2026 Throwback: si può vincere il Compasso d’Oro con un archivio. Ce lo dimostra ATM

Può un archivio aziendale raccontare una città meglio di molti monumenti?  Il XXIX Compasso d’Oro ADI, assegnato ad ATM Manifesto – Storie, viaggi e design, sembra suggerire proprio questa possibilità. 

Nel giorno del suo novantacinquesimo anniversario, ATM riceve il più importante riconoscimento italiano dedicato al design grazie a una mostra costruita intorno al proprio Archivio Storico. Una scelta che amplia il significato stesso del premio, portando al centro dell’attenzione il valore culturale della grafica, della comunicazione pubblica e della memoria visiva.

Presentata all’ADI Design Museum tra novembre 2024 e gennaio 2025, la mostra ha raccolto manifesti, fotografie, bozzetti, campagne pubblicitarie, documenti e materiali grafici che attraversano quasi un secolo di storia dell’azienda. Curato da Matteo Pirola insieme a Silvia Zeni, responsabile dell’Archivio Storico ATM, il progetto ha trasformato un patrimonio documentario in un racconto della città, mostrando come il trasporto pubblico abbia contribuito a costruire l’immaginario di Milano attraverso il linguaggio del design.

La decisione della giuria del Compasso d’Oro rivela un cambiamento significativo: per decenni il premio ha celebrato oggetti destinati alla produzione industriale, sistemi progettuali e innovazioni tecnologiche, oggi viene riconosciuto anche il lavoro di ricerca, conservazione e interpretazione che permette a un archivio di diventare uno spazio di conoscenza. La progettazione riguarda infatti anche il modo in cui una comunità organizza e restituisce la propria memoria.

I manifesti esposti raccontano molto più dell’evoluzione del trasporto pubblico; seguendo la loro successione cronologica emergono le trasformazioni del gusto grafico, i cambiamenti nella comunicazione istituzionale, l’affermazione di nuove sensibilità estetiche e il rapporto tra cittadini e spazio urbano. Ogni immagine riflette un preciso momento storico: l’espansione della città, la nascita della metropolitana, l’arrivo di nuove tecnologie, il mutare delle abitudini collettive.

L’archivio conserva migliaia di documenti concepiti per una funzione immediata: invitare a obliterare il biglietto, annunciare l’apertura di una linea, spiegare una regola di comportamento, promuovere un servizio. Con il passare del tempo quei materiali hanno acquisito un valore diverso e oggi restituiscono il modo in cui Milano ha scelto di rappresentare sé stessa, trasformandosi in una cronaca visiva della vita quotidiana.

La grafica dei servizi pubblici occupa una posizione particolare nella cultura del progetto. A differenza della pubblicità commerciale, accompagna milioni di persone senza chiedere attenzione esplicita. Cartelli, mappe, segnaletica, tipografia, colori e simboli diventano parte dell’esperienza ordinaria dello spazio urbano e proprio questa familiarità rende il loro linguaggio estremamente potente. Dopo anni di utilizzo, molti di questi elementi finiscono per essere associati alla città stessa.

Milano costituisce uno degli esempi più evidenti di questa relazione. L’identità visiva della rete metropolitana progettata negli anni Sessanta da Franco Albini, Franca Helg e Bob Noorda rappresenta ancora oggi uno dei modelli internazionali del design applicato ai servizi pubblici. Sessant’anni fa quel progetto riceveva il Compasso d’Oro per la qualità della sua concezione grafica e architettonica. Il riconoscimento assegnato oggi ad ATM crea una continuità ideale con quella stagione, spostando l’attenzione dalla progettazione dell’infrastruttura alla conservazione della sua memoria.

L’Archivio Storico assume così un ruolo che supera la semplice funzione documentaria. Diventa un laboratorio capace di collegare discipline diverse: design, storia sociale, fotografia, comunicazione visiva, urbanistica. Ogni manifesto permette di osservare l’evoluzione del linguaggio grafico italiano; ogni fotografia registra la trasformazione dello spazio pubblico; ogni documento restituisce il rapporto tra istituzioni e cittadini.

Il progetto di ATM dimostra come un archivio possa produrre nuove narrazioni senza limitarsi alla conservazione. La mostra costruisce un percorso che intreccia documenti, allestimento e ricerca curatoriale, offrendo ai visitatori gli strumenti per leggere la città attraverso dettagli spesso invisibili. Manifesti che per decenni hanno accompagnato gli spostamenti quotidiani acquisiscono una nuova profondità una volta collocati nello spazio museale.

Anche il concetto di patrimonio si amplia. Accanto ai grandi edifici, alle opere d’arte e alle architetture entrano i materiali della comunicazione ordinaria: biglietti, manifesti, fotografie, segnaletica, dépliant, campagne informative. Oggetti prodotti in grandi quantità finiscono per raccontare una comunità con una precisione sorprendente, proprio perché hanno attraversato la vita quotidiana di intere generazioni.

Il Compasso d’Oro assegnato ad ATM riconosce quindi una precisa idea di design: una disciplina che costruisce relazioni, organizza linguaggi e rende leggibile l’esperienza collettiva. Attraverso la valorizzazione dell’Archivio Storico, il progetto restituisce alla città una parte del proprio patrimonio visivo e dimostra come la memoria possa diventare materia progettuale. Ogni manifesto conserva il segno di un’epoca, ogni fotografia registra un cambiamento, ogni documento testimonia il dialogo continuo tra infrastrutture, cittadini e cultura.

In un momento storico in cui la produzione di immagini è sempre più rapida e frammentata, il premio attribuito ad ATM Manifesto – Storie, viaggi e design invita a riflettere sul valore degli archivi come strumenti di interpretazione del presente. Conservare significa anche selezionare, raccontare e attribuire significato. È proprio questo lavoro, silenzioso e paziente, ad avere ricevuto il massimo riconoscimento del design italiano.

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Alessia Luigetti
Alessia Luigetti
Alessia Luigetti (Catania, 2001) è un’artista e ricercatrice visiva con base a Milano. Si è laureata in Pittura e Arti Visive presso la NABA, dove sta concludendo la magistrale in Arti Visive e Studi Curatoriali. La sua ricerca si concentra sul rifiuto del lavoro, il riposo e l’ozio come pratiche di critica alla performatività contemporanea. Collabora con riviste e progetti indipendenti, approfondendo le connessioni tra arte, teoria critica e forme dell’abitare.

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