Siamo in zona Farini, a due passi da Dergano, dove il quartiere ha aperto le proprie porte al rinnovato Alveare Culturale Studio. Dalle nuove vesti rispetto alla precedente sede alla Fabbrica del Vapore, Alveare cambia stampo oltre che edificio. Sperimentale e aperto a tutti, non solo sede d’esposizione ma anche laboratorio creativo, in cui gli artisti sono invitati a produrre e sperimentare liberamente.
In Via Carlo Imbonati 12, Alveare Culturale Studio ha festeggiato la sua apertura il 15 maggio con un’inaugurazione da vero spazio culturale indipendente. Pietro Cusi, founder del progetto, ha ospitato la comunità e non solo, coinvolgendola in un vivace programma tra le sale dello spazio e il cortile interno, partendo dall’aperitivo offerto sulle note della playlist condivisa, al dialogo con gli artisti in mostra, i partner e tutto il team di Alveare, fino all’Urban Djset e concerto acustico di Vox Dischi. Una vera e propria festa in cui si celebrava un anniversario, la data zero di una lunga serie di mostre e progetti sperimentali.

Alveare non cambia solo sede ma anche nome. L’aggiunta del termine “Studio”, assente nella precedente denominazione, è una dimostrazione che Alveare vuole essere sulla linea degli studi d’artista, luogo di lavoro e produzione oltre che d’esposizione, uno spazio accogliente, dove sentirsi a casa e soprattutto liberi di creare, in dialogo con il pubblico e col territorio. In un sistema dell’arte ormai sempre più basato sul mercato e il profitto, è una vera e propria fortuna che centri culturali indipendenti come quello di Alveare si prendano il loro posto, costruendo veri legami interpersonali e portando avanti un senso di comunità e stretta collaborazione.
“Dare un nuovo nome al nostro progetto è stato come dargli una nuova pelle, più aderente a quello che siamo diventati. Con ‘Studio’ intendiamo un luogo vivo, dove l’arte non si guarda soltanto, ma si fa, si condivide, si mette in moto. Questo spazio nasce per ospitare chi ha voglia di mettersi in gioco, di produrre bellezza, di costruire senso”, racconta Pietro Cusi, presidente di Alveare. Proprio per questo da quest’anno sarà possibile associarsi sottoscrivendo la tessera annuale, diventando un’ape dell’Alveare, attualmente riconosciuto come Ente del Terzo Settore (ETS).

Ritorno al futuro è il titolo della collettiva che inaugura ufficialmente il programma espositivo del nuovo spazio. Aperta al pubblico fino al 30 maggio, vede protagonisti cinque artisti che hanno segnato la prima fase di vita dell’Alveare: Aliteia, Andrea-Gallotti, Avvassena, Claudia-De-Luca, Emanuele-Scilleri. Il titolo è chiaramente un omaggio al film cult di Zemeckis ma anche una dichiarazione simbolica: per costruire il futuro, bisogna tornare al passato.
Gli artisti selezionati non solo sono stati le fondamenta dello spazio fin dalla sua apertura ma raccontano anche la contemporaneità attraverso linguaggi visivi autonomi e profondamente differenti, offrendo diversi punti di vista sulla medesima realtà. Grande varietà anche nei medium, dalla fotografia alla pittura, dall’installazione alla performance, fino alla ricerca concettuale. Le tematiche esplorate dai cinque artisti, riguardano le questioni del nostro tempo che coinvolgono inevitabilmente tutti noi come esseri umani. Corpo, identità, tempo, gesto e relazione, vengono messi in discussione e interrogati attraverso diversi quesiti e modalità.

“Stai scegliendo davvero o stai solo consumando per abitudine?” frase mantra del lavoro di Aliteia, artista multidisciplinare e attivista. La sua ricerca affronta diverse tematiche, alla cui base vi è l’idea della bellezza della fragilità, mettendo in discussione i canoni estetici, l’abilismo e la cultura del consumo che ci dona una felicità temporanea e illusoria. Ad Alveare Culturale Studio ha presentato un toccante progetto proprio su quest’ultimo tema. La performance TO SPEND OR TO BE?, esposta in mostra sotto forma di video, è stata realizzata dall’artista indossando ininterrottamente ogni suo capo d’abbigliamento per 7 ore e 26 minuti. Aliteia ha svuotato il suo armadio, spogliandolo da tutti gli acquisti inutili e compulsivi con i quali lei, come tutti noi, cerchiamo di definirci, di apparire per essere. Il video è accompagnato da due grandi pannelli appesi al muro, ricoperti dagli stessi indumenti indossati dall’artista. Si tratta di un invito a fermarsi un attimo, a respirare, a riflettere su quello che ci definisce, allontanandoci da uno stile di vita consumistico dentro il quale ormai siamo inglobati ma che ci sta lentamente divorando.
Indagando la ripetizione del gesto, Andrea-Gallotti affronta la questione temporale e identitaria. Le sue opere dialogano tra loro e ci ricordano l’unicità dell’essere anche nella sua somiglianza. I suoi quadri diventano un parallelo per raccontare la vita umana. Esattamente come il gesto pittorico, ogni nostro istante di vita è unico e irripetibile anche se apparentemente uguale al precedente. Ricordando quasi i segni calligrafici, il lavoro di Gallotti è identitario, rappresentazione della sua persona e dell’essere umano. L’unicità nella sequenza e il valore riconosciuto a ogni singolo istante sono le fondamenta della sua ricerca fin dall’origine della sua arte.

Classe 1998, Avvassena, artista multidisciplinare e designer, presenta ad Alveare Culturale Studio una serie di opere ispirate alla filosofia Ubuntu, secondo cui l’individuo è una parte creata e creativa di un’unica grande totalità di esseri viventi. In profonda connessione tra noi e quello che ci circonda, evidenziando il legame tra individuo e comunità e indagando memoria e responsabilità sociale, Avvassena utilizza materiali eterogenei per rappresentare l’unione delle singolarità che compongono l’insieme del creato. Le sue opere ci catapultano in un’altra dimensione in cui pieni e vuoti, colori e trasparenze, creano riflessi dalle forme giocose che, partendo dal plexiglass di cui sono fatte, arrivano fino alle pareti che le accolgono, modificando completamente lo spazio in cui si trovano.
Al confine tra sogno e realtà sono le opere di Claudia-De-Luca, storica e docente che pone la sua ricerca al centro di una questione oggigiorno fondamentale: l’irrazionalità di una vita frenetica e l’iperperformatività a cui sembra doveroso aspirare. Vivere una vita lenta, silenziosa ma profonda è diventato un lusso se non un’utopia. L’artista ci chiede però di provarci, avvicinandoci a uno stile di vita più sano. Le opere esposte ad Alveare Culturale Studio, dialogano con lo spazio architettonico, invitando a una passeggiata tra visibile e invsibile, materia e immaginazione. I lavori di Claudia De Luca sussurrano sottovoce rompendo le grida di un mondo in agitazione.
Conosciuto diec’anni fa come Anonimo Artista, Emanuele-Scilleri, uno tra i protagonisti del reportage artistico in Italia, presenta ad Alveare un originale progetto sull’identità e l’osservazione. Quello che è sotto gli occhi di tutti e viene dimenticato, nel lavoro fotografico di Scilleri assume un nuovo valore. Una fototessera dimenticata in una macchinetta pubblica. Una, due, dieci, cinquanta, quattrocento fototessere raccolte dall’artista nel 2014, dopo quattro anni di meticolosa ricerca. Così nasce l’opera Dispersi e Ritrovati, un pannello che espone tutti i piccoli reperti fotografici abbandonati e dimenticati dai proprietari, esposti dall’artista come piccoli tesori. L’opera, chiaro rimando alle affissioni pubbliche delle persone scomparse, è estremamente interattiva, la partecipazione del pubblico è infatti fondamentale. “Ogni persona che guardando le fototessere vi ritrovi qualcuno che conosce, potrà liberamente prendere la fototessera della persona e portarsela via” recita il pannello esposto affianco all’opera durante la sua affissione per le strade di Como nel lontano 2014.


