Street Art in piccoli borghi: l’artista urbano Exit Enter realizza quattro illustrazioni su altrettante bacheche sparse tra alcune frazioni del comune di Civitella in Val di Chiana.

Recentemente ho curato la realizzazione di quattro illustrazioni ad opera dell’artista urbano Exit Enter, su altrettante bacheche sparse tra alcune frazioni del comune di Civitella in Val di Chiana. Sono cinque anni che mi occupo della progettazione d’interventi di street art in grandi città e piccoli borghi sparsi in tutta Italia, ma è la prima volta che questo avviene in un luogo vicino a dove sono cresciuto, il monte Lignano ad Arezzo. Dapprima nella fase di studio e ricerca sul territorio, ed in seguito durante la produzione assieme all’artista, mi sono soffermato molto a pensare cosa comporti agire nello spazio pubblico di piccole comunità. Ho deciso d’inserire una parte di queste conclusioni, nel testo critico di rendicontazione finale presentato al comune sul lavoro svolto. Ringrazio Artuu per aver deciso di pubblicarlo.

C’era uno stagno vicino alla casa dove sono cresciuto. Ci vivevano grossi pesci, tante rane, molti insetti e centinaia di girini sulle sponde. Era grande, ma non troppo. Lo ricordo enorme perché quello piccolo ero io. Se dovessi descriverlo direi che era della grandezza esatta perché la pietra lanciata dalla mano di un bambino di 10 anni lo potesse scombussolare. Arrivavo di soppiatto, nella quiete di un pomeriggio estivo, portandomi dietro la pietra più grossa che riuscissi a sollevare. I pesci nuotavano e le rane cantavano quando d’improvviso “SPLASH!”, un sasso irrompeva nella scena turbandone l’equilibrio prestabilito. Ho riesumato questo ricordo dalla mia memoria, perché è questa l’immagine esatta alla quale penso ogni volta che prendo parte alla realizzazione di un intervento di arte pubblica in un piccolo borgo. Penso ad una piccola comunità come ad un ecosistema raccolto in uno stagno di campagna, con le sue consuetudini e fragili equilibri, ed immagino un intervento di street art come una pietra che ci affonda dentro, inevitabilmente destinata a modificarne e sconvolgerne il paesaggio mentre raggiunge il fondo. Con questo non voglio dire che nelle piccole realtà non andrebbero fatti interventi di street art, ma che bisogna avere una delicatezza ed accortezza in più. Bisogna entrare in punta di piedi, studiare i paesaggi, la storia e ascoltare gli autoctoni perché l’artista, una volta ultimata l’opera, se ne tornerà a casa sua, ma le persone vivranno quel murales nella loro quotidianità. Accompagnando i figli a scuola, correndo al lavoro, passeggiando con il cane, si ritroveranno a guardare un’immagine che, se non vuol essere percepita come calata dall’alto, dovrà parlare a loro e di loro.

Civitella Val di Chiana è un comune di 9000 persone divise in tredici frazioni. Gli interventi di Exit Enter si posizionano su quattro bacheche dismesse nei paesi di Tegoleto, Badia al Pino, Pieve al Toppo e Civitella ed ognuno illustra un tratto caratteristico tipico del borgo che lo ospita, sullo sfondo di un momento differente della giornata. Un babbo gioca all’ombra di un pino secolare con il figlio, nella quiete di una bella giornata di sole a Badia al Pino. In lontananza si riconoscono le case del paese e la Badia. L’intervento è situato all’ingresso della scuola media e, proprio davanti, si trova un conglomerato di case con un cortile, dove vedevamo giocare dei bambini. Crescendo e giocando davanti a quel cielo azzurro, più volte ci siamo domandati in che modo quei bambini ne sarebbero stati ispirati. In che modo abbiamo cambiato la loro percezione della strada davanti casa? Produrranno mai idee anche lontanamente ispirate da quei colori? Racconteranno ai loro figli del cielo davanti a cui giocavano?

Due cavalieri si affrontano nella luce del tramonto, alla fine di una giornata. Tra i moltissimi dettagli dello sfondo, si intravedono i guelfi senesi scappare nella piana inseguiti dai ghibellini di Arezzo. L’evento illustrato sono Le giostre del toppo, un’azione militare successa nell’estate del 1288 quando, dopo vari giorni di assedio ad Arezzo, i guelfi senesi e fiorentini decisero di rincasare, dividendo l’esercito su strade separate. Gli aretini inseguirono i senesi e li accerchiarono nella località denominata “Mugliano” presso Pieve al Toppo: “…della quale sconfitta i senesi n’ebbero grande abbassamento… e gli aretini ne montarono di grande orgoglio” da “la cronica” di G.Villani libro VII cap. CXX. L‘evento viene citato anche da Dante nel XIII canto dell’inferno quando interpella Lano da Siena, un dissipatore di ricchezze finito ad essere capitano di ventura dell’esercito senese, morto mentre si nascondeva tra i cespugli del Toppo. É stato divertente scoprire, mentre stavamo eseguendo il lavoro, che i colori della squadra del paese sono giallo e rosso, come il cielo al tramonto. Un signore che passava di lì mentre stavamo lavorando, si è messo a raccontarci vari aneddoti e storie di guerra, lamentando il fatto che nel dipinto non fossero presenti i cadaveri dei caduti. Abbiamo giustificato la scelta dicendo che stavamo rappresentando il momento immediatamente prima dello scoppio dello scontro, esattamente come il tramonto è il momento immediatamente prima della fine di una giornata e l’inizio della notte e poi lo avrebbero visto anche molti bambini che giocavano nella vicina piazza. La sua risposta è stata tanto semplice quanto efficace: ”Si, ma la guerra è brutta e fa morti, altrimenti che guerra è?”

Il bandito Gnicche canta ubriaco alla luna in un cielo notturno, dalla cima della torre dove fu arrestato la notte del 14 marzo 1871. Tre carabinieri, insospettiti da un insolito odore di fegatelli, piatto troppo prelibato per una famiglia contadina, entrarono in una casa colonica di Tegoleto e vi scovarono il celebre bandito aretino in compagnia dei suoi complici. Il brigante campagnolo lottò ferocemente riuscendo perfino a scappare alla cattura, staccando a morsi due dita ad un carabiniere, ma uno scivolone gli fu fatale. Venne raggiunto alla schiena da una pallottola ed esclamò alla guardia che era riuscita a prenderlo: “Bravo! Hai tirato bene…!”. E morì. Perchè un bandito è diventato tanto celebre, al punto di essere leggenda? È quel lato irriverente e disobbediente che ci seduce, per questo Exit Enter ha voluto associare la storia di Gnicche ad una notte tenebrosa ma affascinante al tempo stesso, perché la notte porta consiglio, ma fa anche emergere i lati più oscuri, folli e nascosti delle persone. Nel pannello accanto all’intervento abbiamo trascritto i primi versi di una canzone popolare, tramandata per oltre 150 anni, che narra la storia di Federigo Bobini detto Gnicche: “Federigo Bobin, da piccolino – appena principiava a camminare – di campagnolo si fé cittadino – e il padre dentro Arezzo andiede a stare – Questo ragazzo fa come lo spino – che nasce aguzzo perché vuol bucare – porta in tasca un coltello a cricche – per soprannome fu chiamato Gnicche…”

Quello di Civitella è stato l’intervento più difficile da un punto di vista simbolico. Abbiamo studiato e letto libri nelle settimane prima di arrivare ed inizialmente volevamo parlare dell’eccidio di Civitella, avvenuto il 29 Giugno 1944 ad opera della divisione Hermann Goering, durante la quale furono assassinate 244 persone, di cui 177 nella sola Civitella. Visitando il paese, la sensazione è stata quella che non si fosse mai completamente ripreso dall’accaduto e che ancora si portasse dietro profonde ferite divisive. A distanza di 76 anni Civitella è quasi disabitata, conta appena 90 abitanti molti dei quali anziani. Non ci sono molte attività e le persone si raccolgono attorno al circolo o nella piazza. Abbiamo conosciuto Martina, l’unica ventenne che abita in paese e scambiato parola con alcuni anziani che sono passati a trovarci durante il lavoro. Approfondendo la conoscenza del luogo e cogliendo le sfumature della vita che scorreva a Civitella, abbiamo scelto di non realizzare un memoriale, ma di spostare l’attenzione del dipinto su di un messaggio positivo, che ponesse al centro di tutto un’idea di rinascita, di trasmissione della memoria e di speranza in una vita nuova. Un nonno porta in braccio il nipote, lo tende verso un albero con rami ricolmi di germogli primaverili. L’alba fa da sfondo alla scena, salutando la nascita di un nuovo giorno ed augurando a Civitella di poter tornare alla vivacità e vitalità che gli fu bruscamente portata via in quel Giugno ‘44.

 

CONTATTI:

Matteo Bidini

Exit Enter (profilo dedicato al progetto cieli)