Adrian Paci porta la migrazione al centro del Giubileo: un dialogo tra arte, fede e responsabilità condivisa

Con la mostra No Man is an Island dell’artista albanese Adrian Paci, prende il via l’11 giugno 2025 il secondo appuntamento di Conciliazione 5, progetto di arte contemporanea promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano, in vista del Giubileo 2025, con la curatela di Cristiana Perrella per il primo anno. Dopo l’intervento inaugurale di Yan Pei-Ming dedicato alla condizione carceraria, Paci esplora il tema della migrazione, offrendo una riflessione visiva e simbolica sul concetto di viaggio obbligato, spostamento e identità.

Conciliazione 5 è pensato come un progetto diffuso, che mette in relazione lo spazio di via della Conciliazione – una window gallery visibile 24 ore su 24 – con luoghi cittadini legati al tema trattato, creando un dialogo attivo tra il Vaticano e la città di Roma. Il focus dell’intera programmazione 2025 è la Speranza, declinata attraverso quattro macro-temi: carcere, migrazione, ambiente e povertà.

CREDITS Ph. Francesco Gili; Courtesy Adrian Paci e Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede

Al centro dell’intervento di Paci c’è l’opera Home to Go (2001), installata nella vetrina su via della Conciliazione. La scultura – uno dei lavori iconici dell’artista – raffigura un uomo che porta sulle spalle un tetto rovesciato, simbolo di radici interrotte, casa perduta e fede in movimento. Il corpo è quello dell’artista stesso, calco diretto, a testimoniare la dimensione personale e biografica del lavoro. Il tetto, pur capovolto, assume nella forma quella di ali, alludendo a una tensione costante tra caduta e slancio, tra peso e trascendenza. Non è un’opera che denuncia, ma una figura che attraversa: pellegrino, migrante, esule, viandante. Un’umanità che cammina, sospesa tra sopravvivenza e spiritualità.

Accanto a questo primo gesto, The bell tolls upon the waves (2024) è la seconda opera del progetto, una video installazione esposta presso le Corsie Sistine del Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, antico ospedale dei pellegrini. Il lavoro trae origine da un episodio accaduto nel 1566 a Termoli: una campana sacra fu rubata da un gruppo di saccheggiatori, ma affondò nel mare durante il trasporto, provocando la perdita della nave stessa. Paci parte da questo fatto per installare una nuova campana su una piattaforma galleggiante davanti alle coste molisane: una campana “emersa”, che suona solo grazie al moto ondoso del mare.

CREDITS Ph. Francesco Gili; Courtesy Adrian Paci e Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede

Nel video, il suono non è affidato alla mano dell’uomo, ma alle onde: una sinfonia accidentale, dolce o furiosa, che riflette il rapporto tra natura, perdita e memoria. L’opera è anche un omaggio alla relazione tra comunità costiere e spiritualità: luoghi fragili e resilienti, capaci di accogliere e di custodire storie. Nel contesto denso di stratificazioni delle Corsie Sistine, la campana diventa presenza simbolica, ma anche chiamata collettiva. Suona, idealmente, per tutti.

Il titolo della mostra – No Man is an Island – è tratto da una delle più celebri Meditazioni del poeta inglese John Donne. L’uomo non è un’isola, ma parte di un continente umano comune, e la morte – o la perdita – di ogni individuo riguarda l’intera umanità. Il titolo non è solo poetico, ma programmatico: l’arte, in questo contesto, non parla mai da sola, ma si fa voce di un legame collettivo, responsabilità condivisa e consapevolezza critica.

L’intervento di Adrian Paci rafforza così il profilo etico e visionario del progetto Conciliazione 5, pensato come uno spazio di riflessione pubblica, dove arte contemporanea e spiritualità si incontrano nel cuore simbolico di Roma. L’intenzione, come ricordato dal Cardinale José Tolentino de Mendonça, è quella di creare “uno spazio aperto alla spiritualità, al pensiero critico e alla potenza trasformativa dell’arte”. In questo, Paci è l’artista giusto: la sua opera vive da sempre tra sacro e quotidiano, tra la concretezza delle migrazioni e la trascendenza delle immagini.

La programmazione del progetto proseguirà in autunno con gli interventi di altri due artisti internazionali, che approfondiranno i temi della povertà e dell’ambiente. Ma con No Man is an Island, il messaggio è già chiaro: l’arte, per quanto personale, è sempre un atto pubblico.

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