L’arte come strumento per affrontare la sfida più bastarda che la vita possa riservare: il cancro. Le opere di Gary Bunt sono un commovente racconto del rapporto tra cane e padrone.

Gary Bunt: questo nome vi dirà poco, nulla probabilmente. Decenni spesi per la musica, per il rock&roll. Pochi, piccoli e trascurabili successi come musicista. Ma troppi eccessi. Alcool, droghe, e tante notti in bianco. Giovanissimo, a 30 anni, Gary appende la chitarra al chiodo, adottando uno stile di vita meno estremo, non riuscendo a rinunciare però al vizio del fumo. Passa qualche anno, e superata la soglia dei 40, arriva la notizia shock. Quella che nessuno, mai, vorrebbe ricevere: tumore. Alla laringe.

 

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Gary Bunt è una di quelle persone che oggi afferma che il tumore sia stata un’opportunità. Non è poi così raro, sentirlo affermare da chi sta o ha affrontato questa terribile sfida. Nel caso specifico Gary trovò nel cancro stesso uno strumento per vedere sotto una luce diversa la propria esistenza. L’arte piombò di nuovo nella sua esistenza, dentro alle lunghe e faticose giornate di degenza. Le sue delicate opere pittoriche ci trasportano nello stato d’animo malinconico ma quieto del Gary malato, dove con grandissima frequenza compare un cagnolino, fedele compagno.

 

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“Mi sono dipinto come un vecchio perché pensavo che non sarei sopravvissuto fino alla vecchiaia (…) Il vecchio potrebbe essere il padre o il nonno di qualcuno. Il cane – beh, è la stessa relazione, un uomo e il suo cane, che trovo in Cristo, o Dio e suo figlio, io e Cristo.” Gary Bunt

Le tante tele con protagonisti l’immaginario, anziano Gary Bunt e il suo cane, sono un commovente spaccato su questo incredibile rapporto. Chi ha un cane, può capire. Oggi Gary, che è guarito e sta bene, è diventato una vera guida di arte terapia, e con il suo operato aiuto costantemente tantissime persone che stanno affrontando la sfida più bastarda che ci possa essere riservata.

 

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