Dal 10 luglio al 30 settembre 2026, il Complesso Monumentale del Castello dei Conti Oliva di Piandimeleto, in provincia di Pesaro e Urbino, ospita Arcana – Il Leone del Nuovo Orizzonte, mostra nazionale dello scultore Andrea da Montefeltro, insignito del Premio Mondiale della Pace nell’Arte. La direzione artistica è affidata ad Annalisa Di Maria, studiosa internazionale di Leonardo da Vinci ed esperta di estetica rinascimentale. Il progetto è realizzato dal Comune di Piandimeleto con il patrocinio della Regione Marche, della Presidenza del Consiglio della Regione Marche, del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell’800° Anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, del Club per l’UNESCO di Firenze, della Provincia di Pesaro e Urbino e di BCC Metauro.
Al cuore della mostra c’è una postura precisa, quasi una dichiarazione di metodo: la montagna non come conquista ma come interlocutrice. Lo scultore lavora la pietra del Montefeltro — materiale antico di milioni di anni — non per dominarla ma per ascoltarla, restituendole una voce attraverso la forma. Nelle parole dell’artista stesso: «La montagna non è un traguardo da raggiungere, ma un enigma da decifrare. Ogni pietra custodisce un frammento di tempo antico, e solo chi vi si accosta con rispetto può intravedere l’immenso orizzonte che essa cela nel suo silenzio». Una visione che trasforma la scultura da atto creativo autoriale a pratica relazionale: l’artista non come autore, ma come tramite tra la materia e chi la osserva.
Arcana si inserisce ufficialmente nel calendario delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, e il riferimento non è decorativo. Il Montefeltro è terra profondamente francescana: nel 1213, proprio in questi luoghi, Francesco ricevette in dono il Monte della Verna, teatro della sua rivelazione spirituale. Il percorso espositivo si costruisce attorno a nuclei tematici che rimandano direttamente a quell’eredità — la cura del creato, la sacralità del paesaggio, il silenzio come forma di conoscenza, la fraternità con ogni elemento naturale — senza scadere nell’illustrazione didascalica. Le sculture non commentano il paesaggio: lo abitano.
La scelta della sede non è accessoria. Il Castello dei Conti Oliva è uno dei complessi storici più articolati del Montefeltro: le mura medievali, la luce che varia nel corso della giornata, la pietra delle strutture architettoniche che rispecchia quella delle opere esposte creano una continuità materica e simbolica tra contenitore e contenuto. La visita si configura così come un’esperienza immersiva in cui il confine tra opera, architettura e paesaggio si fa poroso. Non un allestimento neutro, ma un dialogo tra temporalità diverse — quella geologica della pietra lavorata, quella medievale del castello, quella contemporanea dello sguardo del visitatore.
In un momento in cui il dibattito sulla crisi ambientale e sul turismo estrattivo è sempre più urgente, una mostra come questa prende una posizione — non attraverso slogan, ma attraverso la qualità dell’attenzione che richiede. Rallentare, osservare, riconoscere che il paesaggio montano non è uno sfondo da consumare visivamente ma un sistema di relazioni da rispettare. È una riflessione che la scultura — arte lenta per definizione, che nasce dalla resistenza della materia — è forse più attrezzata di altre forme espressive a sostenere.




