Addio a Sir Colin Renfrew, uno dei maestri dell’archeologia moderna

Lunedì notte è venuto a mancare un grande, grande archeologo: Sir Colin Renfrew, Lord di Kaimsthorn. La sua carriera straordinaria, costellata di scoperte e contributi teorici fondamentali, ha ridefinito il modo in cui comprendiamo le origini e lo sviluppo delle civiltà. La vita di ciascuno di noi non finisce se rimane qualcosa che possa testimoniare il nostro passaggio, la nostra effimera impronta. E a me piacerebbe partire proprio dalle impronte che questo grande archeologo ha lasciato.

The Emergence of Civilisation: The Cyclades and the Aegean in The Third Millennium BC (1972) 

Per chi si professa “egeista” – come chi scrive – questo è un testo immortale, un punto fermo imprescindibile, una tappa obbligata. L’idea (desunta da uno dei capisaldi dell’archeologia processuale, la New Archaeology d’oltreoceano) che l’evoluzione delle società umane dipenda quasi esclusivamente da stimoli interni alla società stessa, applicata al contesto protostorico egeo: niente più derivazioni vicino-orientali o nordeuropee per le strutture “palazzocentriche” minoica e micenea, ma sviluppo interno al territorio greco, dalle piccole società tribali egalitarie neolitiche, passando per i più complessi chiefdoms fino ai sistemi burocratici protostatali.

Un porto sicuro. Una carezza materna. Ma avrei potuto citare Before Civilisation, the Radiocarbon Revolution and Prehistoric Europe del 1973, dove grazie alla “neonata” tecnologia datante del 14C per la prima volta si mette in discussione l’origine solamente vicino-orientale della rivoluzione tecnologica del neolitico europeo, dando rilevanza agli sviluppi interni europei; o Archaeology and Language del 1987, e la “teoria anatolica”, che a prescindere dalla sua correttezza o meno, ha avuto il merito di dar vita a un dibattito vivacissimo sull’origine degli Indoeuropei; o Archeologia. Teoria, metodi, pratica, arrivato – credo – alla nona edizione in lingua originale, IL manuale di archeologia per almeno un paio di generazioni di archeologi in tutto il mondo (non a caso ho scelto il titolo in italiano), scritto insieme a Paul Bahn.

Autore? Sempre lo stesso: Sir Colin Renfrew Lord di Kaimsthorn. Membro della British Academy dal 1980. Membro straniero della National Academy of Science, la più prestigiosa accademia di scienza statunitense, dal 1996. Docente a Cambridge dal 1981 al 2001. Vincitore nel 2004 del Premio Balzan, primo vero archeologo a riuscirci (andatevi a vedere la lista dei suoi colleghi vincitori per farvi un’idea della rilevanza del premio). Membro dell’American Philosophical Society dal 2006. Lauree honoris causa ovunque nel mondo. Ha diretto scavi al cairn di Quanterness in Scozia, a Philakopì (Melos), Markiani (Amorgos) e Daskaliò (Keros) nelle Cicladi, a Sitagroi in Tracia.

Qui ha lavorato con Marija Gimbutas, la “Grande Madre” degli archeologi. La sua “teoria anatolica” era in aperto contrasto con la “teoria kurganica” dell’archeologa lituana, ma ciò non impedì loro di dar vita a un sodalizio professionale assolutamente straordinario, a dimostrazione di come sia il dibattito tra posizioni distanti a promuovere la conoscenza, di come non sia sempre la definizione di giusto o sbagliato a marcare l’importanza di un’ipotesi, ma il livello del dibattito che da essa deriva.

Colin Renfrew è stato uno dei più grandi archeologi che la storia di questa disciplina ricordi. Non serve questo articolo per ribadirlo, né la sfilza di titoli sopra elencati. Renfrew è stato in grado di recepire a pieno la rivoluzione portata dalla New Archaeology e di tradurla in teorie sullo sviluppo protostorico in Europa che ancora oggi forniscono tanti spunti di riflessione.

Talmente acuta e profonda fu la sua indagine, da portarlo alla formulazione di un vero e proprio paradosso, noto come Sapient Paradox, che può essere formulato così: perché c’è un gap così profondo tra la formazione genetica e anatomica dell’uomo moderno, Homo Sapiens (200.000 anni fa), e lo sviluppo di comportamenti complessi (10.000 anni fa)? Un paradosso, formulato oramai 50 anni fa, ma che ancora oggi incalza studiosi delle più varie branche del sapere, dagli archeologi ai neuroscienziati. E quando, anche a distanza di 50 anni, una domanda deve ancora trovare adeguata risposta, vuol dire che la domanda è ben posta. Le domande ben poste le fanno i grandi maestri.
 E Colin Renfrew è stato un grande maestro dell’archeologia. 

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