Al Maschio Angioino di Napoli il classicismo inquieto di Jim Dine

Classicismo e contemporaneità, sospesi tra frammentazione e perfezione. Ha aperto oggi, a Napoli, “Elysian Fields”, una mostra site-specific allestita al Maschio Angioino che mette in dialogo la visione di Jim Dine, icona dell’arte contemporanea, con gli ambienti monumentali del castello trecentesco recentemente riqualificati. L’iniziativa è parte di Napoli Contemporanea 2025, il programma di mostre e installazioni promosso dal Comune di Napoli e curato da Vincenzo Trione, che dal 2023 punta a consolidare la vocazione della città al contemporaneo attraverso progetti ideati da protagonisti dell’arte attuale per i musei e gli spazi pubblici urbani.

Jim Dine, nato nel 1935 a Cincinnati, Ohio, è una delle figure più originali e sfuggenti dell’arte americana del secondo dopoguerra. Sebbene spesso accostato alla Pop Art, la sua produzione si muove su un piano più personale e lirico, distante dall’ironia distaccata di Warhol o Lichtenstein. La sua ricerca, profondamente intima e autobiografica, si nutre di oggetti e simboli del quotidiano – cuori, utensili da lavoro, accappatoi, ma anche figure mitiche e letterarie – trasformandoli in frammenti di un contemporaneo vissuto, imperfetto, consumato. Attraverso pittura, disegno, scultura, collage, fotografia e incisione, Dine ha costruito un linguaggio riconoscibile e poetico, che gli è valso un posto di rilievo nelle più prestigiose collezioni internazionali, dal MoMA di New York al Centre Pompidou di Parigi.

Il suo passaggio nel capoluogo partenopeo con “Elysian Fields” – visitabile fino al 10 febbraio 2026 – rilegge il passato e i codici della classicità con lo sguardo a più strati dell’arte contemporanea, tra antico e contemporaneo, sempre con una forte impronta personale e persino autobiografica. La mostra riunisce 29 installazioni dell’artista, allestite in spazi di straordinario valore storico come la Cappella delle Anime del Purgatorio, la Cappella Palatina, l’Armeria e le due sale dell’area archeologica. Le opere di Dine si confrontano con sette sculture rinascimentali del percorso museale, rimaste per anni nei depositi per ragioni conservative. L’intreccio tra linguaggi diversi ed epoche lontane dà vita a un’esperienza immersiva e ricca di rimandi, anche nell’ottica di valorizzare il patrimonio del castello e rinnovare il dialogo tra antico e contemporaneo. L’allestimento ha rappresentato anche un’occasione per intervenire sullo stato di conservazione di alcune opere del museo, contribuendo in modo concreto alla loro tutela e valorizzazione.

Cuore dell’esposizione è la Cappella Palatina, gioiello del Trecento angioino, dove sono collocate 23 grandi sculture di Dine appartenenti alla serie “Elysian Fields”, raffiguranti teste di ispirazione classica. “Queste teste in gesso – sottolinea Dine – sono state realizzate nel mio studio a San Gallo, in Svizzera, negli ultimi tre anni. Sono ritratti che ho inventato e ritratti che ho sognato, provenienti dalla storia e dal mondo antico. Ci sono anche amici perduti e frammenti della mia vita di anni fa nei boschi del Vermont. Il gesso è il mio materiale preferito per il modo in cui si sente tra le mie mani”.
Nella Cappella Palatina trova spazio anche “The Gate where Venus sleeps”, monumentale porta in bronzo e acciaio esposta per la prima volta al pubblico. A dialogare con queste opere sono le Madonne con Bambino di Francesco Laurana e Domenico Gagini, provenienti dalla stessa cappella e dalla sagrestia, oggi presentate su nuove basi studiate appositamente per integrarsi con l’allestimento.

Nella Cappella delle Anime del Purgatorio, decorata con stucchi barocchi e affreschi manieristi, è esposto il grande vaso-cratere “Flowers”. L’area archeologica, invece, ospita due copie di Small bird with tool nella Sala Butto e, nella suggestiva Sala dell’Armeria, dove il pavimento in vetro lascia intravedere resti romani, una vasca marmorea tardo-antica e una necropoli altomedievale, trovano spazio le sculture “Venus and Neptune” e “Big Lady on a Beaver’s stump”. Un percorso che intreccia epoche, materiali e linguaggi, restituendo al pubblico un dialogo potente tra la materia viva del presente e la memoria storica del luogo. 

“Elysian Fields di Jim Dine è una mostra pensata proprio per Napoli – spiega  il sindaco Gaetano Manfredi – con un messaggio affine all’identità della nostra città: guardare al nostro importante passato, fatto di migliaia di anni di storia, ma sempre proiettandosi verso il futuro”. 

A Napoli – conclude Vincenzo Trione, che ha curato anche il catalogo edito da Steidl – si può vivere una nuova, emozionante esperienza artistica. ‘Elysian Fields’ di Jim Dine è un percorso espositivo unico nel suo genere, dal sapore internazionale come ormai la nostra città è abituata ad ospitare. Castel Nuovo, simbolo per eccellenza del capoluogo campano, si apre a un dialogo innovativo con l’arte contemporanea, presentando un contesto eccezionale dove la storia incontra la modernità, in un confronto suggestivo tra le opere già presenti nella trecentesca Cappella Palatina, nella piccola Cappella delle Anime del Purgatorio e nella Sala dell’Armeria, e le installazioni pop del maestro americano. La poetica di Jim Dine si sposa con una visione mirata a proiettare Napoli nel panorama mondiale dell’arte contemporanea, in un abbraccio tra passato e futuro che definisce il carattere stesso della città: è la Napoli della storia e dell’innovazione, sempre pronta a farsi spazio nel dialogo globale delle idee culturali”. 

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