Chiara Camoni a Casa Zegna: la materia diventa paesaggio, corpo e rito

È il tempo della materia. Si plasma e si modella con altre sostanze, spesso organiche. Dà forma a sculture e rappresentazioni di corpi e oggetti, installazioni e presenze che appartengono al mondo: quello terreno, con i suoi elementi, e quello spirituale con i suoi accadimenti. Sono fatte di terra, organismi vegetali, arbusti, fiori, sabbie recuperate in natura, qui dove si sono scontrate le placche tettoniche milioni di anni fa, divise dall’oceano Tetide. Siamo lungo la strada Panoramica e la piantumazione realizzata da Ermenegildo Zegna all’inizio del ‘900 in quella che oggi è l’Oasi Zegna quando non c’era nulla, e ora lo sguardo si perde nella meraviglia della natura: l’acero, il salice, gli abeti, i larici, i castagni e le querce (non sono sicura di averli annotati tutti). È qui che Chiara Camoni (1974, Piacenza) raccoglie gli elementi vegetali e i minerali che utilizza per realizzare il progetto per Casa Zegna a Trivero Valdilana (Biella), prodotto prima del grande lavoro per la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Con Te Con Tutto curato da Cecilia Canziani per Padiglione Italia all’Arsenale, all’interno delle Tese delle Vergini, sostenuto proprio da Zegna e Banca Ifis.

 A Casa Zegna, le opere sono più contenute nelle dimensioni. Nessuna monumentalità come le immagini totemiche avvolte nell’oscurità veneziana che qui si fanno presenze più discrete, occupando lo spazio della serra biellese. Il richiamo è all’iconografia della statuaria classica che se alle Tese delle Vergini è ieratica, qui invece si rifà ai sarcofagi. Se all’Arsenale l’atmosfera è intima ma chiusa all’interno di un’architettura imponente che non tradisce la sua stratificazione storica, nella serra la luce-luccicanza si inserisce in una dimensione collettiva in cui interno e esterno diventano un unico organismo (formale, linguistico, estetico), intrecciandosi con la storia geologica che ha dato vita ai continenti europeo e africano dividendo nel tempo la Pangea. 

Indoor gallery with tall botanical-printed fabric panels hanging on gold frames, viewable through glass walls to a garden outside.
Tenda #05, 2026, ottone e stampe vegetali su seta. Ph. Camilla Maria Santini

Dal bosco veneziano con un impianto scultoreo di ventiquattro figure antropomorfe nella prima parte e una collettività di opere in quella successiva, al paesaggio dell’oasi biellese che diventa parte integrante leggero e etereo tra la domesticità delle forme e il suo ridefinirsi all’interno di uno spazio. Una creatura adagiata su una panca, un’installazione di teli di seta stampati con elementi organici che si muovono sinuosi con il vento che entra dalle porte aperte, una costellazione di vasi e piante che costituiscono un armonioso giardino d’inverno, elementi scultorei e tappeti che coprono parte del pavimento. Luccicanza. Di fiori e di filo, di pietra e di terra, di pelle e di radice è l’opera site specific che l’artista realizza per la Fondazione Zegna nell’ambito del progetto ZEGNART, curata da Ilaria Bonacossa

A Trivero, sulla scia del visionario fondatore Ermenegildo Zegna (1892-1966), come solo pochi grandi uomini lo sono stati nel Novecento, la famiglia prosegue il legame con l’arte “tessendo il suo filo con gli artisti” (la prima commissione risale al 1920 a Ettore Pistoletto Olivero e Otto Maraini), invitandoli a realizzare progetti per gli spazi e i luoghi. ALL’APERTO dal 2008 conta una serie di opere distribuite sul territorio: dalle banderuole di Daniel Buren sul tetto del lanificio, all’Horloge di Roman Signer che sbuffa ogni quindici minuti all’ingresso dello stabile, e al suo interno le opere di Roberto Coda Zabetta, Stefano Arienti e Mimmo Jodice. Le 12 panchine con gli animali di Alberto Garutti in giro per la città e I Telepati di Stefano Arienti, ma anche il giardino di Marcello Maloberti che ha restituito uno spazio al pubblico, l’edicola di Liliana Moro che distribuisce informazioni e il padiglione di acciaio di Dan Graham nella Conca dei Rododendri.

Indoor modern space with a wooden bench draped in a dried leaf garland, gray tiles, and potted plants along a white wall.
Giardino d’inverno, 2026, grès e porcellana smaltate con cenere, sabbia, terra e minerali provenienti dall’Oasi Zegna, ceramica, terracotta, legno patinato verderame, lana, lino e seta provenienti dal Lanificio Ermenegildo Zegna e canapa. Ph. Camilla Maria Santini

La materia è presente nella sua fisicità nella pratica di Chiara Camoni, perfetta interprete dello spirito proposto in “In Minor Key” dalla curatrice prematuramente mancata Koyo Kouoh, che ha guardato a una geografia e a un linguaggio in grado di recuperare tradizioni e artigianalità. La terracotta e la ceramica assumono forme indotte dall’incontro con la sua imprevedibilità, si assemblano con altri materiali naturali, organici, residui di un’umanità che l’artista raccoglie, archivia e custodisce con cura per reinserirli all’interno di un circuito in cui costruiscono nuove traiettorie. Percorsi che spesso intraprendono tappe inattese all’interno di una dimensione sensibile, nell’esperienza onirica come archetipi di matrice junghiana. La luccicanza delle opere è quella data dai minerali raccolti in loco: il micascisto composto da quarzo e miche che gli conferiscono la lucentezza, ma anche il corindone, la roccia più robusta al mondo dopo il diamante, mescolati con le terrecotte, le ceramiche e gli organismi del regno vegetale, ma anche la cenere. 

L’orizzontalità della scultura ragiona intorno alla questione dello stile, racconta l’artista. Non c’è calco ma solo una modellazione imperfetta che segue le intenzioni della materia, e che accoglie nel suo ventre residui (umani e non umani): lane, fiori, terre, plastiche, come parte di un unico ecosistema. Il Giardino d’inverno disegna un set domestico tra una scultura luminosa sulla seconda panca di legno con ciotole di varie dimensioni e vasi con piante della zona tra cui, con una coincidenza astrale (ma non per chi non crede alla casualità degli eventi ma a un filo sottile che invece li lega anche quando non ce ne accorgiamo), le piante amate da Ermenegildo Zegna, il nonno di Anna Zegna (Presidente della Fondazione) il capelvenere, una felce delicata e elegante che si dice ricordi la chioma di Venere, pianta citata anche dalla letteratura tra fine ‘800 e ‘900, ma anche il timo. 

Close-up of a rough beige rock with embedded colorful fabric scraps resting on a purple woven rug.
Venere, 2026, grès smaltato con cenere, sabbia, terra e minerali provenienti dall’Oasi Zegna, legno patinato verderame, lana, lino e seta provenienti dal Lanificio Ermenegildo Zegna e canapa. Ph. Camilla Maria Santini

La leggerezza delle foglie e quella della seta appesa su una struttura di ottone diventano uno spirito di passaggio che guarda lo spettatore da ambo le parti, paraventi che giocano tra il nascondimento e la rivelazione. Tessuti su cui sono impresse con una tecnica lunga e elaborata le tinture naturali delle piante, piegati in maniera simmetrica per creare figure che sembrano sospese nel tempo e nello spazio. E ancora il filato dell’azienda, come richiamo alla tradizione del lanificio, tesse i tappeti realizzati dai laboratori della comunità di San Patrignano. Da una comunità all’altra (quella che fa e quella che accoglie) è nel luogo più sacro della piccola cappella di San Rocco, accanto a Casa Zegna che l’opera Senza titolo, Stabkarte (2014), un’installazione costituita da collane di terracotta policroma, pare una reliquia che ha sempre abitato il piccolo spazio. 

Quello di Chiara Camoni è un dialogo con la materia accidentale, improvviso, inaspettato che segue il suo flusso nell’incontro con l’altro, assorbe elementi e interiorizza i luoghi del suo passaggio. Diventa un tutt’uno con il mondo che sta dentro (le sue forme) e fuori (le sostanze di cui si compone), come un (s)oggetto vivo che incarna energie e le trasforma prima (durante il processo) e dopo (quando è consegnato al pubblico). 

Poster for 'No Curves' solo show with a Mona Lisa portrait wearing neon yellow virtual-reality style goggles, set in a vivid geometric collage; includes dates and venue details (free admission).
CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Elena Solito
Elena Solito
Scrive storie di persone e “non luoghi” dell’arte. In particolare è interessata a indagare l'esperienza estetica come fatto antropologico, capace di dilatare il suo spazio fisico e concettuale, attivando dialoghi inattesi e sottraendosi agli spazi più tradizionali. La scrittura acquisisce una dimensione autonoma, diventando materiale di osservazione e di riflessione intorno a possibili (e non univoche) narrazioni della contemporaneità. Autrice indipendente, membro editoriale di Formeuniche, contributor per Made In Mind.

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