Capire le capacità trasformative della materia: quattro artisti raccontano il vivente alla Galleria Erica Ravenna

Sulla scia tematica della mostra di Vincenzo Agnetti conclusasi lo scorso aprile, la Galleria Erica Ravenna di Roma prosegue il filone del paesaggio naturale con Materia madre/Lingua madre, a cura di Benedetta Carpi De Resmini. Attraversando i lavori di quattro artisti mid-career, la mostra si configura come un’indagine scientifica e culturale sulle capacità trasformative della materia in quanto radice e forma del vivente in divenire, della lingua in quanto territorio comune soggetto a mutamenti.

Entrando nel white cube risalta subito all’occhio il legno scuro delle colonne di Cyril de Commarque (1970, Perigueux): pilastri quadrangolari anneriti dalla fiamma ossidrica, poi incisi dalla mano dell’artista che ne ripristina il colore. Ogni disegno racconta una storia di metamorfosi, dove la materia organica vive un continuo processo di trasformazione e attraversamento, da forme di vita infinitamente piccole fino a diventare creature semiumane, quasi mitologiche, forse profetiche.

Materia Madre_Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa Courtesy Galleria Erica Ravenna

Le stesse creature sono ritratte negli acquerelli sulla parete di fronte: ciò che le accomuna sono le radici, lacci che congiungono gli esseri viventi alla terra, materia madre di tutto e tutti. Sono ancore che vanno in profondità, scavano a fondo nel nostro bagaglio culturale.

La sabbia, come la terra, è la casa di molte specie vegetali che rischiano di scomparire. I processi di modificazione e trasformazione dell’ambiente naturale ad opera dell’uomo, uniti al fenomeno dell’erosione delle coste e ai tentativi di ripristinare il paesaggio litoraneo continuano ad aggravare le condizioni già precarie di piante come l’Ammophila Arenaria, soggetto della ricerca di Laura Pugno (1975, Trivero). 

Diffusa principalmente sulle coste mediterranea e atlantica, la regina degli arenili svolge un ruolo cruciale per la stabilizzazione delle dune costiere: mentre le radici profonde trattengono e fortificano la sabbia, le sue foglie lunghe e sottili catturano i granelli portati dal vento, creando una barriera naturale contro correnti e mareggiate. La serie Persuasioni (2025) fissa sulla carta vetrata l’immagine della pianta costiera, disegni ad olio ricoperti di sabbia: fonte di vita necessaria, indispensabile per sopravvivere.

White-walled art gallery with framed drawings on the left and tall dark wooden columns on the right, leading to an arch doorway in the back.
Materia Madre_Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa Courtesy Galleria Erica Ravenna

The plants you kill are doing quite well (2025) è il titolo del ciclo di opere di Lucia Veronesi (Mantova, 1976): riprendendo una citazione del drammaturgo francese Pierre Corneille (1606-1684), l’artista sostituisce la parola “people” con “plants” per indicare tutte quelle specie di piante credute estinte, ma recentemente riscoperte vive e vegete in natura. La ricerca, in collaborazione con l’Università di Roma Tre, si è concentrata sulle diverse classificazioni dei semi conservati da tempo negli erbari, rilevando scritture errate o doppie non considerate. Ecco che la lingua acquisisce un peso maggiore, ora strumento di indagine socio-culturale: le parole che una volta davano nome e identità alla vegetazione appaiono confuse, frammenti ricamati sulla tela attraversati dalle figure delle piante impresse sul tessuto. Quando si estingue una pianta insieme a lei scompaiono storie, tradizioni, culture intere, ma i fili dei ricami, nomi quasi dimenticati, sono lasciati in sospeso per dimostrare che il processo è reversibile, che il linguaggio, materia viva in continua metamorfosi, può costruire nuove associazioni tra essere umano e ambiente.

Materia Madre_Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa Courtesy Galleria Erica Ravenna

A chiudere il percorso espositivo sono le opere di Gaia Scaramella (1979, Roma): i suoi collage uniscono elementi ritagliati da manuali di storia dell’arte e di medicina, creando figure antropomorfe soggette al processo evolutivo della materia e della forma. Sono creature originate da una matrice organica: ancora una volta i microrganismi si fanno carico del loro potere generativo.

In Matribus la trasformazione è ancora più evidente: le figure di argilla grigia si rifugiano dentro vasetti colorati dalle linee sinuose; si muovono, cadono, si rialzano, cambiano forma senza sosta. È la materia che si fa lingua per raccontare con le immagini il suo mutamento. La videoinstallazione Il suono dei tuoi occhi apre la riflessione allo spazio di relazione, a partire dalla lingua come matrice radicata nella nostra esistenza: il volto dell’artista scompare lentamente sotto il peso dello sguardo altrui, carico di giudizi e parole non dette, di aspettative costruite nel tempo, per poi scrollarsi di dosso quegli occhi dal suono sibilante, infimi come serpenti a sonagli. “Le opere – afferma la curatrice – emergono da processi di metamorfosi continua, in cui il vivente assume forma simbolica e il linguaggio, a sua volta, si fa corpo, sostanza, traccia. In questo orizzonte, umano e non umano non si oppongono, ma entrano in una relazione di ascolto reciproco. […] La metamorfosi diventa così una pratica relazionale, una postura critica capace di riconoscere nell’incertezza una condizione fertile”. Materia madre/Lingua madre vuole quindi dimostrare quanto sia precario il confine tra organico e culturale, tra ciò che è già costruito e ciò che nasce spontaneamente, alimentando la speranza per un futuro in continuo divenire.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Marinella Senatore trasforma Marca Corona in un’opera collettiva di ceramica

Una fabbrica di ceramica nata nel 1741, le voci dei suoi dipendenti e un’artista che da oltre vent’anni trasforma la partecipazione in materia creativa. Da questo incontro nasce Materia Comune, la mostra di Marinella Senatore curata da Mariacristina Ferraioli per la quinta edizione di Marca Corona per l’Arte.

Marionette in rivolta. Da Artnoble una mostra che esplora le dinamiche di potere

Stand-up comedy dissacrante. Avete presente quando un comico in piedi sul palco di un teatro, fa ridere un’intera platea parlando di discriminazione, politica, assurdità burocratiche, femminismo o disparità di genere? Poche persone hanno la capacità di raccontare argomenti complessi e questioni spinose attraverso la lente dell'ironia, senza risultare irrispettose e depotenziarne il messaggio.

Sala Effe, il nuovo spazio d’arte contemporanea al Museo del Violino di Cremona

È Sala Effe, nuovo spazio per l'arte contemporanea che ha sede in un'ala del Museo del Violino di Cremona. Il nome, chiaro omaggio alla secolare tradizione liutaria della città, evoca con immediata grazia concettuale le due incisioni a forma di f sul corpo del violino attraverso cui la musica trova via d'uscita e prende vita

Archeologie Eclettiche ad Avezzano: l’arte di Felice Levini incontra la musica di Carlo Crivelli

Archeologie Eclettiche è il nome della mostra presentata dalla Fondazione No Man's Land e allestita al Castello Orsini-Colonna di Avezzano, visitabile fino al 25 ottobre 2026 che mette in dialogo le opere dell'artista Felice Levini e le musiche del maestro Carlo Crivelli, con testo di Massimo Belli.
Anna Maddalena
Anna Maddalena
Sono nata a Roma nel 1999 e sono laureata in Studi Storico-artistici all'Università La Sapienza. Attualmente sono una studentessa laureanda in Comunicazione e Didattica dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Roma. In questi anni ho svolto alcuni tirocini come assistente in diverse gallerie d'arte contemporanea e ho collaborato con associazioni culturali per la realizzazione di vari eventi espositivi. Il mio obiettivo è acquisire più esperienza possibile sul campo per intraprendere la carriera di curatore d'arte.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui