Intelligenza artificiale, archeologia industriale, architettura digitale e musica elettronica sono alcuni degli elementi che convergono in The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space (2023-2025), prima presentazione romana del ciclo di opere immersive e interattive di Chiara Passa. Fino al 2 agosto il Teatro 2 del Mattatoio di Roma ospita la mostra, realizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Latitudo.
Yellow Film, Black & White Film, Blue Film e Red Film sono le quattro installazioni esposte: LED wall posti a terra frutto di un lavoro iniziato tra il 2022 e il 2023 con una serie di film interattivi. Da quasi trent’anni Chiara Passa indaga il rapporto tra architettura, spazio fisico e dimensione digitale attraverso realtà aumentata, virtuale e mista. I suoi Abstract Films non sono dei veri e propri film, ma si configurano come “video sculture” in cui la narrazione, partendo dallo spazio virtuale, si sviluppa nella realtà interagendo con l’architettura circostante e con chi la abita.
Davanti a ciascun schermo è posizionato un tavolo che invita il pubblico a partecipare in diverse modalità. In Yellow Film Chiara Passa mette a disposizione trenta buste da lettera con sopra scritte delle frasi, input concettuali che fungono da sceneggiatura per l’AI che risponde generando racconti remixati, accompagnati da una colonna sonora elettronica di suspense.

Allo stesso modo in Black & White Film è possibile utilizzare trenta sculture geometriche come agenti narrativi, facendo dialogare in tempo reale software e oggetti fisici: il risultato è una manipolazione narrativa e visiva al ritmo di musica techno. Per i film Red Film e Blue Film, l’artista ha addestrato l’intelligenza artificiale per circa tre mesi, sviluppando uno strumento generativo che opera tra filosofia, ontologia orientata agli oggetti (OOO), programmazione orientata agli oggetti (OOP), architettura, cyberspazio e molto altro ancora.
Ogni domanda proposta nei video emerge dall’interazione di elementi diversi, da un concetto tecnico a uno poetico, spesso opposto. Le due installazioni sono connesse: ciò che si compie in una influenza direttamente l’altra e viceversa. Architetture astratte, disegni digitali e possibilità narrative sono in continua evoluzione, guidate dalle scelte generate dall’intelligenza artificiale, mentre le azioni dei partecipanti effettuate attraverso il click di un mouse riconfigurano costantemente la logica spaziale, visiva e, quindi, emotiva del film.

Le installazioni si pongono in dialogo diretto con lo spazio architettonico circostante: le geometrie dell’ex complesso industriale vengono amplificate attraverso l’operazione di astrazione digitale, riscrivendo materia, luce e movimento. Le cosiddette video sculture, però, non si limitano allo spazio bidimensionale dello schermo, né superano i confini fisici e mentali, sviluppando una sorta di “superluogo“: un ambiente virtuale e interattivo in cui architettura, suono, immagini in movimento, oggetti e ora intelligenza artificiale si riscrivono continuamente a vicenda.
A questo punto il confine tra reale e virtuale si dissolve in un ecosistema immersivo e partecipativo dove il pubblico è parte attiva dell’opera, invitato a confrontarsi con un altrove digitale impossibile da ignorare.
The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space propone quindi delle domande concrete sul futuro dell’immagine in movimento, scolpendo metaforicamente lo spazio narrativo attraverso l’intelligenza artificiale. Una cosa è certa: ogni scelta che facciamo modifica lo sviluppo della storia, rendendo ogni esperienza diversa dalla precedente e generando una realtà in continuo divenire.




