Nel romanzo postumo pubblicato da Giunti, una ragazza in bicicletta, un’antica storia popolare e i paesaggi dell’Appennino compongono l’ultimo viaggio letterario dello scrittore.
Una ragazza attraversa in bicicletta una caldissima giornata estiva, lanciando un grido enigmatico: «Calde le pere!». Da questa apparizione, rapida e teatrale, prende avvio l’ultimo libro di Francesco Guccini, completato poco prima della sua morte, avvenuta il 6 agosto 2026. Calde le pere! Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla arriva in libreria il 28 agosto per Giunti, nella collana Scrittori Giunti: 96 pagine nelle quali tornano il Reno, Pavana, il dialetto e quella geografia sentimentale che ha attraversato l’intera opera dell’autore.
All’origine del racconto c’è un vecchio brogliaccio, segnalato a Guccini da un amico che ne aveva ricavato anche uno spettacolo di cabaret. Due storie popolari catturano la sua immaginazione: quella della misteriosa ciclista e quella di una fanciulla ritenuta irreprensibile che rimane incinta dopo essersi immersa nelle acque del Reno. Il materiale licenzioso della tradizione emiliana diventa così una novella sospesa fra Boccaccio, racconto orale e mitologia classica, attraversata da una sensualità antica e da un’ironia capace di restituire il carattere di un’epoca.
Lo scenario è Casalecchio sul Reno, quando la chiusa formava un vasto bacino balneabile e la località veniva frequentata come il “Lido di Bologna”. Tra gli anni Trenta e Cinquanta poteva accogliere, secondo il ricordo riportato da Guccini, oltre diecimila persone nelle giornate estive. Il fiume diventa un palcoscenico popolare, abitato da bagnanti, ragazze, curiosi e figure ai margini della rispettabilità borghese.
Guccini costruisce il libro attraverso quadri dotati di titoli e didascalie ironiche, richiamando il gusto narrativo di Laurence Sterne e Jerome K. Jerome. Il meccanismo ricorda quello di Vola Golondrina, l’ultimo giallo scritto con Loriano Macchiavelli: là un motociclista misterioso distribuiva volantini, qui una donna in bicicletta mette in movimento la storia. Al termine del percorso compare una maîtresse che assume le funzioni di una ginecologa ante litteram, chiudendo il racconto attraverso una simmetria insieme comica e narrativa.
Sotto il divertimento scorre però il tema centrale della scrittura gucciniana: la lingua come custodia della memoria. La brezza segue idealmente il Reno dalle sorgenti dell’Appennino pistoiese, attraversando boschi, prati e paesi. Erbe, fiori e frutti vengono chiamati con i loro nomi pavanesi, già presenti nelle Cròniche epafàniche e in Tralummescuro. Ogni parola conserva un paesaggio, un gesto e il modo in cui una comunità ha imparato a riconoscere le cose.
Guccini aveva affidato al suo editor Paolo Iacuzzi, il 23 luglio, una delle chiavi del volume: «Le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose». La frase illumina anche il suo percorso di scrittore, iniziato nel 1989 con Cròniche epafàniche e proseguito attraverso racconti, autobiografie e romanzi investigativi firmati con Macchiavelli. La narrativa gli permetteva di ampliare quanto le canzoni avevano già iniziato: trasformare vicende minime, toponimi e inflessioni locali in una storia collettiva.
In Calde le pere! il Reno diventa infine una figura autobiografica. Guccini lo immaginava come l’altro asse capace d’incrociare la Via Emilia: la testa tra i prati di Pavana, i piedi rivolti verso Modena e Bologna, le braccia distese ad abbracciare i boschi. L’ultimo libro nasce dentro questa mappa corporea, dove il territorio coincide con la biografia e il racconto popolare acquista la durata della letteratura.
Calde le pere! restituisce così il sorriso salace, la precisione linguistica e la tenerezza di Guccini. Il suo congedo letterario segue la corrente di un fiume: parte da una sorgente appartata, raccoglie voci e storie lungo il cammino e le consegna ai lettori prima che il tempo possa disperderle.


