Aggiornamento Biennale: fondi UE a rischio per il caso Russia, mentre il Qatar rilancia

Ancora una volta, allarme in Laguna. E non per la proverbiale acqua alta, ma perché questa 61esima Biennale d’Arte di imminente apertura (al pubblico da sabato 9 maggio, ai Giardini, all’Arsenale e in vari spazi della città) subisce – e parecchio – l’agenda politica. Si è infatti riaccesa la polemica sulla partecipazione della Russia (di cui avevamo già parlato qui): la Commissione europea ha infatti avviato la procedura per congelare o revocare i fondi all’istituzione culturale per aver permesso alla Russia di riaprire il “suo” padiglione, chiuso dal 2022. A comunicarlo con una lettera al presidente della fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, è stata l’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura, che dipende appunto dalla Commissione. La Biennale avrà un mese di tempo per chiarire la propria posizione o fare retromarcia: c’è infatti il rischio che possa perdere una sovvenzione di due milioni di euro, riferita al periodo di tre anni che va dal 2025 al 2028. 

La replica della Biennale

La Biennale di Venezia ha replicato affermando che «esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie ragioni, certa di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l’European Education and Culture Executive Agency (EACEA) della Commissione europea». Inoltre,  «conferma altresì di aver agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze, responsabilità e finalità». 

E quindi? Staremo a vedere: a meno di un mese dall’apertura, ogni scenario e possibile (con fonti vicine al governo che si dicono certe, o quasi certe, che alla fine il Padiglione Russia non si aprirà).

Alia Farid (© Myriam Boulos)

Ci sarà il Qatar

Mentre Venezia si prepara a ridefinire i confini della geografia creativa, il Padiglione Nazionale del Qatar lancia una sfida al concetto tradizionale di “esposizione”: il Padiglione per la Biennale di Venezia che sorgerà nel sito dei Giardini dove nascerà il futuro padiglione permanente (firmato  dall’archistar libanese Lina Ghotmeh) ruota attorno al progetto “untitled 2026 (a gathering of remarkable people). Guidato da Rirkrit Tiravanija, maestro dell’estetica relazionale (una sua mostra importante è in corso ora al Pirelli HangarBicocca di Milano), il progetto riunirà artisti, musicisti e chef dal mondo arabo. 

Commissionato da Sua Eccellenza Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, il Padiglione avrà l’aspetto di una struttura temporanea simile a una tenda: un richiamo simbolico ai tradizionali luoghi di incontro qatarioti. È sotto questa tenda che avverrà – nelle intenzioni – uno scambio culturale tra una pluralità di linguaggi che spaziano dal cinema alla scultura, fino alla performance sonora. I curatori Tom Eccles e Ruba Katrib hanno orchestrato un dialogo tra talenti che rappresentano diverse sfaccettature della cultura araba contemporanea: Sophia Al-Maria esplora le possibilità trasformative del suono attraverso un film documentario sperimentale mentre Alia Farid interviene con Jerrican (2022-2026), una scultura di grandi dimensioni in fibra di vetro laccata che rilegge gli oggetti d’uso quotidiano del Golfo come nuovi elementi del paesaggio urbano. Infine, Tarek Atoui cura una serie di collaborazioni improvvisate tra musicisti e poeti, attingendo a fonti d’archivio e registrazioni sul campo.  

La vera scommessa dell’idea di Tiravanija è l’integrazione del programma culinario ideato dallo chef palestinese Fadi Kattan. Durante la vernice (6-10 maggio), il Padiglione si animerà infatti con la reinterpretazione di piatti tradizionali come l’harees e il jareesh. 

L’operazione veneziana non è un evento isolato, ben lo sappiamo. Da anni il Paese del Golfo si adopera per sfruttare al meglio il soft power dell’arte contemporanea: questo progetto ai Gardini si presenta – nonostante il momento internazionale particolarmente complicato dalla guerra in corso in Iran, che ha toccato anche il Paese del Golfo – come ennesimo biglietto da visita internazionale di Rubaiya Qatar, la nuova quadriennale d’arte contemporanea che inaugurerà a Doha nel novembre 2026, che mira a consolidare il Qatar come hub primario per la ricerca artistica globale. 

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Francesca Amé
Francesca Amé
Milanese, mamma di due gagliarde adolescenti, ama raccontare il bicchiere mezzo pieno della vita, senza trascurare eventuali depositi sul fondo. Da quindici anni si dedica con passione alla cronaca culturale, italiana e internazionale, e firma interviste per alcune delle principali testate italiane. Fissata da sempre con l’arte contemporanea, è anche una travel addicted iper-organizzata. Ultimamente ha tradito la corsa con il pilates. Su Instagram è @realvistodame Testate con cui collabora per reportage culturali: ilGiornale, il Foglio, Vanity Fair Italia (show e viaggi). Vogue Italia (arts), Business People, Wired.it, Jesus

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