“Game Changer” è l’ultima opera di Banksy che omaggia medici e infermieri proclamandoli i nuovi “supereroi”. Ecco una riflessione e una possibile interpretazione.

Banksy torna all’attacco. Lo fa con un’opera pubblicata sul profilo instagram ed in seguito esposta nel pronto soccorso di un ospedale di Southampton. Il titolo del quadro è “Game Changer”, un divertente gioco di parole che può avere più significati come “Cambio di gioco”, ma anche “Svolta” oppure “Elemento rivoluzionario”.

 

 

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. . Game Changer

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Non voglio stare qui ad annoiarvi con cose che già sapete, mi interessa porre l’attenzione su un’altra questione. Appena ho visto l’immagine comparire nel total scroll del mio schermo, mi sono soffermato a guardarla per un po’ perché qualcosa non quadrava. Avete avuto tutti modo di vederla. D’altronde, ogni volta che il Giamburrasca di Bristol ne combina una delle sue, tutti i media e profili social immediatamente impazzano rimbalzando le sue immagini da un angolo all’altro dell’internet. Un bambino gioca con il pupazzo di un’infermiera che indossa il mantello da supereroe. La posa del giocattolo è quella di Superman in volo. Fino a qui tutto semplice, è abbastanza evidente che l’artista voglia elogiare medici ed infermiere che, in questo preciso momento storico, sono in prima linea a combattere la guerra contro il Coronavirus. Media e politica li equiparano continuamente a dei soldati al fronte o, meglio ancora, a dei supereroi. Quindi niente di nuovo, o che non abbiamo già sentito più e più volte in queste settimane. La cosa che però attira veramente la mia attenzione è il cestino accanto al bambino, dove si trovano altri due pupazzi di Batman e Spiderman. I due supereroi sono messi da parte, sporgendo tra le cartacce dei rifiuti, ormai dimenticati. La domanda che mi sorge spontanea è: “Perché? Che bisogno c’era di aggiungere quell’elemento? Il messaggio era già chiarissimo anche senza il cestino, quindi perché prendersi la briga di metterlo là?”. Provate a guardare l’immagine senza cestino e ditemi se non c’era già tutto?

Pensandoci un po’ lo trovo addirittura offensivo. Equiparare il ruolo che ricoprono migliaia di persone nel settore sanitario a personaggi di fantasia, che nemmeno esistono nel mondo reale. Non credete anche voi? E se il banalissimo messaggio di Banksy non fosse affatto banale? Proviamo, solo per un momento, a spostare l’attenzione e a pensare che, forse, il soggetto di quest’opera non siano affatto i medici ed infermieri supereroi, ma la propaganda mediatica e politica che ci ripete questo mantra da più di due mesi. Per un momento mettiamo in dubbio il fatto che Banksy abbia semplicemente voluto cavalcare l’onda, come altri colleghi hanno già abbondantemente fatto sui muri di mezzo mondo. Presupponiamo che abbia invece voluto lanciare una critica ironica ad una retorica pericolosa, che oggi esalta il personale sanitario ma domani lo getterà nuovamente nel cestino dal quale lo ha preso ieri, per tornare a riempirci gli occhi con supereroi colorati.

Il ragionamento non stona mica tanto sai? Alla fin fine in passato sono stati molti gli interventi di Banksy che hanno dimostrato di avere molteplici livelli di lettura, andando ben oltre alla banale scorza. Forse è sempre meno esplicito e un po’ più raffinato? La street art, inizialmente, ha avuto l’enorme merito di tagliare fuori dal circuito tutti quanti: critici, curatori, gallerie, musei, per riportare l’arte direttamente alle persone in strada, senza spiegazioni prêt-à-porter, biglietti da pagare o cordoni di sicurezza. Forse però ha fallito. Forse il pubblico la vuole solo quando è tanto semplice e banalmente didascalica, consumabile in 2 nanosecondi. Se la street art richiedesse 1 minuto di attenzione e di ragionamento in più, le persone glielo concederebbero? La risposta credo che la conosciamo tutti.

Ma sapete che vi dico? Che me ne frega di fare l’avvocato di quel diavolaccio. In questi mesi abbiamo elevato ad opera d’arte talmente tanta “Street Art in Mascherina” che una in più o in meno non farà nessuna differenza. Quindi va bene così. Magari sono solo mie fantasie, errori di valutazione che nulla hanno a che fare con l’opera dell’ormai troppo celebre artista inglese. Banksy è banale. Banksy cavalca l’onda dell’epidemia. Banksy si è svenduto al mercato. Abbasso Banksy.

Concludo con l’unica nota positiva di tutta questa faccenda, il fantastico meme creato dalla pagina instagram @makeitalianartgreatagain. Adoro quel ragazzo.

 

 

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#banksy

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