Ripartire dall’arte pubblica per sentirsi ancora parte della stessa collettività: alcune proposte per il futuro.

“Che ne sarà di noi?” questa è la domanda che ogni giorno continuiamo a farci a causa dell’incertezza che attanaglia le nostre vite e il nostro futuro. Non sappiamo se potremo mantenere le nostre abitudini, come cambieranno le relazioni e il nostro modo di approcciarsi alla quotidianità. Parlare di arte pubblica in questo periodo è sicuramente azzardato. Ciò nonostante pensiamo che sia utile da subito riflettere su come l’arte possa, in tempi giusti e migliori, fungere da collante sociale e da mezzo per ristabilire il contatto e la cooperazione con le persone. Crediamo che attraverso l’arte pubblica si possa ripartire, non in termini economici ma sociali e interpersonali, poiché questa tipologia di arte non mette solamente a disposizione di tutti un’opera, ma unisce l’intera comunità attorno ad essa determinando un senso di appartenenza, collaborazione e coesione sociale, sentimenti che oggi, ma anche domani, saranno necessari per rialzarsi. Per questo vogliamo raccontarvi alcuni progetti che si sono dimostrati particolarmente efficaci per aiutare le persone a ristabilire un legame impegnandosi in un obiettivo comune.

 

Dominoes 

Chi da bambino non si è divertito a posizionare le tessere del domino in fila per poi, al semplice tocco della prima, vederle cadere tutte in sequenza? La Station House Opera, compagnia di artisti britannica, ha preso ispirazione da questo gioco, per creare una mega installazione che riproduce il domino e le sue regole, sconvolgendone le proporzioni. L’artista, insieme a collaboratori – abitanti del luogo ha posizionato migliaia di tessere di formato 60×20 cm in tutta la città, a partire da Londra, intrecciando luoghi pubblici e privati, in attesa di farle cadere a “effetto domino”, come nel gioco. Il progetto, dopo Londra, è stato portato in altre numerose città, come Copenaghen, Melbourne, Bordeaux. L’opera è stata realizzata grazie all’aiuto di centinaia di volontari che hanno permesso la costruzione e il mantenimento della struttura intatta in attesa del crollo “programmato”.

The Fleeting City

Bertrand Russell disse che “l’unica cosa che può riscattare l’umanità è la cooperazione”. Oliviere Grossetête, artista francese specializzato in enormi costruzioni di cartone, ha utilizzato proprio il principio della cooperazione per unire e cementare la comunità. The Fleeting City cerca di abbattere i tradizionali simboli di potere nella città, stabilire nuovi codici e riunire le persone in un progetto aperto e utopico in cui possano sognare una nuova città. Le sue opere sono città a grandezza naturale fatte di cartone che prendono vita grazie all’energia collettiva dei residenti. Ogni suo progetto è composto da tre parti: la pre-costruzione, in cui prepara, insieme agli abitanti, i vari elementi; la costruzione dove vengono assemblate le varie parti; distruzione, dove l’artista e i suoi aiutanti abbattono completamente l’opera – Oliviere la definisce la vera parte divertente! Oliviere Grossetête descrive così lo scopo del progetto: ” The Fleeting City offre agli abitanti di una città l’opportunità di riunirsi per costruire un edificio insolito, effimero e inutile per vivere un evento artistico in cui tutti i partecipanti trovano il loro giusto posto”.

 Dispatchwork

Jan Vormann ripara i muri disgregati e compromessi delle città con l’utilizzo di mattoncino Lego. Dal 2007, infatti, l’artista aggiusta edifici di tutto il mondo, compresa la Muraglia Cinese dando un nuovo volto alle città, divertente e colorato. Sul sito del progetto, l’artista ha creato una mappa in cui è possibile vedere la geolocalizzazione di tutte le sue opere che, solo in Italia, sono più di quindici. Dopo aver personalmente realizzato l’intervento, l’artista consegna la propria opera nelle mani della comunità che deciderà se preservarla, mantenendola intatta, o se invece prendere i singoli mattoncini e utilizzarli per giocare o conservarli per ricordo. Inoltre l’artista invita i residenti a continuare il progetto in altri luoghi della città e, come racconta in un’intervista a NBCNews, “dozzine di organizzazioni, fondazioni e sconosciuti mi hanno già inviato foto delle loro riparazioni, che ora sono diventate un’ampia parte dell’installazione artistica”.