Dalla rielaborazione di antiche tradizioni orientali alla rappresentazione dell’uomo contemporaneo: 5 artisti che hanno innovato il concetto di crepa nell’arte.

La crepa è un concetto decisamente anti-moderno. La modernità è veloce, istantanea, fluida, e se un oggetto si rovina viene gettato via. Non si ha tempo di riparare la crepa, figuriamoci per elogiarla. Nell’arte contemporanea, dove tutto è possibile, troviamo invece artisti che fanno della crepa l’elemento principale delle proprie opere.

Yeesookyung, Translated Vase via saatchigallery.com

 

Yee Sookyung: traendo ispirazione dal Kintsugi (l’arte di riparare con l’oro) realizza delle sculture che, dell’antica pratica giapponese, mantengono la valorizzazione delle crepe con polveri preziose, modificando però tutto il resto. Le crepe che lei ripara in Translated Vase, infatti, non sono quelle di un unico vaso ma di decine di ceramiche differenti che unisce in un’opera complessa, facendo coesistere materiali differenti e  elogiando così la bellezza della diversità.

 

 

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Starting off 2019 in Detroit with a new Sidewalk Kintsukuroi installation in the lobby of the @waynestate Old Main building. #goldenrepair

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Rachel Sussman: anche in lei troviamo l’utilizzo della polvere d’oro per riparare le crepe, ma questa volta non quelle di oggetti in ceramica. Un antico vaso può sembrare qualcosa di lontano da noi; meglio riparare ciò che è costantemente sotto i nostri occhi. Così l’artista, in Sidewalk Kintsukuroi, decide di riempire d’oro le crepe dell’asfalto, dando un nuovo sguardo a luoghi che, assuefatti dalla quotidianità, non notiamo più.

Alberto Burri, Grande Cretto. Photo Aurelio Amendola via artribune.com

Alberto Burri: è il 1968 quando un violento terremoto colpisce la città di Gibellina, in provincia di Trapani, causando numerosi morti e radendo al suolo un’intera comunità. Proprio sui detriti di questa tragedia Alberto Burri realizza il Grande Cretto, un’opera composta da macerie e cemento, che mantengono però intatta la struttura della città e le sue vie. Burri dà un nuovo volto al terribile evento, non cancellandolo ma valorizzandolo. Le crepe, che tempestano interamente l’opera, non sono solamente quelle nel cemento, ma servono a ricordare le ferite di un’intera comunità distrutta in pochi secondi.

 

Igor Mitoraj: realizza monumentali sculture classiche, decisamente diverse però da quelle riportate sui libri di storia. Si riconosce la solennità dei personaggi rappresentati, la postura di una civiltà lontana, ma un elemento li riporta all’attualità, rendendoli contemporanei: la crepa. Le sue sculture infatti, come ha raccontato a Repubblica, rappresentano “l’uomo contemporaneo, le sue fratture, la sua perdita d’identità, i drammi quotidiani che ci circondano”.

 

Paige Bradley: anche le sue crepe sono come ferite su un corpo, ma questa volta è quello di una giovane donna in meditazione. E come le crepe di un vaso ne fanno fuoriuscire il contenuto, così anche quelle dell’artista mostrano ciò che la scultura ha dentro di sé: luce. Expansion diventa così un elogio alla crepa, senza la quale la luce è destinata a restare nascosta.