Cosa vedere a Paris Internationale Milano 2026: gallerie, artisti e location

Quasi a cerniera tra la Milano Art Week che chiude domenica e la Design Week che ufficialmente apre lunedì ma ha già anticipato nel fine settimana alcune preview (su tutte: Alcova, e ne parleremo anche qui su Artuu), approda a Milano, da sabato a martedì, Paris Internationale, la fiera che a Parigi ha cercato di scardinare certe logiche paludate del mercato per puntare sul “senso di comunità” delle gallerie, mestiere sempre più complicato di questi tempi. 

Nata a Parigi nel 2015 da un’idea di cinque gallerie (Ciaccia Levi, Crèvecœur, High Art, Antoine Levi e Sultana) stanche della cosiddetta “gentrificazione del mercato”, Paris Internationale si è identificata fin da subito come un ibrido nel sistema fiere: non ha infatti una sede fissa e predilige location insolita. Anche a Milano si è seguita questa strategia e l’impatto frizzante di questo debutto deve molto alla sede, non convenzionale eppure azzeccata. 

Siamo a 5 minuti a piedi dalla Stazione Centrale, nel novecentesco Palazzo Galbani, al civico 25 di via Fabio Filzi costruito dai fratelli Soncini con Giuseppe Pestalozza e con strutture progettate da Pier Luigi Nervi. Si riconosce perché le facciate sono ricoperte dalle impalcature. Notevole il lavoro fatto dallo studio elvetico Christ & Gantenbein per “leggere” l’ambiente che a prima vista poteva parere dispersivo. Paris Internationale è infatti distribuita su vari piani: al settimo (con una vista panoramica che merita la foto) e poi, a scendere, al terzo, al secondo e al piano terra. 

Pareti grigie stile urban, impalcature che si vedono dalle vetrate e che eppure, grazie a un sapiente gioco di illuminazione, non privano gli ampi spazi (2500 mq per 34 espositori) di una bella luce naturale. Niente stand, niente ‘white cube”, ma pareti che si aprono come quinte teatrali, «in mezzo alle quali passeggiare anche solo per curiosare», ci dice Nerina Ciaccia, 44 anni, la gallerista che con il marito Antoine Levi, ha creduto fin da subito nell’idea di approdare a Milano. Ma perché questa tempistica?  «È una scelta strategica. La settimana dell’arte a Milano è troppo vicina a quella del design e spesso il pubblico del design, molto numeroso e appassionato d’arte, non intercetta l’Art Week precedente, per una questione di tempi. La nostra poi non è una fiera classica: l’idea è quella di offrire un’esperienza»

Interior of a bright, unfinished space with scaffolding outside the large windows and a vertical sculpture of stacked colored blocks on the right wall

Così in effetti viene percepita: poche gallerie per piano, con progetti focalizzati come quello di Lia Rumma (che propone in collaborazione con Keteleer di Anversa un progetto scultoreo di Luca Monterastelli) accanto a realtà emergenti. Particolarmente riusciti, a nostro parere: il progetto scultoreo di Ambra Castagnetti da Francesca Minini, così come da Ordet i lavori della leggendaria artista tedesca Cosima von Bonin.  Interessante anche Anna Franceschini da Vistamare, le foto di Robert Mapplethorpe da Franco Noero (Torino). 

Geograficamente parlando, Paris Internationale disegna una mappa europea che si muove sull’asse Parigi-Milano, con puntate verso nord (interessanti in particolar modo le gallerie Stereo e Piktogram di Varsavia, sintomatiche partecipazioni di una città che sta spingendo sulla rinascita del contemporaneo). Funziona anche l’idea del dialogo tra generazioni e la collaborazione tra gallerie: Luisa Delle Piane, ad esempio, realizza un bel confronto tra Gaetano Pesce e Giovanni De Francesco mentre Laveronica di Modica e Gian Marco Casini di Livorno presentano insieme uno stesso artista (Renato Spagnoli). 

Diretta da Silvia Ammon, sostenuta da Banca Ifis, la fiera debutta in giornate che, come si è detto, sono già iper-infarcite di eventi, ma è riuscita a catalizzare la curiosità e l’interesse di molti. Certamente, come si dice sempre in questi casi, i conti (le vendite, le presenze) si fanno alla fine, ma l’atmosfera che si respira è frizzante e l’attenzione che appassionati, curatori e collezionisti hanno manifestato in questo primo giorno è sintomatica del proverbiale interesse della città per tutto ciò che ruota attorno al contemporaneo. Da segnalare anche il public program, in partnership con Fondazione Nicola Trussardi: sabato per “Aperto Italia” organizzato dalla fondazione con Massimiliano Gioni si alterneranno la voce di alcuni degli artisti più affermati in Italia (Giulia Cenci, Sara Enrico, Adrian Paci, Marcello Maloberti, Yuri Ancarani, Patrick Tuttofuoco e altri). 

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Francesca Amé
Francesca Amé
Milanese, mamma di due gagliarde adolescenti, ama raccontare il bicchiere mezzo pieno della vita, senza trascurare eventuali depositi sul fondo. Da quindici anni si dedica con passione alla cronaca culturale, italiana e internazionale, e firma interviste per alcune delle principali testate italiane. Fissata da sempre con l’arte contemporanea, è anche una travel addicted iper-organizzata. Ultimamente ha tradito la corsa con il pilates. Su Instagram è @realvistodame Testate con cui collabora per reportage culturali: ilGiornale, il Foglio, Vanity Fair Italia (show e viaggi). Vogue Italia (arts), Business People, Wired.it, Jesus

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