È morto a 88 anni Georg Baselitz, uno degli artisti più radicali e disturbanti del secondo Novecento. La notizia è stata confermata oggi, 30 aprile 2026, dalla sua galleria su indicazione della famiglia. Non sono state rese note le cause della morte.
La sua scomparsa non chiude semplicemente una biografia, ma segna la fine di una postura. Perché Baselitz non è stato solo un pittore: è stato uno di quelli che hanno messo in crisi l’idea stessa di immagine, obbligando la pittura europea a fare i conti con le proprie macerie.
Nato nel 1938 in una Germania devastata dalla guerra, cresciuto tra nazismo e regime sovietico, Baselitz ha costruito tutta la sua opera su una frattura originaria. Un mondo distrutto non poteva produrre immagini rassicuranti, e infatti i suoi primi lavori sono violenti, deformati, deliberatamente anti-estetici. Figure spezzate, corpi scomposti, identità instabili: non c’è mai narrazione lineare, ma una tensione continua tra forma e crollo.
Fin dagli esordi, il suo lavoro genera scandalo. Nel 1963 alcune opere vengono sequestrate per oscenità: un episodio che non lo ridimensiona, ma lo definisce. Lo scandalo diventa linguaggio, non come provocazione superficiale, ma come necessità di rompere ogni forma di rappresentazione pacificata. Le sue figure – i celebri “Eroi” – non sono mai tali: sono relitti, sopravvissuti, corpi che portano addosso il peso della storia.
Poi, nel 1969, il gesto che lo rende immediatamente riconoscibile: Baselitz inizia a dipingere soggetti capovolti. Non è una trovata visiva, ma un atto teorico radicale. Capovolgere significa interrompere il riconoscimento, impedire allo spettatore di consumare l’immagine in modo immediato. L’oggetto perde centralità, e al suo posto emerge la pittura stessa: colore, composizione, materia.
Da quel momento, guardare un quadro di Baselitz diventa un’esperienza instabile. L’occhio cerca un appiglio narrativo e non lo trova. È costretto a rimanere dentro la superficie, a fare i conti con la costruzione dell’immagine. Non si guarda più “cosa”, ma “come”. E questo spostamento, apparentemente minimo, cambia tutto.
Baselitz è stato una figura chiave del neo-espressionismo europeo, ma sempre in una posizione laterale, scomoda, irriducibile. Troppo figurativo per essere concettuale, troppo brutale per essere decorativo, troppo politico per essere neutrale. Ha continuato a lavorare fino agli ultimi anni, realizzando tele monumentali anche in condizioni fisiche difficili, rifiutando qualsiasi idea di misura o contenimento.



