Alchimie nel vuoto. I “Freaks” di Elena Salmistraro riflettono sul diverso

“Da bambina volevo sempre vedere i film dell’orrore che mi vietavano di vedere. Per sopperire all’impossibilità di vederli ho iniziato a disegnare questi personaggi che mi terrorizzavano, non li avevo visti veramente, ma l’inventavo e li disegnavo.”

Elena Salmistrato è una screenwriter, recupera storie che più la colpiscono, compone la sua sceneggiatura con frammenti provenienti dalle sue emozioni. Le sue creazioni si troverebbero a loro agio nei sogni più vivaci di un qualsiasi essere umano.

La mostra Alchimie nel vuoto, curata da Silvana Annicchiarico e visitabile presso la galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea fino a febbraio 2025, celebra il disegno come espressione irrefrenabile delle sue ossessioni, che l’artista ha trasformato in alleate sin dall’infanzia.

Il monstrum della Salmistraro rappresenta la bellezza dell’imperfezione, sfidando i canoni tradizionali e celebrando la diversità. Attraverso dettagli, colori e materiali, diventa simbolo di unicità, di individualità. Le sue opere esplorano il confine tra familiare e inaspettato, invitandoci a guardare oltre le apparenze. Ci mostrano come l’armonia e il fascino risiedano spesso in ciò che tendiamo in maniera molto frettolosa a considerare “diverso”.

La product designer e artista, dopo numerosi premi, nomina come Ambasciatrice Mondiale del Design Italiano, docente presso il Politecnico di Milano e tra le donne più di successo del 2023 secondo Forbes Italia, in Alchimie nel vuoto lavora sul concetto del vuoto per mezzo di ricordi e di personaggi, trasformando questi spazi inesplorati in un esercito di “mostri”.

Qui il punto di vista dell’artista, ma non solo, è interessante per come affronta appunto il concetto di “mostro” come specchio delle nostre paure e dei nostri desideri. La sua opera Horror Vacui. Paure e deliri, considerata il suo Guernica, è un mosaico visivo in cui caos ed eccesso si incontrano. Mani allungate, elefanti, tacchi a spillo e persino simboli provocatori come un pene si mescolano in un paesaggio che sembra prendere forma dai sogni e dagli incubi più profondi. L’opera non è solo un accumulo di dettagli stravaganti, ma una narrazione che ci costringe a fare i conti con il disordine che portiamo dentro, rivelandone allo stesso tempo la bellezza.

Il linguaggio visivo utilizza colori accesi e forme surreali per dare vita a figure ibride, lontane da ogni definizione di normalità. La cosa che si nota immediatamente di questi suoi personaggi è che non cercano di nascondere ciò che li rende “diversi”, ma lo esibiscono come fosse un punto di forza. È un invito ad accettare le sfumature di noi stessi e degli altri, suggerendo che ogni differenza può diventare un ponte per una comprensione più profonda.

La riflessione sul diverso e sull’accettazione rimanda inevitabilmente a Freaks di Tod Browning, il film del 1932 che ribaltava i pregiudizi dell’epoca. In Freaks, i veri “mostri” non erano gli artisti circensi con disabilità fisiche, ma i personaggi apparentemente normali, la cui crudeltà metteva in discussione la stessa idea di umanità.  L’artista, con le sue opere, sembra proseguire quel discorso, dimostrando come il “mostruoso” possa essere un mezzo per vedere il mondo con occhi nuovi.

Al centro della mostra, nella sala finale, troviamo Gennaro, il mostro marino a quattro (+1) occhi, affettuosamente soprannominato così dalla figlia dell’artista. Circondato dalle sue raffigurazioni, si ha subito l’impressione che Gennaro sia un simbolo: la rappresentazione tangibile del coraggio di Salmistraro nell’affrontare le proprie paure. Non le nasconde, non le addomestica, ma le trasforma in arte, salendo sul ring dei suoi incubi con guantoni da boxe e un sorriso ironico.

L’arte, per Elena Salmistraro, non è solo bellezza o provocazione: è un atto di condivisione. Attraverso le sue “alchimie” e il suo storytelling trasforma il vuoto interiore in un luogo in cui riconoscersi, in cui le differenze non sono limiti, ma ricchezze. La sua arte ci ricorda che è nel caos che possiamo trovare una nuova armonia, dove ogni pezzo – per quanto strano o fuori posto – contribuisce a creare qualcosa di unico e irripetibile.

Come preziosa sarebbe la capacità che ognuno di noi potrebbe avere se riuscisse ad affrontare singolarmente le proprie frustrazioni o le insicurezze che sorgono nei momenti di vita.

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Giulio Fonseca
Giulio Fonseca
Classe '96, con un percorso di studi in Beni Culturali nel triennio, indirizzo storico-artistico, e in Arte, valorizzazione e mercato all'Università IULM di Milano nel biennio magistrale. Si divide tra l'interesse per le nuove possibilità di interazione tra pubblico e opera nell'arte contemporanea e l'amore, quasi ossessione, per il cinema. Spesso si sofferma ad osservare l'allestimento in mostre temporanee.

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