Dal 22 al 30 maggio 2026, all’interno della Festa annuale all’Abbadia Nuova di Siena, prende forma la mostra Nel blu dipinto di Blu. Omaggio alla ceramica di Valter Boj (1959-2022), a cura di Carlo Pizzichini e allestita negli spazi espositivi del Parco di Santa Chiara della Nobile Contrada del Nicchio, con il sostegno dell’Associazione Arte dei Vasai, il Patrocinio del Comune di Siena, del Comune di Albisola Superiore e del Santa Maria della Scala.
Questo primo omaggio assoluto a Valter Boj dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2022, non si configura soltanto come una mostra, ma come un attraversamento: un ritorno dentro una materia che per l’artista è stata luogo di ricerca, identità e visione.
Valter Boj nasce a Nuoro nel 1959 e cresce ad Albisola Superiore, città storicamente legata alla ceramica d’arte e frequentata da importanti artisti del Novecento come Lucio Fontana, Asger Jorn e Wilfredo Lam. Qui si forma accanto ai maestri albisolesi e apre giovanissimo un proprio laboratorio, approfondendo la sua ricerca artistica attraverso alcune esperienze in Europa, in particolare a Vallauris, storica città della Costa Azzurra legata alla ceramica d’arte.
La svolta della sua ricerca arriva nel 1993 con l’opera Di che colore è il tuo cielo, dalla quale nasce il suo profondo legame con il blu cobalto, destinato a diventare il tratto distintivo della sua poetica e simbolo di mare, cielo, spiritualità, silenzio e mediterraneità. Infatti, Boj definisce se stesso un artista post-concettuale naturalista e sviluppa una ricerca incentrata proprio sul rapporto tra arte e natura, utilizzando il blu come elemento espressivo distintivo.

Il colore blu assume un’importanza centrale all’interno della mostra, creando un legame tra l’arte del grande ceramista italiano, la storia e i colori della Nobile Contrada del Nicchio e la tradizione dell’Arte dei Vasai.
Come spiega il priore Davide Losi, guida della Contrada, il blu tipico del Nicchio è frutto di una tensione continua, difficile da trattenere, instabile per definizione (non sappiamo davvero se chiamarlo “azzurro” o “blu”); è mutevole nella sua percezione e complesso nella sua realizzazione tecnica. Nella storia dell’arte, il blu è stato il colore dello sfondo, dell’oltre e dell’invisibile che sostiene il visibile. Per un lungo tempo si è fatto simbolo di eternità: non delimita uno spazio, ma lo dilata; non chiude la forma, ma la sospende in una dimensione che si sottrae al tempo, per quanto possibile.
Insieme al caratteristico blu Boj, nelle opere dell’artista ricorrono spesso le stelle in ceramica, realizzate seguendo una tecnica complessa in grado di renderle di un bianco luminoso, quasi smaltato di luce. Queste stelle, con la loro forma essenziale e il loro splendore intenso, richiamano le stelle sulla bandiera della Contrada, creando un ponte simbolico tra l’arte di Valter Boj e l’immaginario collettivo di chi vive il Nicchio. La scelta di omaggiare Valter Boj con il premio “Antica Arte dei Vasai” nasce proprio da questa profonda sintonia estetica, emotiva e culturale.

Le opere di Boj, essenziali e fortemente materiche, sono luoghi in cui il colore si concentra e si manifesta nella sua complessità. Non cercano l’effetto, ma la misura; si sottraggono al superfluo per lasciare emergere l’essenziale. Nel suo saggio dedicato alla mostra, Carlo Pizzichini sottolinea come nella ceramica, più che altrove, il blu non sia mai soltanto un colore, ma una trasformazione: il risultato di un processo alchemico, di una tensione tra materia e fuoco, tra controllo e imprevedibilità, dove ogni variazione di materia, temperatura o tempo può modificarne radicalmente l’esito, dando vita a creazioni uniche e irripetibili. Nella ricerca di Boj il blu non è mai decorazione, ma struttura, gesto e spazio. Le sue ceramiche, spesso riconducibili a una sensibilità informale, si presentano come superfici vive, attraversate da segni, colature e stratificazioni: blu profondi e quasi notturni, blu lattiginosi e velati, blu intensi, saturi e attraversati dalla luce, blu che si aprono al bianco, che si incrinano, che si addensano: il colore diventa così uno strumento per esplorare la relazione tra materia, luce e tempo.




