolo

Saronno apre il Giubileo 2025 con un dialogo tra arte antica e contemporanea che mette al centro un’icona universale: L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Aperta fino al 25 maggio, infatti, la mostra Cenacoli. Da Andrea da Saronno a Andy Warhol porta in città una curiosa molteplicità di interpretazioni di una delle più celebri iconografie dell’arte sacra, distribuita tra due sedi espositive, la Sala Nevera di Casa Morandi e lo Spazio Art Cafè, entrambe in Viale Santuario. Un percorso che attraversa secoli di storia dell’arte, rilegge il capolavoro vinciano attraverso sguardi diversissimi e mostra come il tema del Cenacolo continui a interrogare gli artisti di ogni epoca. Curata da Antonio d’Avossa, la mostra riporta in vita uno dei momenti più intensi e drammatici dei Vangeli: l’ultima cena del Messia assieme ai suoi discepoli, prima del tradimento e della crocifissione.

Daniel Spoerri Le tresor despaures los machos 1985

Partendo dallo Spazio Art Cafè, il percorso espositivo si apre al piano terra con una selezione di preziose opere storiche: le rielaborazioni dell’Ultima Cena in acquaforte di Raffaello Morghen, l’incisione di Rudolf Stang, una fotografia dell’interpretazione di Andrea Solario, e otto stampe al carbone realizzate da Adolphe Braun. Tutti questi lavori sono stati gentilmente concessi in prestito dall’Accademia di Belle Arti di Brera. Al piano superiore, invece, il linguaggio si fa contemporaneo, con tre installazioni: le prime due rispettivamente di Wolf Vostell, Energia del 1973, e di Joseph Beuys, Vino F.I.U. del 1984, che alludono chiaramente al rito dell’eucarestia; la terza, in una saletta più raccolta, di Antonio Di Biase, è una video-installazione intitolata Cibus, con un riferimento diretto al Cenacolo.

Fabrizio Garghetti, Andy Warhol alla mostra al Refettorio delle Stelline dedicata al Cenacolo di Leonardo, 1987 (courtesy: Archivio Garghetti).

Poco distante, nella Sala Nevera, il visitatore può invece immergersi nelle interpretazioni più moderne e contemporanee del tema del Cenacolo. Tra le opere in mostra, le bellissime fotografie di Fabrizio Garghetti che immortalano Andy Warhol al Palazzo delle Stelline di Milano, in quelli che saranno alcuni dei suoi ultimi ritratti prima della morte avvenuta a New York, nei giorni dell’allestimento e della presentazione della sua mostra (l’ultima, appunto) dedicata proprio alla sua interpretazione pop del Cenacolo vinciano. Esposta anche una stampa bicromatica dell’opera dello stesso Warhol, accanto alla rielaborazione surreale e di David LaChapelle, all’imponente opera di Hermann Nitsch e a un bellissimo e singoalre arazzo di Daniel Spoerri.

L’artista giapponese, ma naturalizzata italiana, Tomoko Nagao presenta invece un trittico nel suo caratteristico, e ormai celebre, stile micropop, dove i personaggi dell’Ultima Cena, raffigurati in chiave kawaii (cioè “carini” o “adorabili” in giapponese), sono circondati dai più noti brand della cultura consumista contemporanea: Coca-Cola, McDonald’s, Nutella e altri marchi iconici. Una riflessione ironica e satirica, come spesso accade nelle opere dell’artista, sulla società contemporanea, invasa da messaggi pubblicitari d’ogni genere.

Anche Gabriele Di Matteo ha rivisto il Cenacolo all’interno della sua “opera omnia” La Nuda Umanità, nella quale rivisita scene storiche dalla preistoria fino all’attualità, per provocare una riflessione sull’ambiguità della pittura e della visione, propone un’Ultima Cena in cui tutti gli apostoli — compreso Gesù — sono ritratti nudi, in una visione provocatoria e dissacrante.

Non mancano i gadget contemporanei, dagli skateboard alle magliette agli orologi, in cui il Cenacolo diviene un mero prodotto commerciale, oggetto di consumo tra i tanti altri oggetti di consumo, in modo che, come scrive il curatore, “s’incontrano arte e anrtropologia e allo stesso tempo immagine simbolo”.

Fondamentale, infine, approfondire il legame tra la città di Saronno e il tema del Cenacolo, andando a visitare, all’interno del Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, la composizione dell’Ultima Cena realizzata da Andrea da Saronno, gruppo scultoreo in cui i discepoli e Gesù evocano chiaramente l’affresco leonardesco del refettorio di Santa Maria delle Grazie, sebbene la disposizione non sia lineare, ma suddivisa in tre sezioni. A Saronno, dunque, tra santi e brand, echi pop e ritualità antiche, l’Ultima Cena continua a rinnovare il suo mistero, dimostrando che il capolavoro vinciano non smette di stupire.

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