Il Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme e il MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia ospitano Alfred Eisenstaedt. La fotografia era nell’aria, due mostre complementari a cura di Monica Poggi all’interno di un progetto espositivo prodotto da CAMERA. Visibili fino al 20 settembre ad Abano e fino al 22 novembre a Venezia, le immagini che tracciano la vita e la carriera del fotografo, a partire dai primi anni in Europa fino alla collaborazione con la rivista Life e al periodo negli Stati Uniti.
Alfred Eisenstaedt viene considerato il fotografo dei retroscena della storia. Basti considerare alcuni dei soggetti ritratti: Albert Einstein, Robert Oppenheimer, Marilyn Monroe, Sophia Loren (tra gli altri). Alcuni dei volti più noti del Novecento vennero immortalati con una capacità compositiva che denota una grande conoscenza dell’arte classica. Non a caso, durante la riabilitazione a seguito di un infortunio durante la Prima Guerra Mondiale, il fotografo trascorre un anno intero nei musei di Berlino, instaurando un rapporto con la pittura classica e rinascimentale. Riferimenti artistici che lo accompagneranno in un contesto differente e diventeranno basi teoriche necessarie per lo sviluppo della prospettiva fotografica futura.
Una volta migrato negli Stati Uniti, Eisenstaedt si unirà a Life, rivista dai chiari intenti propagandistici e commerciali. Nel periodo americano le immagini non sono neutre ma filtrate da una ricercata esaltazione della vita e dei personaggi americani. Da un lato, allora, un punto di vista condiviso e necessariamente condivisibile dal pubblico; dall’altro, l’individuo che detiene sempre una posizione privilegiata nei suoi scatti. Le fotografie di Eisenstaedt raccontano della storia, dei suoi retroscena, ma, prima di tutto, di come la storia sia fatta da esseri umani.
I primi scatti di Eisenstaedt risalgono al 1913: è un pittorialista amatoriale che, dalle primissime immagini di paesaggio, si avvicinerà al ritratto che diventerà predominante nella sua pratica. In Germania anche altri nomi si affermano per la potenza della ritrattistica in ambito diplomatico. L’ironia di Eisenstaedt nella ricerca della stravaganza (riporto qui ad esempio lo scatto realizzato nel 1932 della donna con il ghepardo domestico al Bois de Boulogne Café di Parigi) non è dissimile dall’ironia della “candid camera” di Erich Salomon. Attraverso la scelta di fotografie esposte presso Villa Bassi e presso il MUNAV, è allora possibile una contestualizzazione esaustiva della figura di Eisenstaedt, che non si ferma alle copertine di Life con grandi soggetti della storia ma ne coglie anche i dettagli.
La scelta di immagini, con alcune ripetizioni volute nelle due sedi al fine di accentuare una storicizzazione e una continuazione, è caratterizzata da una separazione cronologica. Le fotografie esposte nella sede veneziana raccontano dei primi anni in Europa, prima della fuga causata dal crescente antisemitismo. Le fotografie esposte negli spazi di Villa Bassi Rathgeb, invece, raccontano degli anni successivi al 1935, anni della collaborazione con Life. Dal modernismo fino al proto fotoreportage, passando per lo stereotipo del “Sogno Americano”, le immagini mostrano uno spaccato sociale. La storia di Eisenstaedt esposta in mostra ricerca una contestualizzazione, proponendo una panoramica oltre il “personaggio”. Ricordato spesso come il fotografo del V-J Day in Times Square (1945), l’esposizione non prende il capolavoro come punto di partenza ma come punto di arrivo, mostrando tutto ciò che ha portato l’autore a formalizzare quello scatto. L’immagine del bacio racchiude infatti gli archetipi del sogno e della vittoria americana, così come l’esaltazione dell’identità statunitense: una fotografia che richiama la classicità ma guarda alle possibilità del fotogiornalismo.
Gli scatti di Alfred Eisenstaedt. La fotografia era nell’aria cercano un dialogo con la collezione e gli spazi del museo. Un esempio è certamente quello esposto a Villa Bassi di una donna con bambino in Giappone, realizzato da Eisenstaedt a Hiroshima nel 1945 (sempre per un fotoreportage di Life), che richiama l’iconografia della Madonna con Bambino – di cui sono presenti diversi esempi in collezione.
Allo stesso modo, anche all’interno del MUNAV le opere dialogano con lo spazio. Su supporti neutri e coerenti con l’esposizione permanente del Padiglione delle Navi, le fotografie avvicinano uno spazio connotato storicamente al contemporaneo.
In questo modo, due realtà non specificatamente destinate alla fotografia – e all’arte del Novecento – si aprono a nuovi racconti e narrazioni, proponendo una rilettura e una rivalutazione di un fotografo che è stato tanto altro rispetto al “bacio”.




