A Pesaro un’installazione site specific connette l’AI con le immagini archetipe

L’arte del nuovo, il nuovo per l’arte. Si potrebbe sintetizzare così l’evento che caratterizza l’estate 2024 nell’anno di Pesaro Capitale Italiana della Cultura. “Nelle regole della bellezza”, la grande mostra che resterà aperta sino al 13 ottobre 2024 curata da Marcello Smarelli in cui nuove tecnologie si uniscono ad antichi saperi.

Siamo al Centro Arti Visive nel loggiato della antica Pescheria contraddistinto da un solenne colonnato in stile gotico, nello spazio oggi protetto da grandi vetrate che consentono il dialogo con l’esterno. Ad accogliere il visitatore è “Codice Umano”, la prima delle due scenografiche installazioni in mostra firmate Numero Cromatico. Un’opera che può essere sincreticamente letta come un invito al viaggio, un percorso maestoso che poggia sulla storia umana e guarda al domani, mentre restituisce una grande tenda chiara con immagini archetipiche disegnate in nero.

Improbabili figure che rimandano alla natura, create dalla intelligenza artificiale sulla base di specifici input. Una serie di grandi ventilatori, posizionati di fronte alla fontana in pietra a conchiglione della Pescheria, che se ne sta in silenzio a guardare il futuro, provvede a far muovere le tende e consente di creare, nel contempo, una sinestesia percettiva che stimola anche il tatto e il suono.

A terra ventiquattro tavole come grandi arazzi, tessiture che consegnano una miriade di pixel di colori diversi e ospitano una serie di frasi, di parole generate dall’intelligenza artificiale, scelte fra le centinaia di elaborazioni della A.I. Come suggestive lapidi scritte a mano, i versi leggibili nell’insieme o anche in modo alternato per un inno alla vita, per un invito ad una autonoma riflessione sul presente, sul futuro.

Ed è allora che l’opera di Numero Cromatico si sostanzia e l’obiettivo della ricerca, che muove dalla interazione tra arte natura e tecnologia, prende corpo. E’ il 2011 quando un gruppo di giovani artisti e scienziati fonda Numero Cromatico, non un collettivo d’arte tout court, ma una ibrida, unica identità che avvia una ricerca in diversi ambiti disciplinari come il rapporto tra arti e neuro-scienze. Il loro terreno di indagine come specchio di una complessità che riflette la complessità del presente, abbraccia ricerca scientifica, pubblicazioni, mostre, conferenze, seminari, laboratori, performances.

L’obiettivo è quello di indagare e studiare scientificamente i meccanismi della percezione attraverso una impostazione che possa alimentare la discussione estetica intorno a queste problematiche. Sensibilità e formazioni diverse, artistiche, psicologiche e scientifiche, si sono unite per creare un laboratorio di ricerca e lavorare intorno all’idea che l’opera artistica, e quindi anche il concetto di bellezza, possa essere ricondotta a una rigorosa analisi basata sul metodo scientifico. Quella bellezza che da alcune parti è stata definita difficile per il suo carattere di variabilità che cambia nel tempo pur nella dimensione di costanti percettive trasversali.

Ad entrare in gioco sono state quindi le intuizioni e gli studi della psicologia dell’arte, dell’estetica sperimentale della neuro estetica con il proposito di indagare le connessioni tra arte e tecnologia e rispondere ad alcune domande: la scienza arriva a comprendere, misurare e interpretare cosa accade nel nostro cervello nel percepire un’opera d’arte? Come agiscono e come cambiano i meccanismi della percezione? Il giudizio sul bello è un valore assoluto o suscettibile di cambiamento?

Uno per tutti, tutti per uno, i 17 trentenni del gruppo sono sostenuti da una sorprendente coesione, giovani appassionati che ci hanno permesso di assorbire la forza di un progetto alimentato da una significativa valenza estetica nell’immaginare nuovi scenari artistici, nuovi codici esperenziali. La seconda installazione, realizzata per dialogare con il suggestivo spazio, caratterizzato da un insolito perimetro dodecagonale della seicentesca chiesa del Suffragio, ha come titolo “Noos” ad evocare il principio regolatore dell’universo e la stessa funzione della mente umana, anche nella sua dimensione spirituale. Un lavoro che affascina, trasporta in un mondo altro in una combinazione ibrida che riunisce arte visiva, letteratura e scienza ed esiti della intelligenza artificiale con l’intento di orientare ad una nuova percezione, a un diverso sguardo sul mondo.

Una gigantesca proiezione, che si sviluppa su gran parte delle pareti museali, avvolge lo spettatore come una affascinante nebulosa, un universo in cui galleggiano un mare di frasi. Di parole in movimento, versi poetici, letterari che sembrano viaggiare nello spazio in un ciclo incessante da destra verso sinistra e da sinistra verso destra, sempre elaborate dalla A.I. e sempre su specifiche richieste umane, mai riconducibili ad un significato finale.

Ed è il concetto di arte stessa e di bellezza a poter essere ricondotto ad una analisi di tipo scientifico nell’ottica di generare una nuova condizione, nuove forme di relazione tra esseri umani, natura e tecnologie. Una dimensione che induce a considerare  che tutto scorre, tutto cambia assume un nuovo volto, una nuova identità. L’arte come figlia del tempo, assume nuove connotazioni.

L’intelligenza artificiale, che affonda le sue radici in quattro secoli di ricerca sulla natura umana, ha subito una accelerazione impressionante, tanto da rendere difficile distinguerne i contorni e i possibili sviluppi. Siamo nell’era che da alcune parti è stato definita del post umano: il corpo umano non è più il tempio dell’anima, l’identità soggettiva e la mente possono essere violate, il cervello e quindi le nostre azioni e l’ arte stessa possono essere sostituite dalla tecnologia. Il lavoro di Numero Cromatico mira a dimostrare che l’AI generata dagli umani può essere governata dagli umani in alleanza con gli stessi artefici della sua origine “Esseri umani leggiamo nel rincorrersi delle parole che scorrono a sottolineare, forse a dire, che l’umano resta il perno a cui si ricollega ogni sperimentazione.

“Esistenza, terra, presenza, ricerca, equilibrio impareggiabile, proteggere, rispetto, sinfonia, tecnologia, armonia, futuro, imparare a vivere”, parole che scorrono in libertà dalla memoria futurista e che ciascuno può ri-comporre, magari fermandosi sui grandi cuscini neri adagiati sul pavimento. Ed essere trasportati, come per incanto, verso un futuro in cui non potremo essere altro che menti e corpi ibridati. “Nelle regole /della bellezza/ esistono ancora /nuove stagioni”, recita uno degli arazzi esposti nell’antico loggiato. Quando “l’arte / è una forma /di vita/continuamente/ rinnovata/ sotto ogni aspetto/ contro/ ogni/limite”.

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Cecilia Casadei
Cecilia Casadei
Nasce a Cesena la città dove vive fino all’età di 30 anni prima di trasferirsi a Pesaro. Si laurea a Bologna con 110 e lode in Pedagogia a indirizzo psicologico concentrando il suo interesse e gli studi sulla Percezione visiva, la Creatività e l’Espressività visuale. Si specializza, studia Storia dell’Arte, consegue abilitazioni per l’insegnamento di Lettere, Storia, Scienze Umane, Filosofia, la disciplina che insegnerà presso il Liceo Mamiani di Pesaro fino all’anno 2009. Oggi è Perito e Consulente d’Arte per il Tribunale di Pesaro, iscritta all’Albo nazionale dei CTU. Critico, giornalista d’arte iscritta all’Albo Ordine regionale delle Marche, collabora con Il Resto del Carlino e riviste specializzate di settore. Curatore di mostre di arte contemporanea per Rassegne d’Arte e Festival di cultura come “Le parole della montagna” Smerillo FM dall’anno 2013 al 2023 ha curato mostre di artisti internazionali come Manuel Felisi e Fabio Giampietro, oggi tra i primi acclamati interpreti italiani dell’arte del metaverso. Nominata come membro esperto dal Ministero Università e Ricerca per il CDA della prestigiosa istituzione di Alta Formazione urbinate, è stata Vice Presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Urbino dal 2011 al 2014 con la presidenza di Vittorio Sgarbi. Nel 2011 collabora alla 54esima Biennale di Venezia per la sezione “Lo stato dell’arte” curata da Vittorio Sgarbi ed è nel Comitato Scientifico della Biennale di Incisione di Campobasso diretta da Floriano De Santi, un compito ripetuto nel 2022 con la selezione di giovani artisti marchigiani e con un saggio intitolato “L’arte grafica ad Urbino: una tradizione che vive”, pubblicato nel catalogo della mostra. Membro di giuria di vari premi e rassegne d’arte come il premio Salvi Sassoferrato Ancona per cui sarà Presidente di giuria nell’anno 2016. Nel 2014 su invito della Commissione Regionale Pari Opportunità sarà in giuria per il concorso “Donne che fanno arte” patrocinato dalla Assemblea Legislativa delle Marche. Dal 2025 al 2020 è stata membro dell’Assemblea AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali. Dal 2013 all’anno 2023 ha curato mostre di arte contemporanea in dialogo con i documenti della Storia in collaborazione con l’Archivio di Stato di Pesaro e i curatori della sezione documentaria Roberto Domenichini e Sara Cambrini. Per il Premio Marche 2023 sarà curatore per la sezione tematica “Il senso degli artisti per la Natura”con esposizione al MARV di Gradara PU. Ha pubblicato, oltre a centinaia di articoli giornalistici e testi critici su cataloghi, i saggi: “Arte ed etica tra impegno e provocazione”, in D’Ignazi P. (a cura di) Declinazioni della libertà. Conversazioni filosofiche, Affinità Elettive, Ancona 2022; “L’arte tra coscienza individuale e coscienza collettiva”, in Santi R. (a cura di), “Coscienza individuale e coscienza collettiva”, Franco Angeli, Milano 2020. Ha pubblicato, inoltre, il saggio “Il senso del tempo: dall’interiorità al linguaggio dell’arte” in D’Ignazi P. (a cura di) Visioni del tempo. Conversazioni filosofiche , Affinità Elettive Ancona 2023. In corso di pubblicazione per la collana I Quaderni del Consiglio il libro: L’arte I giorni Le parole . Riflessioni al tempo del Covid.

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