Corot, il falso Corot e la crociata contro gli Albigesi

In questa rubrica vi raccontiamo storie, aneddoti, gossip e segreti, veri, verosimili o fittizi riguardanti l’arte e gli artisti d’ogni tempo. S’intende che ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti sia puramente casuale…

Si dice che i falsi crescano alle volte al ciglio della strada. Così dovette pensare Jean-Baptiste Camille Corot, quando un tale andò da lui per fargli firmare un quadro ch’egli aveva appena comperato asserendo appunto si trattasse di un Corot. “Ma”, gli disse il pittore, infastidito, “questo quadro non è mio!”.

Jean Baptiste Camille Corot, Autoritratto.

Il possessore del quadro rimase sbigottito asserendo d’averlo comperato, convinto fosse un Corot autentico, e avendovi investito tutti i suoi risparmi, contando in un guadagno avvenire. E ora, diceva il tapino dandosi delle gran botte in testa, se il quadro era un falso, egli era dunque rovinato!

V’era tanta autenticità e tanta disperazione in quelle lamentazioni, che Corot, preso da compassione, disse: “Date qua il quadro, ve lo firmo lo stesso!”.

“Ma”, rispose il povero compratore preso da improvviso scrupolo, “non vorrei che voi… se il quadro non è di vostro gusto….”, e altri convenevoli di tal fatta.

Il pittore tagliò corto: “Lasciate stare”, rispose, sornione. “Dieu reconnaîtra les siens” (Dio saprà riconoscere i suoi). E in uno svolazzo di penna, lo firmò.

Non si comprenderebbe però l’aneddoto senza sapere che, in francese, “Dieu reconnaîtra les siens” ha un’origine curiosa, benché assai macabra: è infatti in questi termini che, rifiutandosi di distinguere gli eretici dai cattolici rimasti in città, il legato pontificio Arnaud Amaury, durante la crociata contro gli Albigesi, incaricato di riportare appunto gli Albigesi, o Catari che dir si voglia, alla vera fede, avrebbe ordinato il massacro di tutti gli abitanti di Béziers, il 22 luglio del 1209.

Camille Corot, The Windmill, 1835-40

A un simile principio si dovette dunque attenere l’autore di alcuni dei più bei paesaggi che la pittura francese ci abbia dato, pensando che, in fondo, un falso in più o in meno in giro non avrebbe fatto, al momento del giudizio, una grande differenza. Il fatto è che gli aneddoti recano sempre con sé un qualche fondo di verità, un po’ come i proverbi, che, basandosi sulla saggezza popolare, ci offrono sempre qualche pillola di sana filosofia della vita quotidiana.

Jean-Baptiste Camille Corot, L’isola e il ponte di San Bartolomeo.

Ecco allora l’origine e il senso di tale aneddoto riguardante Corot: dallo stile raffinato e originalissimo del maestro francese, nacquero, nel corso del secolo decimonono, un’infinità di seguaci. Pare dunque che lo stesso Corot, lusingato e felice di tale posizione di prestigio, che lo faceva via via diventare sempre più affermato e di conseguenza anche più ricco, prestasse i suoi schizzi ai suoi allievi perché li copiassero giungendo, qualche volta, ad apporre anche la propria firma, oltre a qualche pennellata personale, sulle migliori delle copie prodotte: nasceva in questo modo un vero e proprio metodo della riproduzione su larga scala, a metà strada tra il vero, il falso e il falso autorizzato dall’autore, che il mercato del contemporaneo ha in seguito ben conosciuto, praticato e spesso anche ampiamente alimentato. Il mercato di Corot fu per un periodo così fiorente, che i mercanti europei non si fecero scrupoli nel beffare i colleghi americani, inondando il mercato d’oltreoceano con migliaia di falsi. Si dice che, nell’Ottocento, il mercato dei falsi Corot fu così vasto da generare battute ironiche quali: “il pittore ha prodotto 3 mila quadri, di cui 5 mila si trovano in America…”.

Le puntate precedenti degli aneddoti sulle vite degli artisti le potete trovare qua:

Picasso e quella strana passione per il bagno

Manet, Monet e quel giudizio velenoso su Renoir

Annibale Carracci, i tre ladroni e l’invenzione dell’identikit

Quando Delacroix inventò l’arte concettuale

Il senso di Schifano per la logica e per gli affari

Gentile Bellini, lo schiavo sgozzato e il mestiere della critica

Bacon e il giovane cameriere bello come il Perseo del Cellini

Filippo Lippi, quando l’arte lo salvò dai turchi

Turner: il mio segreto è disegnare solo ciò che vedo

Renoir e il fuggitivo di Napoleone III travestito da pittore

Di quando Renoir fu scambiato per una spia

Renoir e la politica del turacciolo

Il prossimo aneddoto sulla vita degli artisti lo trovate qua:

Tamara de Lempicka e D’Annunzio, di un ritratto mai fatto e di un amplesso mai consumato

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Alessandro Riva
Alessandro Riva
Alessandro Riva, critico d’arte e curatore, è nato a Milano nel 1964. Tra le sue mostre principali, ricordiamo: Sui generis - la ridefinizione del genere nella nuova arte italiana (PAC. Padiglione d’arte contemporanea, Milano, 2001), Totemica (Casa del Mantegna, Mantova, 2001), Italian Factory, The New Italian art scene (Biennale Internazionale d’arte, Venice, Strasburg and Turin, 2003), Street Art Sweet Art (PAC. Padiglione d’arte contemporanea, Milano, 2007), Crossover (Venezia, Arsenale, 2013), Pop Up Revolution! (Milano, 2015), Unknownmonk (Mosca, 2015), Pop Up Italian Show (Hubei Museum of Arts, Wuhan, China, 2015). Ha collaborato con artisti italiani e stranieri nella realizzazione di progetti sia in Italia che all’estero, curato festival internazionali, libri e monografie su artisti. Tra gli ultimi ricordiamo il volume “Primary Form in Re-idol” di Yue Minjun e “Nicola Samorì” per Liaoning Fine Arts Publishing House. Ha collaborato con Rai2 e Rai3 con il programma “Blu Notte”, e con diverse radio e web tv come giornalista culturale e conduttore di programmi dedicati all’arte. Come giornalista d’arte, ha collaborato con molte testate nazionali, specializzate e non, e ha diretto riviste di settore, come “Italian Factory Magazine” e “Arte In”.

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