Celebriamo il 10 maggio attraverso 6 opere d’arte contemporanea che hanno raccontato il rapporto madre-figlio.

La mamma è sempre la mamma, e su questo c’è poco da dire! Pittori, scultori e fotografi hanno da sempre celebrato le proprie madri, mettendo in risalto il loro intimo rapporto e raccontando il lato più amorevole della figura femminile. Essere madri significa coraggio, significa donare, insegnare, ma soprattutto non negarsi mai all’affetto. Festeggiamo le nostre mamme raccontando 6 opere d’arte contemporanea che hanno esaltato il legame madre-figlio. 

 

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The grave of James Ensor guarded by Maman by Louise Bourgeois, Beaufort, 2006 🕷 The spider first appears in Bourgeois’s work in the 1940s, and had explicit, positive associations for the artist, who saw the spider as a symbol of her mother. Bourgeois is explicit about this connection: “The Spider is an ode to my mother. She was my best friend. Like a spider, my mother was a weaver. . . Like spiders, my mother was very clever. Spiders are friendly presences that eat mosquitoes. We know that mosquitoes spread diseases and are therefore unwanted. So, spiders are helpful and protective, just like my mother.” Bourgeois made spiders in a wide variety of media and ranging in size from a four-inch brooch to Maman, a sculpture over 30-foot-tall, which includes a sack containing 17 gray and white marble eggs, and is so large that it can only be installed outdoors. Though the earliest examples of spiders in Bourgeois’s work are found in two drawings from 1947, she focused on the theme most consistently in the 1990s, at the end of her life, when she was no doubt consumed with memories of her mother and her childhood. #earthpleasures via @puttingcase 🦎

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Louise Bourgeois – Maman                                                

Scultrice francese classe 1911, nonché una delle artiste donna più celebri dello scorso secolo, Louise Bourgeois ha sempre affrontato temi a carattere sociale attraverso un approccio creativo e decisamente sperimentale. Nel 1999 realizza “Maman”, un’ enorme statua a forma di ragno (uno spettacolo sconsigliato a chi soffre di aracnofobia!) che omaggia la maternità. Emblema del senso di protezione di una madre verso i propri figli, l’enorme creatura d’acciaio contiene delle uova di marmo capaci di trasformare la sconcertante paura nei confronti dell’animale in un sentimento di devozione. Le lunghe zampe dell’insetto, tra le quali i fruitori possono camminare, donano alla scultura un senso di elegante fragilità, un rimando alla sensibilità femminile. La scelta del ragno come simbolo materno è riconducibile al mestiere della tessitura, che unisce l’animale ai ricordi d’infanzia dell’artista.

 

Damien Hirst – The Virgin Mother

Abbiamo parlato più volte dell’irriverente artista inglese capace di conquistare la scena contemporanea. Damien Hirst nel 2005 realizza “The Virgin Mother”, un omaggio profondamente personale al tema della maternità. La scultura in bronzo, alta più di 10 metri, raffigura una giovane donna incinta in una posa elegante, che ricorda vagamente le danzatrici di Degas. Hirst però ci mette del suo, e nega l’apparente eleganza formale mettendo in mostra l’interno del “corpo-macchina”. La pelle della donna sembra ritirarsi verso gli arti, mostrando una creatura accovacciata, simile ad un feto, all’interno della pancia materna. La gravidanza, l’attesa di mettere al mondo una nuova vita viene dunque sacralizzata in questa opera di Hirst, che rappresenta una chiara iconografia della Madonna del Parto.

David Hockney, My Mother Sleeping,1982. Via Christies.com

David Hockney – My Mother

E come non citare il nostro amato David Hockney! Forse non tutti sanno che l’artista ebbe un legame molto speciale con la propria madre Laura Hockney, che lo supportò sempre nella sua carriera di artista. Nonostante sia celebre in tutto il mondo per i propri dipinti, Hockney è stato un grande appassionato e sperimentatore del mezzo fotografico. Nei primi anni ’80 il pioniere della Pop Art inglese ha realizzato “My mother”, una serie di 20 photocollage che costituiscono un vero omaggio alla propria mamma. Uniti in una griglia come tasselli di un mosaico, i diversi ritagli di fotografie e polaroid assumono senso nella composizione della figura definitiva. Il risultato è un’immagine bidimensionale, dove l’essenza di Laura Hockney viene indagata in tutte le sue rappresentazioni più intime.

 


Banksy – Don’t forget your scarf dear

Un omaggio al ruolo materno non poteva mancare da parte dello street artist più famoso del mondo: Bansky. Sempre ironico e politicamente scorretto, l’artista non nega l’approccio sociale neanche in questa occasione. In “Don’t forget your scarf dear” vediamo (con stupore) una madre assolutamente borghese alzare la sciarpa del proprio figlio punk e anarchico, come a voler constatare che l’amore materno supera qualsiasi confine ideologico, di appartenenza sociale e di scelta di vita. Apparsa per la prima volta nella mostra “Banksy versus Bristol Museum”, tenutasi al Bristol Museum nell’estate del 2009, l’opera è stata successivamente riprodotta nelle strade di diverse città.

 

 

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“I am working with nylon mesh because it relates to the elasticity of the human body… . From tender, tight beginnings to sagging… The body can only stand so much push and pull until it gives way, never to resume its original shape,” explains Senga Nengudi. “R.S.V.P. Reverie–“B” Suite” is part of the artist’s seminal R.S.V.P series and is on view now at the ICA. Nengudi is also part of “We Wanted a Revolution: Black Radical Women, 1965–85,” a historic group exhibition that was organized by the Brooklyn Museum and will travel to the ICA in summer 2018. . . . . #ICAboston #ICAcollection #senganengudi #RSVP #reverie #bsuite #contemporaryart #boston #bosarts #sculpture #installation #nylons #humanbody #corporal #art #shape #seminal #dancer #choreographer # Senga Nengudi, R.S.V.P. Reverie–“B” Suite, 1977/2011. Sculpture, nylon mesh, sand, and pole. 60 × 48 × 48 inches (152.4 × 121.9 × 121.9 cm).

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Senga Nengudi – R.S.V.P.    

Membro attivo dell’avanguardia newyorkese degli anni ’70, l’artista Senga Nengudi porta nelle sue opere temi quali femminismo e diversità razziale, plasmandoli attraverso sinuosi materiali naturali e sintetici. Nella serie “R.S.V.P.” la donna utilizza dei collant precedentemente indossati e consumati, annodati e riempiti di sabbia, per dar vita a forme scultoree sinuose e seducenti. Queste opere nascono da una riflessione personale riguardo il mutamento del corpo dell’artista stessa durante la gravidanza. I collant, con le loro protuberanze, evocano infatti l’elasticità della pelle e la capacità della psiche femminile di affrontare ogni resistenza, fisica e mentale.

Judy Chicago, The Birth Project, 1980 | via Artribune.com

Judy Chicago – Birth project

Una vera celebrazione della nascita in tutti i suoi aspetti da parte di Judy Chicago, artista e femminista statunitense. “Birth project” si rivela come un’opera capace di unire l’arte della pittura a quella del ricamo. A questo progetto, che va dal 1980 al 1985, parteciparono 150 donne provenienti da tutto il mondo, che si unirono per ricamare i disegni fatti dall’artista riguardanti il tema del parto. Il risultato è stata un’indagine visiva sulla fecondità femminile, capace di unire la storia culturale e religiosa della collettività al racconto individuale che ogni donna porta con sé. Anche in quest’opera Judy Chicago ha sfidato lo status quo e i luoghi comuni relativi al ruolo materno della figura femminile per omaggiare la vita in tutta la sua essenza.